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Le cose cambiano
Un film di David Mamet.
Con Joe Mantegna, Don Ameche, Robert Prosky, Ricky Jay, William H. Macy
Titolo originale Things change.
Commedia,
durata 100 min.
- USA 1988.
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premi nomination |
Festival di Venezia 3 0 |
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Gino (Don Ameche), il simpatico lustrascarpe di origine italiana protagonista del film Le cose cambiano di David Mamet si trova all’improvviso catapultato in una storia più grande di lui. Una fortuita somiglianza con un pezzo grosso della mafia di Chicago, ricercato per omicidio, induce la potente organizzazione criminale a proporgli un patto: in cambio del sogno di tutta la sua vita, una barca da pesca in Sicilia, dovrà autoaccusarsi del delitto, rassegnandosi a scontare qualche annetto di prigione. » |
di Tullio Kezich
Le cose cambiano, è una battuta che risuona due volte nel film. La prima volta la dice Don Ameche dopo aver perso al gioco, in un colpo solo, 35 mila dollari. La seconda volta la dice, verso la fine, il gangster J. J. Johnston per rispondere alle rimostranze di Joe Mantegna: è vero che non era previsto di dover uccidere un uomo, ma le cose cambiano. Collocando la stessa battuta alle due estremità del suo arco narrativo e attribuendole significati opposti, il regista Mamet, che non per niente è un grande commediografo, ci dà una lezione di ambiguità drammaturgica. » |
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di Giovanni Grazzini
«Le cose cambiano», dice filosofeggiando un boss mafioso per giustificare un improvviso mutamento di rotta. A farne le spese dovrebbe essere Gino, il vecchio lustrascarpe di Chicago, d'origine italiana, il quale ha accettato di passare per un assassino in cambio della promessa d'una barca con cui andare a pesca in Sicilia. Te la caverai con pochi anni di galera, gli hanno garantito: ma farai un piacere a Cosa Nostra, e quando uscirai sarai ricco... Gino ha ubbidito, e prima di andarsi a costituire alla polizia per un delitto che non ha commesso, eccolo trascorrere l'ultimo week end di libertà in un grande albergo sul lago Tohoe, nel Nevada. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Le casa dei giochi (1987), esordio alla regia cinematografica di David Mamet, era una discesa sconcertante e ironica nei «luoghi oscuri» dell’anima. Margaret, la protagonista, si liberava della rispettabilità coatta, della rigidità esistenziale, della “corazza” del suo mestiere di psicoanalista. Crollava la sua difesa autistica nei confronti dell’”inferno desiderante” da cui s’era fino ad allora sentita abitata, e minacciata. Finalmente, si lasciava andare al primato del piacere, dell’impulso, della sua individuale libertà, del «gioco». » |
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