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andre89lost
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domenica 15 aprile 2012
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sopravvalutato
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Musiche molto forti, e attori bravissimi.
Ma cos'è che non va? Non va il fatto che il film, a mio giudizio, non abbia una trama. E' un miscuglio di idee folli di una coppia folle. Tutto qui. Lungo e noioso a dismisura, poteva durare benissimo una mezzora in meno. Purtroppo non mi ha mai convinto. Un film incompiuto, salvato solo dalla bravura di Deep e dalle (continue e spesso ridondanti) musiche da brivido. Il resto è solo un lungo sbadiglio.
Voto: 6
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raul duke
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domenica 4 marzo 2012
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tim burton:il diabolico regista gotico
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Non esiste regista che sia in grado di ricreare le atmosfere della londra vittoriana in chiave gotica e in generale di produrre film con la stessa originalità e freschezza di Tim Burton.Questo film,trattato sotto forma di musical,poteva risultare non riuscito o mal affrontato se fosse caduto nelle mani di qualsiasi altro regista,ma il californiano regista vincitore del leone d'oro alla carriera ne ha fatto un piccolo capolavoro,in grado di commuovere,disgustare,atterrire e intrigare allo stesso tempo.la scenografia do dante ferretti e le splendide musiche(se pur senza l'apporto del sempre ottimo danny elfman) fanno il resto,rendendo questo film assolutamente imperdibile.
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Non esiste regista che sia in grado di ricreare le atmosfere della londra vittoriana in chiave gotica e in generale di produrre film con la stessa originalità e freschezza di Tim Burton.Questo film,trattato sotto forma di musical,poteva risultare non riuscito o mal affrontato se fosse caduto nelle mani di qualsiasi altro regista,ma il californiano regista vincitore del leone d'oro alla carriera ne ha fatto un piccolo capolavoro,in grado di commuovere,disgustare,atterrire e intrigare allo stesso tempo.la scenografia do dante ferretti e le splendide musiche(se pur senza l'apporto del sempre ottimo danny elfman) fanno il resto,rendendo questo film assolutamente imperdibile.
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ultimoboyscout
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giovedì 1 marzo 2012
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peccato sia un musical!
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Sweeney Todd come il più moderno Dexter, protagonista dell'omonima, fortunatissima serie TV. Infatti il barbiere uccideva persone (si dice oltre 150!) dalla moralità assai dubbia per poi farli scivolare nel negozio sottostante, dove sarebbero divenuti invitantissimi pasticci di carne...umana! Depp somiglia a Robert Smith ma è perfetto e da al suo personaggio il giusto taglio gothic-dark, mentre solo una mente come quella di Tim Burton poteva costruire un musical così macabro zampillante di sangue, con venature horror e dal sapore fortemente teatrale. La pecca sta proprio nel fatto che sia cantato: fosse stato un film o un cartoon avrebbe colpito molto di più, sarebbe stato molto più facile da seguire e capire, colpa anche di effetti digitali non del tutto riusciti e di un'esagerazione di splatter, soprattutto nella seconda parte, priva di stile che non si addice di certo al regista.
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Sweeney Todd come il più moderno Dexter, protagonista dell'omonima, fortunatissima serie TV. Infatti il barbiere uccideva persone (si dice oltre 150!) dalla moralità assai dubbia per poi farli scivolare nel negozio sottostante, dove sarebbero divenuti invitantissimi pasticci di carne...umana! Depp somiglia a Robert Smith ma è perfetto e da al suo personaggio il giusto taglio gothic-dark, mentre solo una mente come quella di Tim Burton poteva costruire un musical così macabro zampillante di sangue, con venature horror e dal sapore fortemente teatrale. La pecca sta proprio nel fatto che sia cantato: fosse stato un film o un cartoon avrebbe colpito molto di più, sarebbe stato molto più facile da seguire e capire, colpa anche di effetti digitali non del tutto riusciti e di un'esagerazione di splatter, soprattutto nella seconda parte, priva di stile che non si addice di certo al regista. Il nero prende il sopravvento, i personaggi lottano contro la società per avere vendetta e le tinte sono forti: il tutto per rappresentare con forza e impatto visivo una metafora sociale, quella delle classi deboli che si rivoltano contro i ricchi e i loro abusi, utilizzando una giustizia sommaria e terrena. E' il film più cupo e tetro di Burton, in cui si trovano tutte le sue più "care" ossessioni e tematiche dei precedenti film, dalla corruzione alla morte, passando per la satira sociale. Ma il grande merito di Burton è quello di passare da un genere all'altro mantenendo un target di qualità alto, senza sminuire, modificare o contaminare il suo cinema. E come ogni fiaba che si rispetti, ecco la strega: Helena Bonham Carter la interpreta alla perfezione, perfida e mostruosa, sotto ogni punto di vista. Unica differenza rispetto al passato è che i personaggi di Burton hanno sempre cercato e scelto la via del bene per rifarsi dei soprusi, Todd e Miss Lovett invece il bene lo annientano, lo soffocano, dimostrando che in questo (atipico) musical per il bene di spazio non ce n'è.
