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flegiàs tn
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martedì 4 dicembre 2007
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il film
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Sebbene nei titoli di testa si preannunci una linearità narrativa tipica del regista, così com’era accaduto per le linee che s’intersecavano nei titoli di Intrigo internazionale (1959) a meglio porre l’attenzione si comprende che si tratta invece di linee spezzate, di linee che non s’intersecano ma che si distanziano tra loro, come la personalità psicotica del protagonista. Sempre tenendo conto l’inizio di Intrigo internazionale, dove l’autore passava dalla folla al protagonista (tra essa selezionato) in questa pellicola invece la macchina da presa parte dal totale della città per entrare in uno spiraglio di finestra lasciato aperto, e non per scegliere il protagonista, ma per introdurre la prima vittima.
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Sebbene nei titoli di testa si preannunci una linearità narrativa tipica del regista, così com’era accaduto per le linee che s’intersecavano nei titoli di Intrigo internazionale (1959) a meglio porre l’attenzione si comprende che si tratta invece di linee spezzate, di linee che non s’intersecano ma che si distanziano tra loro, come la personalità psicotica del protagonista. Sempre tenendo conto l’inizio di Intrigo internazionale, dove l’autore passava dalla folla al protagonista (tra essa selezionato) in questa pellicola invece la macchina da presa parte dal totale della città per entrare in uno spiraglio di finestra lasciato aperto, e non per scegliere il protagonista, ma per introdurre la prima vittima. È questo infatti uno degli aspetti più interessanti del film, che fa entrare in scena lo psicotico Norman Bates dopo che sono trascorsi oltre trenta minuti dall’inizio della pellicola. Passando dal thriller all’orrore puro (poi teorizzato meglio ne Gli uccelli (1963)), Hitchcock però non abbandona i temi a lui più cari: sono molto forti le componenti sessuali (si tratta sempre del difficile problema dell’emancipazione sessuale del protagonista), il tema della colpa e della punizione (sia di Marion che ruba i soldi che di Norman dopo che ha ucciso sua madre ed il compagno), il senso della vertigine (il sangue che cola è anche una citazione de La donna che visse due volte (1958) e che aveva nel titolo originale, Vertigo, l’ossessione esplicita del regista) e viene esasperato ulteriormente il tema del voyeurismo, in questa pellicola sempre più malattia (mentre in La finestra sul cortile (1954) la malattia era solo accennata nella gamba rotta di James Stewart). Ancora una volta ad essere messo sotto accusa è il matrimonio (se ne parla costantemente per tutta la prima parte del film) che sembra l’oggetto attorno al quale si complicano le esistenze dei personaggi (drammatico e folle quello che colpisce l’instabilità di Norman, ma altrettanto triste è quello che costringe Sam e Marion a non avere una relazione normale). Ispirato al romanzo omonimo di Robert Bloch (e adattato per il grande schermo da Joseph Stefano) il film è costruito in maniera davvero intelligente, soprattutto se si ascoltano attentamente i dialoghi tra Norman e Marion, dove viene tutto anticipato, sottilmente, sia l’omicidio della donna (paragonata agli uccelli impagliati) che la follia del ragazzo (che conosce bene i sorrisi e le lacrime del manicomio). Molto interessante è anche l’uso della voce fuori campo (nei primi piani di Marion quando si allontana con la sua macchina) capaci non solo di accrescere il senso di colpa (e paranoia) della protagonista, ma soprattutto di far evolvere la storia a Phoenix, senza nemmeno un’inquadratura girata. Il tema del denaro, all’apparenza centrale, è messo da parte a metà del film (Norman non se ne accorge e butta nella palude anche i 40.000$) dopo che gli viene consegnato un valore altamente negativo (è sia oggetto di tentazione, che di morte). La scena dell’omicidio di Marion Crane sotto la doccia (la shower sequence) è uno dei capisaldi del cinema, costruita con un montaggio serratissimo (sette giorni di riprese, 72 posizioni della macchina presa e soprattutto lo storyboard di Saul Bass) che non mostra mai il colpo che affonda, ma ottiene lo stesso violento effetto nella ferocia del montaggio (con quaranta inquadrature) e soprattutto nell’apparente quiete che cala dopo l’omicidio, con la macchina da presa che passa dall’occhio dell
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tony montana
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domenica 14 novembre 2010
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sorprendente e indimenticabile
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Innamorata di un uomo sposato, Marion cede alla tentazione di cambiare vita fuggendo con 40.000 dollari che doveva portare in banca per conto dell’uomo per cui lavora. Durante un lungo viaggio in automobile viene sorpresa da un temporale e decide di fermarsi nell’isolato Motel Bates, un luogo che però, non è certo il posto ideale per passare una serata tranquilla…
Finanziato di tasca propria dallo stesso Alfred Hitchcock per la produzione della Paramount, “Psyco” è il capolavoro hitchcockiano per eccellenza, il film che più lo ha reso noto nel mondo e nel tempo. E come stupirsene? Con un budget di soli 800.
