Amarga Navidad

   
   
   

Che fine ha fatto Beau? Valutazione 0 stelle su cinque

di francesca meneghetti


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martedì 26 maggio 2026

 
 
Siamo nel 2026, a Madrid, in prossimità del Natale. Un Natale amaro, però, come recita il titolo del film.
Raul (Leonardo Sbaraglia) è un regista in piena crisi ideativa, che decide di raccontare sé stesso, i suoi sensi di colpa, i suoi dolori, le sue disattenzioni verso gli altri, proiettandole in una sceneggiatura ambientata nel 2004, la cui protagonista è una donna, Elsa, regista di spot pubblicitari, dopo aver prodotto due cult movie di scarso profitto. Elsa ha un compagno meraviglioso, che la assiste con amore durante una crisi di emicrania dovuta allo stress (e al lutto per la morte della madre). Beau (questo il suo nickname da Bonifacio) fa il pompiere, ma, per ragioni economiche, anche lo stripper per la delizia delle signore (lunga la sequenza della performance erotica, accompagnata da musiche anni ’70, che inevitabilmente portano alla memoria Full Monthly). Ma resta un bravo ragazzo pudico. Infatti, quando Elsa lo aggancia per uno spot pubblicitario di mutande, Beau (Patrick Criado) si assicura che non sia prevista la nudità. Peccato che questo simpatico e poco credibile pompiere esca di scena e che Elsa, superata la sua crisi, se ne vada a Lanzarote, in una villa con vista meravigliosa sulle terre nere vulcaniche, insieme a un’amica che dubita che il marito la tradisca. Poi quando questa se ne va (e torna dal marito), chiama un’altra amica, devastata dai sensi di colpa verso il suo bambino, dimenticando inesplicabilmente il suo Beau. Ma questa è la trama della storia che Raul vorrebbe realizzare, ispirandosi a storie di persone a lui vicine, “vampirizzandole” per usare un’espressione ricorrente nelle critiche cinematografiche. Il film che noi vediamo prevede passaggi continui tra i due piani temporali, a rimarcare le simmetrie e le analogie. Ma l’operazione appare di maniera, forzata. E Almodovar veramente sembra attraversare un momento di crisi creativa, anche se “la mano” da grande regista si vede nelle singole sequenze più che nella struttura complessiva, che non si chiude, intenzionalmente. Quindi niente The end. Di valore anche l’interpretazione delle diverse attrici femminili, un coro sempre caro al nostro. A partire dall’intensa Elsa (Barbara Lennie), valorizzata nei primi piani.  Ma resta il dubbio: perché liquidare malamente il povero Beau (che poi è specchio del fedele assistente di Raul, Santi, interpretato da Quim Gutierrez)?

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