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francesco2
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martedì 27 dicembre 2011
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qualche considerazione
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Burton è un poeta del cinema, che meglio farebbe a non essere "poetico" quando vuole fare cantare i suoi personaggi, senza quelle sfumature (Sic!) di grottesco-dark che emergeranno successivamente; o inventa storie d'amore riuscite a metà, senza naturalmente diventare per questo stucchevole o sdolcinato; o disegna personaggi poco "suoi", o semplicemente poco credibili. Come il giudice, che acquisirà sprazzi di umanità solo nel duetto canoro, o sua figlia, ancora meno credibile di lui. Tuttavia questo "barbiere", più di quanto (non) possa apparire, è una figura estremamente burtoniana,forse più del film in sé e per sé, nell'essere il più sensibile degli uomini che sfoga una grande insensibilità: quando si erge a giudice-carnefice, ferito però a morte dalle ingiustizie subite.
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Burton è un poeta del cinema, che meglio farebbe a non essere "poetico" quando vuole fare cantare i suoi personaggi, senza quelle sfumature (Sic!) di grottesco-dark che emergeranno successivamente; o inventa storie d'amore riuscite a metà, senza naturalmente diventare per questo stucchevole o sdolcinato; o disegna personaggi poco "suoi", o semplicemente poco credibili. Come il giudice, che acquisirà sprazzi di umanità solo nel duetto canoro, o sua figlia, ancora meno credibile di lui. Tuttavia questo "barbiere", più di quanto (non) possa apparire, è una figura estremamente burtoniana,forse più del film in sé e per sé, nell'essere il più sensibile degli uomini che sfoga una grande insensibilità: quando si erge a giudice-carnefice, ferito però a morte dalle ingiustizie subite.
Nel non volere colpire chi forse, o probabilmente, se lo "meriterebbe"(!!) di più notiamo, forse, quanta sensibilità ci sia nel suo atteggiamento di sanguinario. Ma dei momenti veramente validi, quelli sì, il film ce li regala nel duetto canoro con la Bonham-Carter. Burton non giudica chi farà delle scelte insolite, tutt'altro: forse, vuole mostrarci che nel macabro mondo che li (ci?) circonda, questa strana coppia non sia molto più macabra di tutto il "resto".
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valis.91
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sabato 24 dicembre 2011
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musical e tim burton? oh yes!
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La trasposizione cinematografica del musical di Broadway di Sonheim non poteva che essere affidata a Tim Burton, il quale riesce a portare sullo schermo un ottimo film con interpreti quasi sempre azzeccati: il duo Deep-Bonham Carter, ormai assodati da tempo nella scuderia del regista, stupiscono soprattutto per le doti canore più che per la maestria della parte; buona anche l'interpretazione di Alan Rickman e Timothy Spall nel ruolo rispettivamente del perfido giudice Turpin e il meschino commesso Bamford mentre, a mio parere, rimangono incolori i protagonisti della sottotrama amorosa Jamie Bower e Jayne Wisener.
Burton dà il meglio di sè anche nella scenografia in cui può sbizzarrire la predilezione per il gotico, ambientando la vicenda in una cupa Londra vittoriana che rispecchia di fatto la trama a tinte fosche del film e nel riadattamento della colonna sonora, memorabile per pezzi come "The worst pies in London" e "Little Priest".
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La trasposizione cinematografica del musical di Broadway di Sonheim non poteva che essere affidata a Tim Burton, il quale riesce a portare sullo schermo un ottimo film con interpreti quasi sempre azzeccati: il duo Deep-Bonham Carter, ormai assodati da tempo nella scuderia del regista, stupiscono soprattutto per le doti canore più che per la maestria della parte; buona anche l'interpretazione di Alan Rickman e Timothy Spall nel ruolo rispettivamente del perfido giudice Turpin e il meschino commesso Bamford mentre, a mio parere, rimangono incolori i protagonisti della sottotrama amorosa Jamie Bower e Jayne Wisener.
Burton dà il meglio di sè anche nella scenografia in cui può sbizzarrire la predilezione per il gotico, ambientando la vicenda in una cupa Londra vittoriana che rispecchia di fatto la trama a tinte fosche del film e nel riadattamento della colonna sonora, memorabile per pezzi come "The worst pies in London" e "Little Priest". In effetti, in quanto horror-musical, poteva esser sfruttata meglio la carica orrorifica, decisamente sottotono rispetto alla cura riservata alle musiche, ma forse è stato meglio così. Quattro stelle decisamente meritate!