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Innamorata di un uomo sposato, Marion cede alla tentazione di cambiare vita fuggendo con 40.000 dollari che doveva portare in banca per conto dell’uomo per cui lavora. Durante un lungo viaggio in automobile viene sorpresa da un temporale e decide di fermarsi nell’isolato Motel Bates, un luogo che però, non è certo il posto ideale per passare una serata tranquilla…
Finanziato di tasca propria dallo stesso Alfred Hitchcock per la produzione della Paramount, “Psyco” è il capolavoro hitchcockiano per eccellenza, il film che più lo ha reso noto nel mondo e nel tempo. E come stupirsene? Con un budget di soli 800.000 dollari e quaranta giorni di riprese, il risultato è sorprendente. Con una troupe televisiva, la stessa che collaborava col regista per le riprese di Alfred Hitchcock presents, e con un cast artistico particolarmente ricercato, si è dato vita ad uno dei film più contorti ed intricati che si siano mai visti. Marion Crane (Janet Leight), un’attraente segretaria di Phoenix, è innamorata di Sam Loomis (John Gavin). Lui ricambia i suoi sentimenti, ma i due non possono far altro che vivere la loro storia nella clandestinità: non hanno abbastanza soldi per permettere a lui di divorziare da sua moglie e ai due di vivere insieme. Marion è oppressa da questa situazione e, alla prima occasione, cede alla tentazione di poter cambiare la sua vita e quella dell’uomo che ama. L’uomo per cui lavora le affida un incarico di fiducia: depositare 40.000 dollari in contanti in banca. Come resistere, a quel punto? Perché non commettere la follia di rubare i soldi e fuggire lontano? Più lontano che si può… senza curarsi delle conseguenza del proprio gesto, solo per la voglia di cambiare. E lo fa. Lo fa davvero: Marion fugge via con i soldi. Durante il viaggio in auto lo spettatore non può fare altro che immedesimarsi in quella che crede essere la protagonista del film. Le voci off che si sentono mentre la donna è alla guida permettono allo spettatore di entrare nella sua mente, di conoscerne i più intimi pensieri. Le sue paure, le sue angosce, la sua necessità di vivere in un mondo altro. Stanca di tanti chilometri, decide di fermarsi per la notte. Motel Bates, dodici camere e tutte e dodici libere. Perfetto, proprio quello che ci voleva in questa notte buia e tempestosa (quella non manca proprio mai…).
Il titolare dell’albergo, Norman Bates (Anthony Perkins), sembra essere simpatico, accoglie Marion nel migliore dei modi, invitandola persino a mangiare con lui nella villa vittoriana in cui vive con sua madre. Marion, affamata dopo un lungo viaggio non può che accettare. Ma c’è qualcuno che non è d’accordo. La madre di Norman urla contro il figlio di non volerla in casa. Il signor Bates, gentile e cordiale, seppure un po’ troppo introverso, torna sui suoi passi ed offre dei panini a Marion da consumare nel suo ufficio. E qui i due iniziano un dialogo che farà da colonna portante all’intero film, una conversazione importante perché avvia lo spettatore alla comprensione di ciò che sarà il complesso intreccio narrativo. Norman è un uomo sensibile, molto protettivo nei confronti di una madre che sembra detestare. Lei lo tiene prigioniero, ma è lui stesso a non voler andar via. In Psyco non si insiste particolarmente sulla scenografia. Tutto è molto naturale, ma ci sono degli elementi decisamente degni di nota. Gli uccelli impagliati che l’uomo colleziona e il quadro rappresentante uno stupro, appeso alla parete, sono particolarmente significativi e vanno ad introdurre il complesso ed inaspettato carattere psicologico di Bates. Marion, in seguito alla lunga conversazione con Norman decide che la cosa più giusta da fare è tornare indietro, consegnare i soldi e pagare le conseguenza del suo gesto. Ed è qui che il film inizia realmente. Dopo venticinque minuti circa la protagonista viene uccisa. Non sappiamo da chi, ma lo immaginiamo. Una donna col viso completamente in ombra scosta la tenda della vasca in cui la ragazza sta facendo la doccia. Ha un grosso coltello in una mano. Cosa succede lo sapete già. Marion viene brutalmente uccisa. La scena della doccia è tra le più famose e citate del cinema di tutti i tempi. La sua costruzione formale è incredibilmente attenta e carica di suspense. Il montaggio