| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 109 minuti |
| Regia di | Luca Lucini |
| Attori | Martina Gatti, Matteo Olivetti, Margherita Buy, Francesca Della Ragione Laura Morante. |
| Distribuzione | Eagle Pictures |
| MYmonetro | 2,42 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 22 ottobre 2025
Achille e Stella, trentenni di Civitella, affrontano la crisi del loro amore. Dopo una fuga a Roma e un tradimento, nascono due gemelli: uno bianco e uno nero.
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CONSIGLIATO NÌ
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Achille e Stella hanno trent'anni e stanno insieme da 15, vivono a Civitella, provincia di Latina, lavorano entrambi per un'ortofrutticola e hanno un figlio, Flavio, che per dominare l'ansia sniffa... il suo astuccio. Achille si distrae dalla routine quotidiana guardando le partite della Lazio con gli amici, facendo acquisti dissennati al di sopra della sua portata, e frequentando la discoteca locale da dove rientrare a casa alle quattro del mattino. Stella è infelice, non ce la fa più, e un bel giorno prende la corriera per Roma, dove l'aspetta l'amica storica Mary con cui avrebbe dovuto partire per una vacanza avventurosa se non fosse rimasta incinta di Flavio. A Roma ha un'avventura di una notte con Gil, un cuoco-star di origine africana. Tornata a casa, ritrova l'intimità perduta con Achille, spaventato dalla sua fuga improvvisa. E nove mesi dopo partorisce due gemelli: uno bianco come Achille e uno nero come Gil. Achille diventa "lo zimbello del litorale", e Stella il bersaglio delle malelingue del paese.
Luca Lucini e la sua squadra di cosceneggiatori, composta da Davide Lisino e Greta Scicchitano (anche coautori del soggetto), Marta Storti e Ilaria Storti, con la collaborazione di Riccardo Cassini, prendono spunto da un fenomeno medico reale, la superfecondazione, che permette di portare avanti contemporaneamente due gravidanze distinte da due partner diversi, per raccontare una storia di tolleranza e "apertura del cuore".
Ma la premessa secondo cui una donna sposata (con tanto di fede ben visibile) e un uomo single, entrambi adulti e intelligenti, facciano sesso occasionale senza prendere alcuna precauzione, richiede una sospensione dell'incredulità davvero eccessiva, e dà il va ad una serie di piccoli e grandi problemi di drammaturgia: il più rilevante quello di non dare una conclusione degna al coinvolgimento di Gil nella vita di suo figlio, che purtroppo può essere interpretato anche come una scelta discriminante, in un film che nelle intenzioni fa dell'inclusione la sua architrave. Perché Stella informa Gil della sua paternità, se poi non lo vuole presente nella vita del bambino? Un altro grosso problema di sceneggiatura è l'assenza non dettagliata dei padri di Stella e Achille, dettaglio importante nello svolgimento di una storia che ha al suo centro la paternità.
Quel che funziona invece sono le interpretazioni degli attori, come sempre ben diretti da Lucini, da Martina Gatti (una delle più brave interpreti della sua generazione) e Matteo Olivetti nei panni di Stella e Achille, al piccolo Mattia Basciani nel ruolo di Flavio e Alessio Moneta in quello di Ascanio, e soprattutto le due consuocere Rossana e Lucia, impersonate da Margherita Buy e Laura Morante, come sempre all'altezza del loro compito, con un elogio particolare a Buy che regala a Rossana, agorafobica e piena di paure sfumature fuori dalla sua comfort zone di attrice, e ci ricorda come Buy abbia tempi comici impeccabili poco sfruttati dal cinema contemporaneo (con le eccezioni di Verdone e Virzì). Stella gemella è una parabola sulla necessità di accettare la nostra fallibilità e accogliere la realtà così come viene e come occasione di crescita, lasciandoci ogni tanto andare alla deriva senza porci troppi paletti socioculturali, e senza permettere che altri ci dicano come dobbiamo vivere. Sarebbe stato utile dare più spazio anche alla comunità che circonda Stella e Achille, che può avere reazioni più complesse del semplice rifiuto e derisione, e uscire dello stereotipo di grettezza e bigottismo con cui è spesso caratterizzata la provincia al cinema. La battaglia fra consuocere (e il binomio Morante-Buy, per la prima volta insieme sul grande schermo) resta la parte più divertente di questa commedia romantica che può contare sulla mano di regia di Lucini, ma non su una sceneggiatura sufficientemente solida (e le molte mani che l'hanno firmata non erano un buon segno).
Presentato nella sezione più pop e mainstream della Festa del cinema, Stella gemella è un film decisamente godibile che si presta tuttavia a rappresentare tutti i limiti della commedia cosiddetta all'italiana dei nostri tempi. Vediamo come. Anzitutto la regìa. Il film è diretto dal milanese Luca Lucini, il quale dopo la palestra dei videoclip ha esordito nel "lungo" col fortunato adattamento cinematografic [...] Vai alla recensione »
Stella Gemella, il nuovo di Luca Lucini, non è un bel film. È utile, però, a illuminare alcune difficoltà ricorrenti nel cinema italiano qui e ora, ovvero: soggetti, meno, idee o ideuzze scambiate e spacciate per sceneggiature; asfissia drammaturgica; recitazione alla cave canem; regia di mero servizio; rifiuto del conflitto poetico, ossia socioantropico; minimismo sentimentale; infantilismo ideologico; [...] Vai alla recensione »
Non si esce vivi dalla provincia. Almeno per tanto cinema italiano, convinto che chi abiti nelle periferie geofisiche e geopolitiche del Paese abbia un complesso di sudditanza o rivalsa verso il contesto urbano più prossimo. In Stella gemella è l'irruento laziale (stereotipo che significativamente agisce anche su un'affollata writer's room di mani prevalentemente femminili) Achille ad esplicitare questo [...] Vai alla recensione »