| Anno | 2025 |
| Genere | Biografico, Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Rachel Lee Goldenberg |
| Attori | Lily James, Dermot Mulroney, Dan Stevens, Clea Duvall, Pierson Fode Myha'la Herrold, Ben Schnetzer, Jackson White, Joely Fisher, Aidan Laprete, Coral Peña, Olivia Rose Keegan, Ian Colletti, Ana Yi Puig, Tijuana Ricks, Mary Neely, Gabe Kessler, Sara Coates, Hunter Sansone, Larken Woodward, Jennifer Woods (II), Curtis Schurer, Roman Arabia, Ashlee Brian, Kyra Weeks, Michael Koorstad. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 29 settembre 2025
Ispirato alla storia vera e provocatoria della visionaria fondatrice della piattaforma di incontri online Bumble.
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CONSIGLIATO NÌ
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Los Angeles, 2012. Whitney Wolfe Herd è una brillante neolaureata desiderosa di impiegare il suo tempo e le sue competenze per fare qualcosa di buono e utile per la società. Dopo anni nel sud-est asiatico, matura l'idea di dar vita a una app in grado di collegare volontari e orfanotrofi in Thailandia. Per questo, si imbuca a un lussuoso evento dedicato al mondo delle start up e cerca di agganciare qualche finanziatore che possa aiutarla ad avviare il suo progetto. La serata prende tuttavia una piega inaspettata: la giovane donna conosce infatti Sean Read, il CEO di Hatch Labs, che le offre un lavoro. Tra i progetti in cantiere della nascente impresa c'è anche un'app di incontri di nome Matchbox, destinata a diventare Tinder grazie alle intuizioni della stessa Whitney.
Dopo Pam & Tommy, Lily James torna a recitare in un biopic in cui interpreta il ruolo di un'intraprendente donna di successo schiacciata dal maschilismo dell'ambiente lavorativo e sociale che la circonda.
Se di Tinder abbiamo quasi tutti sentito parlare almeno una volta nella vita, molto meno probabile è avere familiarità con il nome di Whitney Wolfe Herd, una delle fondatrici della fortunatissima app di dating. Eppure, il contributo di Herd è stato fondamentale per la diffusione e il successo di Tinder - salvo poi essere stata estromessa dal progetto per via del risentimento di un altro socio fondatore, indignato per essere stato lasciato dalla giovane donna.
D'altra parte, il mondo tech non è certamente un ambiente accogliente e inclusivo per una lavoratrice. Un'imprenditrice ha infatti molta più probabilità di dirigere una non-profit che di riuscire a ottenere riconoscimento in un settore dominato dagli uomini e da una buona dose di maschilismo. Questo il tema al centro di Swiped di Rachel Lee Goldenberg, un film che attraverso il racconto della parabola dell'ideatrice di Bumble si propone di portare sullo schermo una storia femminista dedicata all'esplorazione del tema delle discriminazioni di genere nell'ambito delle nuove tecnologie.
L'argomento, sicuramente, è attuale e potenzialmente ricco di spunti di riflessione, soprattutto considerata l'intenzione dell'autrice di soffermarsi su un universo poco esplorato dal cinema (e non solo): quello delle app di incontri. Un mondo spesso troppo poco conosciuto, i cui meccanismi sottendono complesse dinamiche psicologiche e sociali.
Nonostante le buone premesse, il film si dimostra un'occasione mancata: la narrazione rimane infatti molto in superficie, senza mai scendere davvero nella profondità di ciò che viene raccontato. Anche la caratterizzazione dei personaggi e delle dinamiche che li legano appare poco tridimensionale e la stessa protagonista risulta irrealistica - una Mary Sue infallibile con cui è veramente difficile entrare in connessione. Whitney, infatti, non ha veri difetti, se non quelli dovuti a un'ambiente ingiusto che la costringe ad agire in modo diverso da come vorrebbe. Così, il suo personaggio non vive mai un reale conflitto che ne stimoli un significativo cambiamento, una concreta evoluzione.
Il risultato è un racconto semplice e confortante di una storia di successo di una self-made woman - intervallata da momenti iper drammatici poco in linea con il tono generale del film - capace comunque di intrattenere grazie al ritmo serrato della narrazione e alla buona interpretazione degli attori. Quel che manca è una maggiore intensità di sguardo, che avrebbe dato al messaggio emancipatorio che costituisce il cuore del film la possibilità di lasciare veramente il segno. Probabilmente non sarà grazie a questo titolo che ci ricorderemo a lungo di Whitney Wolfe Herd.
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