frenetico, che ci impone un punto di vista complice della macchina da presa, si sposta da dettagli della bocchetta e dello scarico della doccia, del coltello che colpisce, ai particolari del corpo che sappiamo lacerato, del viso della vittima, occhi, labbra, una bocca spalancata per un urlo disperato di terrore. Ed è storia. La protagonista del film è morta dopo la prima mezz’ora. Cosa fare, a questo punto? Con chi identificarsi? Norman urla. Urla alla madre «cos’hai fatto?!». E corre. Corre a pulire ogni minima traccia di un delitto insensato e atroce. La sequenza della pulizia è lunga, attenta in ogni dettaglio, anche il più piccolo. E mentre vediamo il corpo di Marion avvolto nella tenda di plastica ci torna in mente il suo occhio da morta che la macchina da presa inquadra nel particolare per allontanarsene con un carrello all’indietro lentissimo. E Marion è lì, la sua presenza è impalpabile, ma lei c’è. Per lo spettatore è lei la protagonista, ancora. Psyco è il film dello sguardo. Tutto nel film ci riporta all’importanza tematica dello sguardo. Ogni cosa. È possibile coglierne un primo indizio durante la fuga di Marion da Phoenix. Un poliziotto la segue e la osserva attentamente dall’altro lato della strada (quando lei si ferma per cambiare auto) con occhiali scuri che riportano allo sguardo truce della madre di Norman. Ma lo sguardo del poliziotto non è uno sguardo come gli altri: lui non guarda, ma osserva. E l’osservazione, quella invadente e inconsapevole, sta alla base di ogni significato di Psyco. Il voyeurismo oscilla tra una sequenza e l’altra caratterizzando il film dall’inizio alla fine. Significativo il modo in cui l’occhio del regista si insinua nella camera da letto in cui Marion e Sam hanno appena fatto l’amore; lei è ancora stesa nel letto sfatto, lui inizia a rivestirsi. Non c’è bisogno di altro per capire cosa è appena successo. Il voyeurismo raggiunge il suo apice nel momento in cui Norman spia Marion da un foro sul muro (tra l’altro fatto dietro il quadro rappresentante lo stupro). Il suo occhio sinistro va oltre, e osserva Marion per punirla, per autopunirsi. Per tutto il film sappiamo davvero poco dell’assassino. Crediamo sia una madre possessiva e gelosa di ogni donna che avvicini suo figlio. Ma dopo un po’ ci rendiamo conto che qualcosa non va. In tutto il puzzle manca un tassello fondamentale, che ci viene fornito con lo svelamento di una notizia fondamentale: la madre di Norman è morta molti anni prima. Ma allora la voce da donna che abbiamo sentito di chi è? E le ombre, la donna dietro la finestra illuminata… cosa succede? Chi abbiamo visto, o creduto di vedere? E come arrivare ad una soluzione chiara se non con l’aiuto di uno psichiatra, specializzato in casi di sdoppiamento della personalità, che ci spiega esattamente ciò che è accaduto nella mente di Norman in seguito alla morte della madre? Ancora una volta il genio di Alfred Hitchcock ci coinvolge e affascina in una pellicola celata di misteri e significati, di senso estetico impregnato di arte, quella vera. Un’arte che non può fare a meno di coinvolgere ed affascinare uno spettatore attento ed inconsapevole, disposto ad andare oltre gli schemi, oltre l’immaginazione e la realtà, libero di affidarsi alle mani di un vero e proprio maestro del cinema.
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antonio the rock
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mercoledì 20 agosto 2008
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psyco:la pazzia e la suggestione
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Hitchcock in apertura di film come al suo solito non fa che presentarci una situazione:Marion Crane(Janet Leigh) ruba al suo capo ufficio una somma di quarantamila dollari e con essa decide di scappare in una roccambolesca fuga che la porta a soggiornare per la notte in un motel lungo la strada:il motel è vuoto,lei è l'unica presenza assieme al portinaio e proprietario del motel Norman Bates(Antony Perkins)che la fa prima accomodare nel suo ufficio dove le dimostra la sua strana passione di impagliare uccelli e poi si congeda affidandogli una camera.Anche nel proseguo Hitchcock non fa altro da maestro del crimine che presentarci l'omicidio proprio di Marion la quale viene uccisa nella sua camera dalla madre pazza di Norman.
