| Titolo originale | Two Prosecutors |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Germania, Paesi Bassi, Lettonia, Romania |
| Durata | 110 minuti |
| Al cinema | 27 sale cinematografiche |
| Regia di | Sergei Loznitsa |
| Attori | Aleksandr Kuznetsov (IV), Anatoliy Belyy, Dmitrijus Denisiukas, Aleksandr Filippenko Vytautas Kaniusonis, Valentin Novopolskij, Ivgeny Terletsky, Orest Pasko, Andris Keiss, Lukas Petrauskas. |
| Uscita | giovedì 12 febbraio 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,61 su 25 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 4 febbraio 2026
Un giovane procuratore cerca, nella Unione Sovietica stalinista, di fare quello che dovrebbe essere il suo dovere: rispondere all'appello di un detenuto. Due procuratori è 51° in classifica al Box Office. giovedì 19 febbraio ha incassato € 1.152,00 e registrato 8.966 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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URSS 1937. Apogeo della repressione staliniana. Un detenuto incaricato di bruciare tutti gli appelli rivolti al dittatore ne salva uno rivolto a un procuratore e riesce a farlo arrivare al destinatario. Il quale è Alexander Kornev, giovane magistrato idealista convinto di vivere nel più legale dei mondi. Si accorgerà, a sue spese, che la realtà è estremamente diversa.
Sergei Loznitsa realizza il suo primo lungometraggio di totale fiction parlando del passato per ammonire sul presente.
Questo film porta sullo schermo un testo di Georgy Demidov a lungo proibito in Russia perché offriva una testimonianza diretta dei gulag staliniani (oltre a quella nota di Solgenytsin). Per quanto riguarda la filmografia del documentarista ucraino sembra essere il diretto discendente di Process (2018) in cui si raccontava un processo staliniano del 1930 in cui alti dirigenti, accusati di avere ordito una trama per un attentato, confessavano colpe mai avute per salvarsi una vita da trascorrere però nei gulag. È in uno di questi che si apre il film con un'immagine tenuta a lungo sullo schermo: si tratta di un'impalcatura di legno che viene smontata dai detenuti. Il film vuole smontare un sistema di apparato che sapeva bene come rimanere in piedi e che, come ci viene suggerito, lo sa ancora oggi in tutti i Paesi in cui è al potere un dittatore. Ogni riferimento alla Russia odierna non è puramente casuale. Nella vicenda ci sono riferimenti a Gogol ma, soprattutto, è Kafka a dominare con la sua visione purtroppo profetica. Kornev potrebbe essere un suo protagonista (il suo cognome, forse non a caso, inizia con la K). Nato all'incirca quando la Rivoluzione bolscevica aveva inizio pensa che il suo compito sia quello di far applicare la Legge (con l'iniziale maiuscola) e si muove con pazienza e determinazione nelle maglie di un sistema burocratico che, fingendo di assecondarlo, lo sta progressivamente avvolgendo nelle proprie pericolosissime spire.
Loznitsa è al suo fianco e, al contempo, ci mette a conoscenza di quanto accade dietro le quinte. Scopriamo, ad esempio, che un funzionario che deve consentirgli di procedere viene dato come assente per fiaccare la sua volontà di attesa mentre invece si trova nel suo ufficio. L'esito però sembra raggiunto quando finalmente l'incontro con il detenuto richiedente tutela può avvenire e costui gli mostra i segni di tutte le torture subite dall'NKVD, la polizia segreta. Di cos'altro c'è bisogno per procedere in suo favore? Di nulla se il procuratore potesse decidere in proprio ma è il Sistema a poter dire l'ultima parola. Che non può e non deve essere favorevole. Il regista ucraino ha ormai raggiunto una filmografia tale da meritare una rassegna dei suoi film. Visti insieme ci aiuterebbero a capire il presente dell'Est Europa forse più e meglio di tanti reportage.
Un regista ucraino che parla male della Unione Sovietica, di Stalin, della rivoluzione. Della dittatura. E credo che purtroppo non abbia tanto torto. Un film molto ben fatto! Durissimo ed emozionante. Un pugno allo stomaco x chiunque sia onesto intellettualmente.
Profonda provincia sovietica, 1937: l'anno terribile delle grandi purghe staliniane. Il giovane procuratore Korneev, appena laureatosi in legge, riceve una lettera sfuggita alle maglie della censura. È un biglietto scritto con il sangue: un uomo, rinchiuso in prigione perché accusato di essere "un membro della cricca Bucharin-Trockij", chiede di vedere un avvocato.