Melania

Film 2026 | Documentario, 104 min.

Anno2026
GenereDocumentario,
ProduzioneUSA
Durata104 minuti
Regia diBrett Ratner
AttoriMelania Trump, Hervé Pierre, Peter Sohn, Donald J. Trump, Barron Trump .
Uscitavenerdì 30 gennaio 2026
DistribuzioneEagle Pictures
MYmonetro Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Brett Ratner. Un film con Melania Trump, Hervé Pierre, Peter Sohn, Donald J. Trump, Barron Trump. Genere Documentario, - USA, 2026, durata 104 minuti. Uscita cinema venerdì 30 gennaio 2026 distribuito da Eagle Pictures. Valutazione: 2 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Ultimo aggiornamento sabato 31 gennaio 2026

Una finestra senza precedenti sui venti giorni che precedono l'Inaugurazione Presidenziale del 2025, raccontati per la prima volta attraverso lo sguardo diretto della First Lady. In Italia al Box Office Melania ha incassato 8,9 mila euro .

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 2,00
CRITICA
PUBBLICO
CONSIGLIATO NÌ
Un ritratto privo di ombre e di profondità di campo che rimane in superficie.
Recensione di Paola Casella
sabato 31 gennaio 2026
Recensione di Paola Casella
sabato 31 gennaio 2026

Mancano 20 giorni al secondo insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, e la moglie Melania è impegnata nella scelta dell'abito con cui presentarsi alla cerimonia di inaugurazione e alla cena e serata di gala che seguiranno: gli inviti, il menu, le tovaglie e il servizio di piatti e bicchieri, tutto nel bianco e oro delle magioni Trump, mentre l'abbigliamento di lei è in bianco e nero, i suoi colori preferiti. Intorno a Melania si affanna uno stuolo di attendenti, dallo stilista francese Hervé Pierre all'arredatrice di interni laotiana Tham Kannalikham, ma lei rivendica la sua "visione creativa", fosse solo nel sistemare il colletto della camicia o la tesa del cappello. E si prepara a riprendere il filo del mandato precedente di first lady e delle sue due iniziative preferite, la Be Best, campagna per promuovere il benessere dei bambini tenendoli lontani dai device e proteggendoli dal cyberbullismo, e Fostering The Future, programma che asegna borse di studio agli universitari per emanciparli dal welfare.

Melania è esattamente come ce lo si potrebbe immaginare: un ritratto privo di ombre e di profondità di campo (nonostante nel team di direttori della fotografia ci sia anche il premio Oscar Dante Spinotti) che rimane in superficie e non rivela della first lady niente di più di quanto non sia stato espressamente autorizzato dalla committenza.

In questo non è dissimile dai recenti documentari su Brunello Cucinelli, Ilary Blasi o Chiara Ferragni, al centro di un contesto agiografico cui la regia acconsente con più o meno talento. Qui dietro la cinepresa c'è Brett Ratner, da tempo in panchina dopo le numerose accuse di molestie sessuali, il cui sguardo si concentra sui tacchi a spillo della first lady e sulle sue doti di regina della casa (Bianca).
Melania Trump viene mostrata dialogare con la first lady francese Brigitte Macron e la regina Rania di Giordania, che parlano di bambini come mamme riunite per l'ora del the, ma per il resto l'unico momento politico è il suo incontro con Aviva Siegel, rapita da Hamas il 7 ottobre insieme al marito Keith, per la cui liberazione, si legge nei titoli di coda, la first lady si è impegnata in prima persona. Non si fa altro cenno alla situazione nella striscia di Gaza, nemmeno quella dei bambini cui Melania Trump dedica grande attenzione con le sue attività benefiche, né ai bambini nel mirino delle pratiche di rimpatrio del governo Trump, nonostante gran parte dei personaggi in scena, a cominciare da Melania, siano arrivati negli Stati Uniti come immigrati, più o meno di lusso. Nemmeno si accenna ai tagli governativi alle università, che sembrano un controsenso rispetto al programma Fostering The Future.

Melania, in voce fuori campo, elenca le sue encomiabili intenzioni come first lady e i suoi "valori di verità e rispetto per gli altri" e "protezione dei diritti individuali", e della "collettività statunitense", ma mostrare questo documentario oggi fa l'effetto di una check list di tutto ciò che contraddice quelle intenzioni. Allo stesso modo le parole di Trump al momento del suo insediamento, dal "rispetto per lo stato di diritto" alla descrizione di sé come "pacificatore e unificatore", assumono oggi un significato speculare e contrario.

Ma il problema principale di Melania non è politico, bensì cinematografico: una narrazione così priva di notizie, di momenti non già abbandonatamente mostrati dai notiziari e di sviluppo drammaturgico finisce per apparire monotona e uniforme, e relegata ad un immaginario escludente. "Tutti vogliono sapere", dice Melania all'inizio, ma al termine della visione non sappiamo nulla di più di quanto non fosse già evidente né su di lei, né sul rapporto col marito o con il figlio Barron, che giganteggia solo sullo sfondo. L'unico momento ad umanizzare la protagonista è quello in cui ricorda l'anniversario della morte della madre Amaljia, cui era molto legata.

Il mondo resta fuori dalla Casa Bianca come dagli attici di Trump Tower, dal compound di Mar a Lago e dagli aerei privati, e il "film di realtà" di Ratner sembra una bolla sospesa che forse in futuro servirà da capsula del tempo. "Non importa da dove veniamo, siamo tutti uniti dalla stessa umanità", dice Melania, ma il suo documentario suggerisce che, come scriveva Orwell, "alcuni sono più uguali degli altri". E per quanto la protagonista si sforzi di mostrare empatia nel distribuire baci e abbracci Melania la rappresenta come una sfinge imperscrutabile. La parte più interessante è la playlist di brani musicali che puntellano il documentario, che sembra fare da contrappunto ironico a tutto ciò che vediamo in scena, basta osservare la sequenza dei titoli: da Gimme Shelter (che parla di guerra, violenza carnale e omicidio "a uno sparo di distanza") a Billie Jean (che racconta le rivendicazioni di una reginetta di bellezza intenta ad incastrare il suo amante), da Everybody Wants to Rule The World a This Is A Man's World, da Chase a What Will I Do (appena intrapresa la nuova presidenza), da la Gazza Ladra di Rossini all'inno Lgbtq YMCA. E ci sono un paio di flash sulla reazione critica di parte del mondo verso il ritorno di Trump alla Casa Bianca: l'espressione di Kamala Harris durante l'insediamento, o la voce fuori campo del giornalista che chiede: "Sopravviveremo al nuovo presidente?" Elon Musk e Jeff Bezos, che con Amazon ha prodotto e distribuisce Melania, applaudono invece in prima fila.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 10 febbraio 2026
Carlo Valeri
Film TV

All'inizio ci viene un dubbio: sparare la scorsesiana Gimme Shelter degli Stones, mentre scorrono in rapido montaggio la silhouette, gli occhiali scuri e gli stivaletti di Melania Trump che da Miami va a NY per organizzare, in pochi giorni, l'insediamento a Washington del neoeletto presidente degli Stati Uniti, può essere una dichiarazione programmatica? Poi alla fine vediamo Melania e Trump festeggiare [...] Vai alla recensione »

NEWS
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mercoledì 24 dicembre 2025
 

I venti giorni che precedono l’Inaugurazione Presidenziale del 2025, raccontati per la prima volta attraverso lo sguardo diretto della First Lady. Da venerdì 30 gennaio al cinema. Guarda il trailer »

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