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Hitchcock in apertura di film come al suo solito non fa che presentarci una situazione:Marion Crane(Janet Leigh) ruba al suo capo ufficio una somma di quarantamila dollari e con essa decide di scappare in una roccambolesca fuga che la porta a soggiornare per la notte in un motel lungo la strada:il motel è vuoto,lei è l'unica presenza assieme al portinaio e proprietario del motel Norman Bates(Antony Perkins)che la fa prima accomodare nel suo ufficio dove le dimostra la sua strana passione di impagliare uccelli e poi si congeda affidandogli una camera.Anche nel proseguo Hitchcock non fa altro da maestro del crimine che presentarci l'omicidio proprio di Marion la quale viene uccisa nella sua camera dalla madre pazza di Norman.Fin qui tutto normale,il film potrebbe benissimo volgere al termine con l'arrivo della polizia e l'arresto,ma certo nessuno avrebbe poi attribuito alla pellicola in tal modo così scontata l'attributo di capolavoro.Infatti ci si chiede:la trama può essere avendo una conoscenza seppur limitata di Hitchcock priva di intrighi e colpi di scena,cosa c'è di interessante nel profilo d'assassino di una madre che presa da un cocktail di gelosia e pazzia uccide una donna?Ebbene ecco che l'elemento sorpresa non può che soddisfare lo spettatore:la madre è in realtà frutto di uno sdoppiamento di persona dello stesso Norman il quale essendosi reso artefice di matricido anni prima,preso da un forte senso di colpa era riuscito a ricreane le fattezze e le movenze in maniera tale da dimenticarsi del suo gesto e autoilludersi che nulla fosse accaduto.Così era il buon Norman per i clienti e Norman-madre nel privato dove ne ricreava anche gli atteggiamenti oppressivi e dittatoriali nei confronti del figlio,cosa che influenzò la mentalità di Norman che schiavo di lei non riuscì poi mai a distaccarsi dal suo giogo.Nel finale verrà anche ritrovato il cadavere della madre in cantina dopo un fallito tentativo di Norman di imbalsamarlo.E' un film che rivela la complessità della psiche umana e di quanto sia difficoloso carpirne i segreti:la pazzia viene dimostrato deriva da un processo di autosuggestione del soggetto e dove non vi è nulla di metempirico o di strano,pazzi ci si diventa solo se cresciuti in determinate situazioni e con determinate esperienze di vita.Famoso nel finale il discorso dello psicologo che serve a chiarificare il tutto senza che lo spettatore si arrovelli in strampalate e fantasiose supposizioni,la conclusione è questa:il matricidio è il delitto in assoluto più grave e di cui si sente una necessità impellente di rimuoverne il ricordo,andando a prima dell'accaduto.Norman non può certo guarire ma può in carcere non essere di pericolo ad altri.Antony Perkins ha la faccia del bravo ragazzo e del serial killer professionista,metodico e senza scrupoli:è la figura che dà volto al film con il suo viso enigmatico.La musica è caratterizzante,le scene studiate come quella della doccia che rimarrà nella storia del cinema.
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leonardo96
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venerdì 4 maggio 2012
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"il miglior amico di un ragazzo è sua madre"
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Come non rimanere stregati da un film così coinvolgente, sinistro e perfetto?
Una segretaria dell'Arizona (Janet Leigh, azzecatissima in questa parte) ruba un'ingente somma di denaro dal proprio ufficio e alloggia in un inquietante motel. Pessima scelta: la donna è uccisa nella doccia da un misteriosa figura, in apparenza dalla madre del proprietario del motel (Norman Bates, interpretato magistralmente da Anthony Perkins.)
Il fidanzato della donna e la sorella inizia a cercarla, con l'aiuto di un investigatore... fino ad arrivare al motel di Bates.
Finale sconvolgente di un capolavoro tipicamente hitchcockiano: robusta interpretazione da parte del trio Leigh- Gavin- Miles, e totale ammirazione per Anthony Perkins che fa di Norman Bates un personaggio misterioso, confuso e irascibile, una lama tagliente e delicata.
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Come non rimanere stregati da un film così coinvolgente, sinistro e perfetto?
