Un semplice incidente

Un film di Jafar Panahi. Con Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten.
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Titolo originale A Simple Accident. Drammatico, durata 101 min. - Iran, Francia, Lussemburgo 2025. - Lucky Red uscita giovedì 6 novembre 2025. MYMONETRO Un semplice incidente * * * 1/2 - valutazione media: 3,79 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Caso, scelta, responsabilit?, dubbio

di francesca meneghetti


Feedback: 8829 | altri commenti e recensioni di francesca meneghetti
lunedì 10 novembre 2025

Chi dal cinema si aspetta azione, dinamismo, effetti speciali, stia lontano da questo film, vincitore a Cannes, imperdibile, che, per certe scelte tecniche, lunghi piani sequenza a camera fissa, produce un effetto teatrale. Partiamo dal regista, Jafar Panahi, iraniano, che ha conosciuto, per il suo dissenso al regime, l?esperienza della tortura psicologica nelle carceri iraniane, e che quindi ha voluto lanciare un messaggio di resistenza con un film girato lontano dalle grinfie della censura.
I temi chiave del racconto sono: caso, scelta, responsabilit?, dubbio. Il caso irrompe pesantemente almeno due volte: la prima quando un banale incidente stradale determina l?incontro tra ?Gamba lesta?, un ufficiale dei servizi segreti (cosiddetto a causa di una protesi di legno alla gamba che produce un rumore particolare) e Vahid, che ne speriment? le arti malefiche anni prima, per aver protestato per la mancata corrispondenza dei salari. La seconda, quando una drammatica telefonata giunta da una bambina, la figlia di ?Gamba lesta?, costringe a modificare di 180 gradi i piani d?azione di Vahid, che si espone cos? a grossi rischi.
La prima reazione di Vahid all?incontro fatale ? furente e istintiva: insegue il suo torturatore, lo colpisce, ed ? sul punto di seppellirlo vivo quando ? assalito dal dubbio e per dissiparlo cerca la conferma di altre vittime di ?Gamba lesta?: una fotografa che indossa pantaloni e giubbino, ma non il velo, se non episodicamente; una sua amica vestita da sposa per il servizio fotografico (e il suo futuro marito); un altro testimone, il pi? furioso. Tutti rivivono gli orrori del carcere e delle sevizie, tutti riconoscono il prigioniero (sedato e nascosto in una cassa di legno), ma nessuno condivide l?idea dell?altro su cosa fare. Ne derivano discussioni continue, drammatiche e di tipo teatrale, tra i vari personaggi, mentre Vahid tiene aperta la porta del dubbio e si rivela, alla fine, il pi? moderato, dopo la prima reazione d?impulso.
La violenza merita una risposta ugualmente violenta? La resistenza a una violenta oppressione deve imitarne i metodi o restare ancorare a principi di umanit? e di piet?? Ecco allora entrare il gioco la coppia dinamica scelta/responsabilit?, perch? da ogni azione voluta deriva una conseguenza precisa, i cui effetti sono destinati a ricadere su chi l?ha realizzata. Ho pensato che simili discussioni potevano essere intercorse tra i partigiani che in Europa combatterono il nazifascismo in Europa.
Il film ? potente, e non solo per la pregnanza del messaggio. C?? anche l?ironia, che si insinua specie nel mostrare la corruzione dell?Iran, dove i poliziotti chiudono un occhio di fronte a una mazzetta e, se chi hanno di fronte non ha contanti, sono pronti a estrarre il Pos.
La regia poi privilegia la messa a fuoco dei personaggi, mentre gli sfondi urbani tendono a sfocare, diversamente dal deserto. Hanno un gioco importante anche le luci (quelle del tramonto, quelle notturne in particolare) e la colonna sonora, che lascia la sua firma a conclusione del film.

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antonio bianchi domenica 7 dicembre 2025
bella recensione, mi riconosco
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No
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Per certi versi il processo di riappropriazione di umanità che percorre Vahid sembra risvegliare, io lo leggo così in modo molto personale, l''umanità anche di Eghbal. A me è venuto di tracciare un parallelo, su percorsi diversi, ma con qualche analogia, con la vicenda dell''agente della Stasi HGW XX/7 in Le vite degli altri, raggiunto a un certo punto dal dubbio, toccato dalla vita dello scrittore che stava spiando.
Qui il finale è aperto, il rumore del passo che si avvicina, si ferma e poi si allontana mi ha fatto leggere in questo modo la vicenda.
Ma sono d''accordo con la sua bella recensione, Francesca Meneghetti, e sulle parole chiave che lei individua. Grazie.

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