| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, Musical, |
| Produzione | Spagna, Francia |
| Regia di | Javier Ambrossi, Javier Calvo |
| Attori | Glenn Close, Penélope Cruz, Julio Torres, Miguel Bernardeau, Lorenzo Zurzolo Antonio de la Torre, Natalia de Molina, Lola Dueñas, María Morales (II), Daniel Ibáñez, Manuel Gareno, Hugo Welzel, Nuria Mencía, Mona Martínez, Mateo Medina, Albert Pla, Carlos González (II), Teo Lucadamo. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,00 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 22 maggio 2026
La storia di tre uomini, le cui vite sono intimamente intrecciate attraverso la sessualità e il desiderio, il dolore e l'eredità, in tre epoche diverse: 1932, 1937 e 2017. Il film è stato premiato al Festival di Cannes,
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CONSIGLIATO SÌ
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Tre uomini, tre epoche, tre vite diversamente legate al destino immaginario del seguito di un romanzo
incompiuto di Federico García Lorca, fucilato nell'agosto del '36 al debutto della guerra di Spagna. Una
storia di desiderio, amore, dolore e poesia che comincia da Sebastian (1937), giovane trombettista e
simpatizzante fascista che scampa per un pelo a un bombardamento italiano sul suo villaggio
cantabrico.
Arruolato nelle milizie falangiste locali, stringe amicizia con un soldato repubblicano ferito in
combattimento, Rafael Rodríguez Rapún. È lui a consegnargli il romanzo di Lorca, la cui trama si
intreccia con la narrazione del film, raccontando la tragedia sociale di Carlos (1932), un giovane uomo
della borghesia spagnola che vorrebbe diventare membro di un prestigioso casinò di Granada ma la sua
domanda viene respinta a causa della sua omosessualità. Diversi anni dopo a Madrid, Alberto (2017),
nipote di Sebastian e drammaturgo frustrato, eredita dal nonno una confessione d'amore e il prezioso
manoscritto di Lorca. Il passato fa il suo giro e guarisce il presente.
Con esuberanza formale e consumata crudezza, Javier Ambrossi e Javier Calvo rendono omaggio al poeta Federico García Lorca, giustiziato dai nazionalisti spagnoli nell'estate del '36. Tonante, espansivo, esorbitante, La bola negra è un affresco epico di quasi tre ore sull'amore e l'arte in tempo di guerra, un melodramma barocco e smisurato che rivisita con audacia la storia spagnola alla luce della violenza contro gli omosessuali.
Il film mostra l'omofobia crassa della Spagna patriarcale degli anni
Trenta, terreno fertile per il franchismo. Ispirato al romanzo omonimo e incompiuto di Federico García
Lorca, l'unico libro in cui rivela apertamente l'omosessualità del suo personaggio, il film debutta con
una dichiarazione di forza: una sequenza di crudele ironia contrappone gli abitanti del villaggio in festa
agli aerei militari che finiranno per falciare le loro vite. Segue più avanti una scena d'orrore, un camion
carico di cadaveri ancora caldi e feriti agonizzanti, mentre le suore infermiere 'fanno il triage' senza
pietas, quasi fossero in pausa caffè. La disumanizzazione della guerra in tutta la sua oscenità ordinaria.
Ma è solo una falsa speranza perché La bola negra perde di intensità nel cercare di spiegare
troppe cose che avrebbe potuto semplicemente mostrare.
E dire che nessuno come i Javis è capace di manipolare la materia filmica dando forma a un altro Paese,
dove immaginare i loro protagonisti, che rimangono curiosamente incompiuti, proprio come il
romanzo alla base del film. Carlos, il personaggio ispirato a Lorca, è ridotto a un'espressione
imbronciata sotto i capelli corvini. Meglio fanno Sebastian e Alberto che incarnano la condizione
omosessuale su due generazioni nella turbolenta storia della Spagna dagli anni Trenta ad oggi. Se gli
occhi lucidi di Sebastian soffiano un erotismo ardente, e ovviamente proibito, negli ospedali militari,
Alberto, il gay più contemporaneo della storia, assume un aspetto per nulla convenzionale al cinema, il
suo sovrappeso non gli pone alcun problema, nessun limite, soprattutto quello di amare. Los Javis,
icone queer del cinema spagnolo, celebri per la loro abilità nel fondere kitsch e sacro (La Mesías) si (e
ci) perdono dentro archi narrativi instabili che non trovano il loro baricentro e inciampano in qualche
goffaggine, soprattutto nel capitolo contemporaneo e quando il romanzo incompiuto di García Lorca
prende vita in scene oniriche, che vorrebbero forse concretizzare il desiderio del poeta di scrivere il suo
primo testo "senza poesia".
Con le spiegazioni delle zone d'ombra della narrazione, il racconto guadagna in chiarezza ma si rivela
didattico, come l'improbabile conferenza della studiosa americana (Glenn Close) venuta a esporre il suo
lavoro su Lorca. Ma ai nostri non difetta certo la vena romanzesca e la poesia che svolge un ruolo
importante e muove i protagonisti. Epico, intimo, comico, tragico, La bola negra compone
con la memoria degli spagnoli sul franchismo, che è arrivato finalmente a una svolta significativa, dopo
decenni di compromessi e di relativo oblio in nome dell'unità nazionale sancita dopo la morte del
dittatore e l'instaurazione della democrazia, e lavora plasticamente sull'immaginario omoerotico, la luce
accarezza magnificamente la pelle dei marinai al sole, dei soldati in canottiera o dei corpi nudi su una
spiaggia. Le scene più intime, quelle più vicine ai volti e ai corpi, sono le più belle in questo manifesto di
una generazione determinata a spalancare gli armadi della storia, a scavare la terra e diseppellire storie
d'amore e di resistenza.
Istanti silenziosi che parlano con eloquenza e disegnano la guerra interiore di due uomini, due soldati
che hanno combattuto su fronti diversi una guerra civile e una battaglia esistenziale per poter vivere la
propria vita (e morire liberi). Il film beneficia di un cast magnetico, che affianca alle star internazionali
(Penélope Cruz, Glenn Close) attori spagnoli iconici come Lola Dueñas, presenza fissa nei film di
Almodóvar, e stelle emergenti come Guitarricadelafuente, davvero febbrile nel ruolo di Sebastian e
Carlos González nei panni di Alberto, giovane uomo di oggi che viaggia indietro nel tempo e dipana i
nodi di questo dramma, scoprendo al contempo la storia tragica della propria famiglia. I due temerari
autori rischiano tutto, quasi ci perdono, ma alla fine ci riprendono sempre come il loro trascinante
flamenco, dove i corpi sembrano agiti da una forza estranea. Ambrossi e Calvo hanno appena
compiuto un passo da gigante, che riconcilia le due Spagne, dimostrando chiaramente di aver trovato la
loro strada. Contiamo su di loro per gli anni a venire.
L'identità omossessuale, la sua "scoperta" e la sua discriminazione attraverso il tempo, la storia e le generazioni di Spagna. Tre personaggi maschili in tre epoche diverse: 1932, 1937, 2017. A legarli il ritrovamento di La bola negra, l'opera incompiuta del 1936 del poeta e drammaturgo Federico Garcia Lorca, in cui l'autore per la prima e unica volta parla esplicitamente di omosessualità, un'opera [...] Vai alla recensione »