Una segretaria dell'Arizona (Janet Leigh, azzecatissima in questa parte) ruba un'ingente somma di denaro dal proprio ufficio e alloggia in un inquietante motel. Pessima scelta: la donna è uccisa nella doccia da un misteriosa figura, in apparenza dalla madre del proprietario del motel (Norman Bates, interpretato magistralmente da Anthony Perkins.)
Il fidanzato della donna e la sorella inizia a cercarla, con l'aiuto di un investigatore... fino ad arrivare al motel di Bates.
Finale sconvolgente di un capolavoro tipicamente hitchcockiano: robusta interpretazione da parte del trio Leigh- Gavin- Miles, e totale ammirazione per Anthony Perkins che fa di Norman Bates un personaggio misterioso, confuso e irascibile, una lama tagliente e delicata.
La sequenza della doccia, il genio musicale di Bernard Herrmann, la regia placida e ineccepibile del nostro Hitchcock... che altro aggiungere? Sì, capolavoro.
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markriv
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mercoledì 6 ottobre 2010
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il thriller
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Marion Crane (Leigh), segretaria in una società immobiliare, fugge con 40.000 dollari che il suo capo gli aveva dato da depositare in banca. Dopo 2 giorni di rocambolesca fuga, si ferma per dormire in un isolato motel gestito da Norman Bates (Perkins) un giovane schivo e solitario, che racconta alla fuggitiva dello strano rapporto con sua madre, a quanto pare molto gelosa del figlio. Intanto, non vedendola rincasare, i preoccupati familiari assoldano un investigatore privato che la cerchi…
L’ennesimo capolavoro di Hitchcock è anche il suo film più famoso: parte importante del merito va alla scena della doccia, una delle più famose della storia del cinema, entrata ormai a far parte dell’immaginario collettivo (72 posizioni della macchina da presa per 45 secondi di montaggio); ma anche per la grandiosa prova di Perkins nei panni del giovane Bates.
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Marion Crane (Leigh), segretaria in una società immobiliare, fugge con 40.000 dollari che il suo capo gli aveva dato da depositare in banca. Dopo 2 giorni di rocambolesca fuga, si ferma per dormire in un isolato motel gestito da Norman Bates (Perkins) un giovane schivo e solitario, che racconta alla fuggitiva dello strano rapporto con sua madre, a quanto pare molto gelosa del figlio. Intanto, non vedendola rincasare, i preoccupati familiari assoldano un investigatore privato che la cerchi…
L’ennesimo capolavoro di Hitchcock è anche il suo film più famoso: parte importante del merito va alla scena della doccia, una delle più famose della storia del cinema, entrata ormai a far parte dell’immaginario collettivo (72 posizioni della macchina da presa per 45 secondi di montaggio); ma anche per la grandiosa prova di Perkins nei panni del giovane Bates. Il bel bianconero e la celebre colonna sonora di Bernard Herrman, unita alla sicura regia di Hitchcock fanno il resto. Resterà celebre l’utilizzo del cosiddetto “Macguffin”, ovvero dell’espediente narrativo che serve per sviluppare la storia, rappresentato dalla busta contenente i soldi: viene inquadrata continuamente all’inizio del film, salvo poi sparire completamente col prosieguo della trama. Molto coraggiosa la scelta di far morire dopo mezz'ora di film, del tutto inusuale per i canoni dell'epoca. Con 3 seguiti ufficiali, un remake a colori e innumerevoli imitatori, a testimonianza del culto che questo capolavoro ha creato. Da un romanzo di Robert Bloch, molto più cruento del film.
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chriss
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sabato 4 settembre 2010
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cult...
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Psycho è, da sempre, una delle mie pellicole preferite. Non ne sono tanto sicuro, ma il vero motivo di tanto attaccamento deve ricercarsi sia nella perfetta immedesimazione in Norman Bates da parte di Anthony Perkins, sia in tutto l' andamento del film, piuttosto anomalo: ci fa credere delle cose che sembravano esser certe ed invece, il regista, ce le fa crollare miseramente. Un esempio, su tutti: la sicurezza che la madre di Norman sia ancora viva. Psycho è' un film che nasce malato in partenza (Marion Crane che sembra una brava ragazza), diventa morboso (Norman e la madre) ed infine macabro (mummificazione, travestimento di Norman, la macchina tirata fuori dalla palude con delle catene).