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metalsoldier
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venerdì 18 novembre 2011
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uno splatter-musical
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Il livello cinematografico è alto e poi c'è un elemento che è sempre più raro..l'originalità!
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peppe97
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sabato 5 novembre 2011
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una pellicola "malvagia ma accativante"
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Una pellicola con tante caratteristiche, positive e negative: da un lato vi è un film nobile, storico e misterioso: dall'altro, invece, un pellicola cruenta, spietata e quasi orribile. Tim Burton per primo si è detto sorpreso sia dal film, sia dalle interpretazioni musicali del suo cast: mai visto Johnny Depp cantare, e in quella splendida maniera. In fin dei conti, il film in alcune scene diventa un vero e proprio musical molto interessante. Da gustarsi con gli occhi!
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time_traveler
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martedì 1 novembre 2011
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teatro e cinema si fondono in un'unica sagoma
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Benjamin Barker viene ingiustamente condannato dal corrotto Giudice Turpin ai lavori forzati in Australia. Tornato a Londra, dopo 15 anni d'assenza, Barker è solo l'ombra di sé stesso: medita vendetta, e, disposto a tutto pur di averla, comincia ad uccidere senza alcun rimorso le sue vittime. La sua copertura è una bottega dove egli esercita la professione di barbiere, con la complicità di Mrs Lovett, una malefica e trasandata vedova. Una pellicola da cui traspare tutto lo stile "burtoniano": ambienti cupi, essenziali, in un chiaro stile che richiama al gotico, personaggi strambi e con un lato oscuro perennemente celato. L'idea di portare sul grande schermo un musical è geniale, tanto da confondersi in un'unica sagoma.
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Benjamin Barker viene ingiustamente condannato dal corrotto Giudice Turpin ai lavori forzati in Australia. Tornato a Londra, dopo 15 anni d'assenza, Barker è solo l'ombra di sé stesso: medita vendetta, e, disposto a tutto pur di averla, comincia ad uccidere senza alcun rimorso le sue vittime. La sua copertura è una bottega dove egli esercita la professione di barbiere, con la complicità di Mrs Lovett, una malefica e trasandata vedova. Una pellicola da cui traspare tutto lo stile "burtoniano": ambienti cupi, essenziali, in un chiaro stile che richiama al gotico, personaggi strambi e con un lato oscuro perennemente celato. L'idea di portare sul grande schermo un musical è geniale, tanto da confondersi in un'unica sagoma. Difficile dire se sia più musical o più horror, difficile inquadrare in qualcosa di preciso la vera natura di questo film. Del resto da uno come Burton non potevamo aspettarci l'ordinario. Un cast impagabile. Pellicola imperdibile.
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capitan_gian
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martedì 15 febbraio 2011
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tanto sangue per (quasi) nulla.
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Tanto sangue. Fiotti di sangue. Fiumi di sangue. Sangue che percorre il film e ne traccia ogni istante. Sangue che gioca tra le fessure e si pone come narratore silenzioso di una vicenda drammatica ma poco avvincente.
Il sangue di Burton, finto, artificiale, rassicurante. "In fondo è solo finzione".
Parto dalle note assolutamente positive: il cast, la scenografia e l'ambientazione.
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Tanto sangue. Fiotti di sangue. Fiumi di sangue. Sangue che percorre il film e ne traccia ogni istante. Sangue che gioca tra le fessure e si pone come narratore silenzioso di una vicenda drammatica ma poco avvincente.
Il sangue di Burton, finto, artificiale, rassicurante. "In fondo è solo finzione".
Parto dalle note assolutamente positive: il cast, la scenografia e l'ambientazione. Superbi.
Johnny Depp è cupo e agghiacciante al punto giusto; nei suoi occhi si legge un demoniaco dolore che esprime la frustrazione della perdita e dell'ingiustizia. La sua lama è come una spada, ed è il parallelo infernale delle forbici di "Edward (Mani di forbice)".
Helena Bohnam Carter, nel ruolo di Mrs. Lovett, è pallida ed espressiva, manipolatrice come una vera donna innamorata. I duetti di questi diabolici protagonisti sono i migliori, i più sorprendenti e, a dirla tutta, i meno noiosi. E il sangue è il centro anche del loro rapporto, s'insinua nei dialoghi, goccia dopo goccia, scandendo i tempi di un pericoloso gioco senza lieto fine.
La scenografia e l'atmosfera ricreata è completamente di matrice burtoniana.
Una Londra buia, grigia, fumosa, umida e quasi disumana. Gente di passaggio, vestita di colori altrettanto spenti; persone che camminano come zombie tra le sagome di alte case dall'aspetto poco rassicurante.
Il fumo esce dai comignoli e gioca col cielo, basso e nefasto, e parla di morte per tutto il film. Parla di alienazione, di bene e male, di presagi, di vendetta e di tragedia.
