Epic - Elvis Presley in Concert |
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Un film di Baz Luhrmann.
Con Elvis Presley
Documentario,
durata 96 min.
- USA, Australia 2025.
- Universal Pictures
uscita giovedì 5 marzo 2026.
MYMONETRO
Epic - Elvis Presley in Concert
valutazione media:
3,75
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Forza e fragilit? di un mito
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| giovedì 12 marzo 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Dopo quattro anni, il regista australiano Baz Luhrann ritorna a quello che è al tempo stesso un suo mito e un chiodo fisso: Elvis Presley. Nel primo film, “Elviis”, proponeva un biopic un poco agiografico, nel senso che il re del rok’n roll, ritratto in una cornice glitterata e caleidoscopica, appariva idealizzato secondo i canoni hollywoodiani: superiore ai pregiudizi di genere, addirittura sensibile alla causa democratica, e, soprattutto, capace di una sintesi musicale che oltrepassava le barriere etniche, attingendo ispirazione alla mobilità atletica dei neri e ai loro cori gospel. Il giovane attore Austin Butler, più bello, a essere onesti, di Elvis, si giocava un’interpretazione veramente notevole.
Ma poi il regista ha trovato dei video d’epoca, che sono stati rigenerati con le tecniche digitali. Con questi ha costruito un documentario, là dove la voce narrante non è esterna (quella del fasullo colonnello Parker, un agente di onestà poco specchiata, come nel primo film), ma quella dello stesso Elvis, ricavata da dichiarazioni e interviste. Ne deriva un ritratto assai diverso: piuttosto qualunquista sul piano ideologico (il cantante si identifica nell’uomo di spettacolo super partes, anche se veniamo a sapere di simpatie repubblicane). Straordinario, invece, resta dal punto di vista artistico. Infatti le riprese documentate si focalizzano soprattutto sul periodo forse di massimo fulgore, attorno al 1970, quando si esibisce a Las Vegas, prima di diventare il Fat Elvis che si è congedato dal mondo: un otre gonfio, per pessima alimentazione e abuso di farmaci, forse di droghe. In quel periodo magico sfoggiava un fisico prestante, enfatizzato dalle jumpsuit (tute aderenti ma comode), decorate in modo barocco dallo stilista Bill Belew, e cantava con tutto il corpo, mani, gambe, anche, bacino. Cantava, spaziando con naturalezza dal rock al gospel e al country, con un’estensione vocale straordinaria, da toni baritonali a toni angelici, fino a sciogliersi in un bagno di sudore. Due concerti per sera, per non so quante serate consecutive, con la predisposizione a cantare su richiesta, vantando circa centocinquanta canzoni collaudate. Due chili persi ad ogni concerto. E poi si concedeva totalmente al pubblico: a baci e abbracci, anche agli assalti sul palco delle ammiratrici. Ma la parte forse più intrigante è data dalle scene delle prove, dove evidenzia perfezionismo, ma anche disponibilità all’improvvisazione, all’estro dei suoi musicisti, che si divertivano un sacco, al pari delle coriste nere.
Ma tanto talento cela sempre delle fragilità. Elvis confessa nel documentario il dolore per la norte della madre mentre era militare, la paura della fragilità, la fatica a gestire l’adrenalina dopo lo spettacolo (devono passare 4 o 5 ore per poter dormire). Tace, ed è naturale, su tante altre cose. Non sapremo mai se la sua morte precoce, a quarantadue anni, sia frutto di fattori genetici (sua figlia è morta ugualmente giovane) o di eccessi fisici o chimici (le tante medicine trovate nel suo sangue), riconducibili a queste fragilità. Certo resta un mito.
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giovedì 5 marzo 2026 Distribuzione Il film è oggi distribuito in 38 sale cinematografiche: |