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Psycho è, da sempre, una delle mie pellicole preferite. Non ne sono tanto sicuro, ma il vero motivo di tanto attaccamento deve ricercarsi sia nella perfetta immedesimazione in Norman Bates da parte di Anthony Perkins, sia in tutto l' andamento del film, piuttosto anomalo: ci fa credere delle cose che sembravano esser certe ed invece, il regista, ce le fa crollare miseramente. Un esempio, su tutti: la sicurezza che la madre di Norman sia ancora viva. Psycho è' un film che nasce malato in partenza (Marion Crane che sembra una brava ragazza), diventa morboso (Norman e la madre) ed infine macabro (mummificazione, travestimento di Norman, la macchina tirata fuori dalla palude con delle catene). Per questo ed altri motivi (la musica, il senso di vuoto generale, l' angoscia), se dovessi scegliere un' opera di cinema che qualifichi il regista londinese Alfred Hitchcock, direi, senza dubbio, che Psycho è quell' opera. E' come se il Male, cominciato tanti anni prima con la morte del padre, avesse fatto entrare le sue radici dentro una casa sinistra e si sia pian piano impossessato della mente, del corpo e dell' anima di Norman Bates, l' unica persona che gestisce il Motel. Avendo perso tale figura da piccolo, al ragazzo non restava che un unico appoggio: la madre. La quale, tuttavia, diviene opprimente, ossessiva e schiava di un unico figlio. Quando la donna si trova un amante, Norman li avvelena entrambi: un segno di squilibrio, non solo dovuto alla schizofrenia, che segnerà per sempre il suo destino. La mancanza affettiva del padre, l' isolamento e la claustrofobia forse hanno fatto il resto. Nessuno, secondo lui, avrebbe dovuto spezzare quel morboso legame fatto di solidarietà e solitudine. Per sopprimere il dolore e la frustrazione di uno dei più efferati delitti, il matricidio, Norman trafuga la tomba della madre, fino ad impossessarsi del corpo della stessa. Lo nasconde in cantina, tentando pure di mummificarlo. Poi dona metà della sua mente alla madre morta. Finisce pure col parlare con la sua voce. Assume, in poco tempo, due personalità distinte: purtroppo, il rimorso di Norman per aver ucciso la madre, annullerà la sua. Quando il ragazzo tenta un timido approccio con una donna, ecco che la personalità della madre, che si è insinuata in ogni cellula della sua mente, prende il sopravvento, arrivando ad uccidere chiunque s' intrometta tra loro. Il guaio è che ad uccidere sia Norman e non la madre, che tutti credono seppellita sotto terra. La casa, tetra, (gli uccelli impagliati, la madre alla finestra) davanti a quel cielo cupo, sinonimo di perenne angoscia, inquietudine, tormento interiore, il delitto sotto la doccia e quello per le scale, che non lasciano intendere allo spettatore chi sia il vero colpevole, la doppia personalità ed un finale macabro (osservate il teschio della madre appena sovrapposto al volto di Norman nell' ultima scena), sono i pezzi forti di questo impareggiabile film. Incassò più di 40 volte il denaro investito. Poi divenne un vero e proprio Cult del cinema. Io lo adoro e per questo do cinque stelle a Psycho ed all' indimenticato Anthony Perkins, perfettamente a suo agio nella parte del folle Norman Bates. Palmieri Christian...
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goruz
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sabato 4 settembre 2010
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incredibilmente avvincente!
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Psycho è uno di quei film dinanzi ai quali lo spettatore non può, non riesce a distogliere gli occhi dallo schermo, anche se forse molti punti sono a mio avviso prevedibili (unica pecca del film), non si può non sentirsi catturati, non voler sapere come andrà a finire, se i sospetti saranno confermati. Il climax crescente è scandito da una incredibile colonna sonora, dalla casa inquietante che inizialmente si vede solo lontana ed inizia ad avvicinarsi sempre più allo spettatore, ma soprattutto dalle espressioni di Norman, dall'accorgersi che sta precipitando sempre più in un baratro di follia che viene magnificamente esplicato dallo psichiatra nel finale.
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Psycho è uno di quei film dinanzi ai quali lo spettatore non può, non riesce a distogliere gli occhi dallo schermo, anche se forse molti punti sono a mio avviso prevedibili (unica pecca del film), non si può non sentirsi catturati, non voler sapere come andrà a finire, se i sospetti saranno confermati. Il climax crescente è scandito da una incredibile colonna sonora, dalla casa inquietante che inizialmente si vede solo lontana ed inizia ad avvicinarsi sempre più allo spettatore, ma soprattutto dalle espressioni di Norman, dall'accorgersi che sta precipitando sempre più in un baratro di follia che viene magnificamente esplicato dallo psichiatra nel finale. Memorabile l'ultima inquadratura che per un istante fa apparire il teschio della madre in sovraimpressione con il volto del figlio.