Solo per qualche minuto, inaspettatamente, si apre un cielo azzurro di campagna simile a quelli di "Big fish". E si intravedono le burle e i sogni tipici dei film del regista, messi in scena dai desideri di Mrs. Lovett (l'amore in fondo riesce ad aprire squarci di luce anche nel nero più macabro).
L'ambientazione rievoca "La sposa Cadavere", ma in questo caso è completamente negato il fattore ironico e buffo, il fattore caricaturale. La morte non vive in un'altra dimensione ma è vicina a tutti, e si manifesta sotto mentite spoglie. La morte corre sulla lama di un rasoio.
La trasposizione cinematografica di un musical, in questo caso, ha penalizzato il film, almeno dal mio punto di vista. Il ritmo arranca dietro le canzoni, alcune scene sono iniettate negli occhi dello spettatore, mentre le musiche alienano le orecchie, senza creare suspence, stupore, rabbia, paura o altri sentimenti. Non ci sono coinvolgimenti, tutto rimane lì, in bella mostra sullo schermo; le canzoni si rincorrono senza stupire e rimangono poco impresse nella mente. Burton ha voluto sì giocare con le voci, cercando di farne la messa in scena dei caratteri personali dei protagonisti, ma in alcuni punti ci si aspetterebbe un dialogo parlato che dia una tregua alle orecchie, che faccia decollare il film, che smorzi l'orchestra e ci faccia riavvicinare ai rumori dell'ambientazione.
La vicenda non raggiunge un climax, le situazioni sono già anticipate, affrescate col sangue.
Testa dopo testa, poco di nuovo ci si aspetta dall'intreccio, che si spegne senza che ci si è realmente resi conto dell'accaduto.
Si rimane lì, davanti ai titoli di coda, con un senso di insoddisfazione e con un commento ben chiaro: "mi aspettavo qualcosa di diverso". Non so neppure cosa mi sarei aspettato, ma questo Burton è .. poco Burton.
Poca poetica, un film che strizza l'occhio molto più spesso al genere splatter, ma che nello stesso tempo non ci dona raccapriccio o disapprovazione.
I personaggi sono lì, delineati sulla linea del rasoio, e si affacciano al bene e al male in egual modo. Sono eroi e antieroi nello stesso tempo.
Ma Burton, questa volta, ha fallito il compito di farci immedesimare, manca completamente la personificazione.
"Sweeney Todd", quindi, è un film riuscito dal punto di vista visivo: è stato cioè in grado di fare ciò che il teatro non è in grado di ricreare in maniera sensoriale e tridimensionale; ha composto una scenografia che chiaramente la versione musical non poteva permettersi. Il palco non deve cambiare, i frammenti sono ricomposti col montaggio, i tempi possono accorciarsi, le luci sono perfettamente integrate con gli ambienti.
Ma dal punto di vista narrativo, il film avrebbe forse potuto dare di più.
In fondo i film di Tim hanno quasi sempre puntato su una forte dose di coinvolgimento. "La morte è più vicina di quanto si possa pensare, e, se vista dal verso giusto, può anche divertire".
Ma stavolta no, è una morte lontana, poco buffa.
Tanto sangue. Fiotti di sangue. Fiumi di sangue.
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giambix
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giovedì 10 febbraio 2011
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il fantastico trio diabolico
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burton.... depp....carter.... tre persone il cui creato non può che essere una vera e propria opera d'arte. il regista ( tim burton ) si ri conferma uno dei migliori, un regista la cui genialità è infinita. Riguardo Johnny Depp ci sarebbero da dire tante cose, ma ve ne dico alcune: uno dei migliori attori in circolazione, entra nel personaggio alla perfezione, ci mette sempre un pizzico di sua personalità nel recitare e che dire, al fianco di Helena Bonham Carter non può che nascere un film di alto livello... :) l'ambientazione è perfettamente, azzeccata e ricostruita alla perfezione questa Londra. il trucco non è stato molto impagnativo, ma efficace.
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burton.... depp....carter.... tre persone il cui creato non può che essere una vera e propria opera d'arte. il regista ( tim burton ) si ri conferma uno dei migliori, un regista la cui genialità è infinita. Riguardo Johnny Depp ci sarebbero da dire tante cose, ma ve ne dico alcune: uno dei migliori attori in circolazione, entra nel personaggio alla perfezione, ci mette sempre un pizzico di sua personalità nel recitare e che dire, al fianco di Helena Bonham Carter non può che nascere un film di alto livello... :) l'ambientazione è perfettamente, azzeccata e ricostruita alla perfezione questa Londra. il trucco non è stato molto impagnativo, ma efficace. in pratica sono 112 minuti di film assolutamente da vedere... :)
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