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Che l’impronta sia teatrale, è evidente. Tutta la storia si svolge in un ambiente chiuso (un salotto vecchiotto in via di smobilitazione), di sera, alla luce artificiale. L’esterno non esiste: né aria, né cielo, né sole, né alberi. La telecamera non è fissa, ma gli spostamenti minimi. A tutta questa staticità fa da contrappunto il dinamismo delle reazioni umane, spesso irrazionali e contraddittorie. Spieghiamo. In questo appartamento malandato ereditato dalla madre a Madrid, Alberto ospita una riunione di condominio che deve deliberare solo sul rinnovo dell’ascensore. Ma il clima un po’ sonnecchiante cambia improvvisamente quando Alberto annuncia che affitterà la casa a un suo collega, e, soprattutto, quando si viene a sapere che questo Joaquin è stato assunto con un programma di recupero sociale, in quanto afflitto da una malattia mentale. Per i condomini preoccupati della loro sicurezza è una bomba. Così senza ritegno cominciano a indagare sulla vita di questo sconosciuto, pretendendo di sapere tutto, dalle medicine che prende, alle sue preferenze sessuali, alla faccia di ogni privacy. Tutti i pregiudizi di questo mondo vengono vomitati con delle modalità tali da creare alla fine un gioco di fuochi incrociati, che colpisce con insulti grotteschi e comici il vicino della porta accanto. L’entropia crescente viene interrotta periodicamente o dalla corrente elettrica che salta, o dall’incitamento gridato al voto (anche se non si sa bene che cosa votare). Infatti il film non tende solo a ribaltare i luoghi comuni sulla malattia mentale (un dèjà vu dai tempi di Basaglia e di Gaber, almeno in Italia), ma anche a sollevare la questione della democrazia (non a caso il titolo originale dell’opera dello spagnolo Santiago Requejo è Votemos). Davvero le votazioni equivalgono a democrazia quando sono soggette a impulsi che nulla hanno di razionale? Davvero il mio voto (mi immedesimo in uno dei protagonisti) vale quanto il tuo, che sei un imbecille? Certo è che il litigio a ruota libera ha dei vantaggi per lo spettatore: portare a galla ferite, dolori, segreti inconfessabili che stanno dietro al perbenismo, tali da giustificarne il comportamento. Non è da escludere che razzismi e intolleranze abbiano incubazione in un mix di problemi personali e di vicinanze forzate, come avviene appunto nei condomini. Il film diverte, ma solleva degli interrogativi di un certo spessore.
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