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nicolòmatta
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martedì 13 aprile 2010
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psyco
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Una ragazza sotto la doccia. Il rumore dell'acqua che scende la isola da tutto il resto. Marion Crane è in fuga, ha appena rubato 40.000 dollari dal suo principale ed è fuggita da Phoenix (Arizona) per raggiungere il fidanzato Sam a Fairvale per sposarlo. Si è fermata per la notte in un tetro motel fuori mano, il cui proprietario, Norman Bates, pare assai oppresso dalle ire della dispotica mamma, che non ama che il figlio frequenti compagnie femminili. E' lei l'omicida della povera ragazza, accoltellata nella vasca da bagno? L'apparenza inganna. Con un magistrale colpo di scena, facendo morire Janet Leigh a metà del film, Hitchcock gioca un brutto tiro allo spettatore. Nello stesso tempo, ha ribaltato e stravolto i canoni della suspense e così li ha rinnovati.
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Una ragazza sotto la doccia. Il rumore dell'acqua che scende la isola da tutto il resto. Marion Crane è in fuga, ha appena rubato 40.000 dollari dal suo principale ed è fuggita da Phoenix (Arizona) per raggiungere il fidanzato Sam a Fairvale per sposarlo. Si è fermata per la notte in un tetro motel fuori mano, il cui proprietario, Norman Bates, pare assai oppresso dalle ire della dispotica mamma, che non ama che il figlio frequenti compagnie femminili. E' lei l'omicida della povera ragazza, accoltellata nella vasca da bagno? L'apparenza inganna. Con un magistrale colpo di scena, facendo morire Janet Leigh a metà del film, Hitchcock gioca un brutto tiro allo spettatore. Nello stesso tempo, ha ribaltato e stravolto i canoni della suspense e così li ha rinnovati. Non per nulla "Psyco" - tratto da un mediocre romanzo slasher (1959) di Robert Bloch, ispirato a quel serial killer, Ed Gein, che i mass media USA ribattezzarono "il macellaio di Plainfeld", sceneggiato da Joseph Stefano - è uno dei suoi thriller più riusciti, oltre che uno dei maggiori successi di pubblico della carriera di Hitch. Voleva creare un film "puro", dove l'efficacia del montaggio, della fotografia, della musica (la superba colonna sonora di Bernard Herrmann, un cult) sono mescolati in un cocktail perfetto. Sul versante del thriller funziona perché tiene lo spettatore sulla corda dell'incertezza, lo suggestiona continuamente con colpi di scena incatenati uno dietro l'altro, in uno straordinario climax di tensione. La ricerca dello shock è completata. Anthony Perkins, adattissimo per la parte dell'inquieto Norman, restò intrappolato nel suo ruolo per oltre 20 anni, interpretandolo di nuovo in tre sequel di scarso interesse fra il 1985 e il 1990. Fra i personaggi secondari spicca il pacato detective di Martin Balsam. Nel 1998 Gus Van Sant ne ha fatto un interessante remake shot-to-shot (ripresa per ripresa) fotografato a colori da Chris Doyle.
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g. romagna
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sabato 16 gennaio 2010
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psycho
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Non c'è dubbio: In Hitchcock il culto dell'immagine -inteso come elemento significante- raggiunge apici mai toccati da nessun altro (il che non è poco, visto che si parla di cinema; forse, a ben pensarci, solo il Fritz Lang de Il Mostro di Dusseldorf riesce a tenergli testa), ed anche questo film non fa difetto. Un thriller semplice per trama ed elaborazione, con una cura, un'eleganza ed una raffinatezza stilistica nella ricerca delle immagini degne delle migliori pellicole del regista. Anche parecchie delle stesse chiavi evolutive della vicenda, come Hitchcock era solito fare, sono spiegate solamente tramite l'occhio della telecamera che si focalizza sugli elementi decisivi.
