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Exotica
Un film di Atom Egoyan.
Con Mia Kirshner, Bruce Greenwood, Don McKeller, Elias Koteas
Drammatico,
durata 104 min.
- Canada 1995.
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Gli itinerari di cinque personaggi s'intrecciano in uno strip-club (dove vige la regola “guardare ma non toccare”), filmato come un acquario esotico dove nuotano i fantasmi dei più perversi desideri maschili. Le carte sono scoperte, una alla volta, con malizia e soltanto alla fine il puzzle è completo. È una spiegazione che spiega troppo, come in molti gialli a enigma. Il tema centrale è la scopofilia, segno di solitudine ma, per vie traverse, anche di commiserazione affettiva. A. Khanjian – che interpreta Zoe, proprietaria di “Exotica” – era veramente incinta durante le riprese. Il padre del nascituro era il regista, nato in Egitto da genitori armeni. |
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di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Il Festival apre la Pagina della Sfinge offrendo enigmi intorcinati con il canadese Exotica, che il regista Atom Egoyan definisce «film stripe tease». Ovvero storie che si denudano un pezzo alla volta, con la sapiente lentezza di uno spogliarello, a un pubblico che pur indovinando ciò che sta per arrivare se la gode ad assaporare il piacere dell’attesa. Tanto che sotto lo schermo, come nella vita, i preliminari valgono più di una rivelazione finale che quasi sempre risulta al di sotto delle aspettative. » |
Uno striptease che guarda dentro
di Maurizio Porro Il Corriere della Sera
Ogni tanto ci si può anche permettere il lusso di un film intellettuale, enigmatico, affascinante come Exotica dell’autore canadese Atom Egoyan, "abbonato" ai festival ma ancora sconosciuto al grande pubblico. Questa sua opera, vista e apprezzata a Cannes l’anno scorso, potrebbe essere un’ottima mediazione tra le esigenze del cinema d’autore e quelle della platea spettacolo, che trova comunque stimoli anche per un film legato all’incandescenza della sfera sessuale. Già Egoyan usa, per definire il genere cui appartiene Exotica, il termine "film striptease", ovvero storie che si denudano (una volta si diceva, rustica traduzione, come una cipolla), non necessariamente in maniera metaforica, un pezzo alla volta, con la mistica lentezza di uno spogliarello che guarda negli occhi i suoi interlocutori: sembra una storia gialla? No, è in nero. » |
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