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Non c'è dubbio: In Hitchcock il culto dell'immagine -inteso come elemento significante- raggiunge apici mai toccati da nessun altro (il che non è poco, visto che si parla di cinema; forse, a ben pensarci, solo il Fritz Lang de Il Mostro di Dusseldorf riesce a tenergli testa), ed anche questo film non fa difetto. Un thriller semplice per trama ed elaborazione, con una cura, un'eleganza ed una raffinatezza stilistica nella ricerca delle immagini degne delle migliori pellicole del regista. Anche parecchie delle stesse chiavi evolutive della vicenda, come Hitchcock era solito fare, sono spiegate solamente tramite l'occhio della telecamera che si focalizza sugli elementi decisivi. Tante sono le scene celebri o cinematograficamente mirabili: l'occhio del gestore del motel che scruta, con aria minacciosa, la sua cliente da un foro ricavato nel muro; Vera Miles che si fa la doccia mentre sulla destra del teleschermo vediamo comparire da dietro la porta l'omicida (un uomo? Una donna?); l'acqua zampillante vista del basso, come se fosse lo stesso occhio della vittima a vederla, prima di trapassare; l'investigatore privato che sale la scala con la telecamera che, muovendosi sul carrello, come a far capire su chi si concentrerà drammaticamente tutta l'evoluzione dell'immagine stessa, lo inquadra ponendo leggermente fuori fuoco tutto lo sfondo a lui circostante... E poi il finale, non solo un capolavoro del brivido da mostrare a quanti, a tutt'oggi, pensano ancora che per spaventare si debbano per forza mostrare squartamenti di ogni tipo con litri di sangue che scorrono come fiumi in piena, ma anche una splendida ed inquietante spiegazione logica di tutta la vicenda in chiave psicanalitico-freudiana (noto debole del regista, si pensi solamente a Io ti Salverò, altro suo grande film di pregevole fattura). Secondo la mia modestissima opinione, con Psycho Hitchcock ci offre uno dei suoi migliori lavori, forse secondo solamente a La Finestra sul Cortile, pellicola considerabile la quintessenza di quel culto dell'immagine sopra citato. Magnifico.
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martedì 19 giugno 2007
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quando un film ci prende in giro
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Hitchcock ci imbroglia in continuazione, in questo sapiente trhiller, tutto giocato sulla psiche (non solo di Norman), ci imbroglia giocando con noi, mostrandoci janet Leigh, la "protagonista" all'inizio quasi vittima del fidanzato, poi ladra (quindi cattiva), poi ci coinvolge nel crimine facendoci tifare per lei, la ladra, che sistematicamente sbaglia ogni sua mossa. Quando arriva all'albergo e conosce Norman, la nostra attenzione si sposta su di lui,è una vittima di una madre dispotica? Un Ragazzetto scemo che rimane a bocca aperta davanti ad una donna? Un maniaco? Un sempliciotto destinato a rimanere vittima della maliziosa astuzia di lei? Uno stupido? Qualcosa di più? Poi lei viene assasinata (ma come non era la protagonista?) quindi Norman è chiaramente vittima, vittima di una madre spostata che non accetta che il proprio figlio abbia dei rapporti sentimentali.
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Hitchcock ci imbroglia in continuazione, in questo sapiente trhiller, tutto giocato sulla psiche (non solo di Norman), ci imbroglia giocando con noi, mostrandoci janet Leigh, la "protagonista" all'inizio quasi vittima del fidanzato, poi ladra (quindi cattiva), poi ci coinvolge nel crimine facendoci tifare per lei, la ladra, che sistematicamente sbaglia ogni sua mossa. Quando arriva all'albergo e conosce Norman, la nostra attenzione si sposta su di lui,è una vittima di una madre dispotica? Un Ragazzetto scemo che rimane a bocca aperta davanti ad una donna? Un maniaco? Un sempliciotto destinato a rimanere vittima della maliziosa astuzia di lei? Uno stupido? Qualcosa di più? Poi lei viene assasinata (ma come non era la protagonista?) quindi Norman è chiaramente vittima, vittima di una madre spostata che non accetta che il proprio figlio abbia dei rapporti sentimentali. Questa conclusione così chiara è (naturalmente) errata. ma questo gioco di buoni e cattivi , di vittime e carnefici è destinato a continuare. Basandosi sopprattutto sull'apparente (e forse anche reale) innocenza di Norman che sembra quasi vittima quando Arbogast entra nel suo tempio familiare, nella sua bolla di sapone simil-perfetta, che può anche essere letta come una metafora della sua mente. Si può anche notare un'eroticita suggerita frequentemente specie nella prima parte (che per densità, forza visiva e immaginativa è forse la migliore) con Norman intimidito dalla figura della bella donna, e probabilmente proprio attorno a questo amore fisico gira il film. Oltre che, chiaramente alla psicologia, allo Psyco
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