| Titolo originale | Partir un jour |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 94 minuti |
| Al cinema | 14 sale cinematografiche |
| Regia di | Amélie Bonnin |
| Attori | Juliette Armanet, Bastien Bouillon, François Rollin, Tewfik Jallab, Dominique Blanc Mhamed Arezki. |
| Uscita | giovedì 18 giugno 2026 |
| Distribuzione | Fandango |
| MYmonetro | 2,94 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 15 giugno 2026
Cécile, chef con aspirazioni stellate, torna al paese natale e rimette in discussione la sua vita. Il film ha ottenuto 3 candidature a Cesar, Allora balliamo è 80° in classifica al Box Office. giovedì 16 luglio ha incassato € 344,00 e registrato 19.904 presenze in totale.
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CONSIGLIATO SÌ
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Cécile, dopo il successo ottenuto in televisione grazie a un cooking show sta per aprire il proprio ristorante insieme al suo compagno. Scopre di essere incinta e, al contempo, si sente in dovere di tornare al paese natio perché il padre, anch'egli ristoratore, ha avuto un infarto.
Un film alla francese in cui canzoni e realtà riescono a convivere senza stridere.
Amélie Bonnin ha compiuto un'operazione che solitamente tende a, come si è soliti dire, mostrare la corda. Ha cioè espanso un suo cortometraggio che aveva avuto un buon riscontro. Ha però compreso che il ruolo principale non andava più assegnato ad un uomo bensì a una donna. Ecco allora che ci troviamo davanti alla quarantenne Cécile che nella prima scena scopre di essere incinta proprio mentre sta per aprire il proprio ristorante facendo un salto nell'alta ristorazione. Costretta dall'ennesimo problema cardiaco paterno ad andarlo a trovare, decide di non dire nulla della gravidanza al compagno con cui condivide anche il progetto del ristorante. È a partire da queste premesse che si sviluppa un'azione che vede al centro un posto di ristoro, gestito dai genitori e molto frequentato da camionisti, che è distante anni luce dall'idea di cucina che Cécile vuole proporre ma in cui fa anche la ricomparsa un vecchio amore dei tempi della scuola. Tutto questo accompagnato da canzoni famose adattate per l'occasione che vengono messe in bocca agli attori come fossimo in un non musical che ha però bisogno del canto. L'operazione viene condotta con una buona dose di autoironia che viene ad un certo punto decisamente esplicitata.
Sembra di tornare al clima del film di Alain Resnais "On connait la chanson" che nella versione italiana diventò Parole parole parole titolo di una canzone che, forse non a caso, viene citata qui. Tutto questo in uno di quei film che costituiscono una prerogativa del cinema francese. Saper cioè raccontare storie che potrebbero stare tranquillamente nella realtà grazie ai volti giusti unitamente a quel tanto di astrazione che permette di affrontare temi non proprio secondari. Qui Cécile deve decidere su una gravidanza che sente di non volere, lei e il padre si scontrano su due visioni opposte della ristorazione e per di più torna sulla scena un vecchio amore dell'adolescenza per cui la protagonista sente di provare ancora dei sentimenti che sembravano sopiti. Selezionato come film di apertura dell'edizione 2025 del Festival di Cannes si è rivelato come la giusta scelta di intrattenimento non avulso dalla realtà.
On connaît la chanson. Viene immediato non tanto il confronto ma invece il lampo musical del gran film di Alain Resnais realizzato nel 1997. Non solo perché il brano di Mina Parole parole, che somiglia al titolo con cui quel film è stato distribuito in Italia (Parole parole parole...) è al centro di una scena in cui viene cantato da madre e figlia. Ma perché la musica anche qui diventa un gioco linguistico, una doppia realtà.
Nel prologo di Allora balliamo Cécile scopre di essere rimasta incinta. È diventata popolare dopo aver vinto il talent di cucina Top Chef e sta per aprire un ristorante assieme a Sofiane, il suo compagno. All'improvviso deve lasciare Parigi per tornare nel proprio paese a causa dell'infarto del padre, con cui riemergono conflitti mai risolti. Una volta a casa poi, riaffiorano soprattutto vecchi ricordi. Inoltre le certezze della sua vita vengono messe in crisi quando la donna rivede Raphaël, un suo vecchio amore di gioventù.
Non ci sono i dettagli della preparazioni dei piatti e il tono nei brani cantati non è fiammeggiante e sognante. Allora balliamo è piuttosto un musical culinario atipico, attaccato alla vita di tutti i giorni, che condivide con i protagonisti le ansie piuttosto che i desideri. Forse c'è uno sguardo verso gli squarci più realisti del cinema di Demy, ma per il resto, al di là dei suoi riferimenti, sembra seguire una sua strada autonoma. Amélie Bonnin realizza la versione lunga del suo corto omonimo premiato ai César nel 2023 che non è una semplice estensione ma, al contrario, il suo ribaltamento. Nel cortometraggio era Raphaël che tornava a casa e lì incrociava Cécile.
Il luogo, il tempo. La nostalgia dovrebbe essere il vero motore di Allora balliamo, ma è spesso trattenuta, ingolfata in lunghi dialoghi e sprigionata soltanto nel finale, in quel flashback tra padre e figlia con i biscotti. Bonnin punta a far rivedere il passato ai protagonisti con il loro sguardo di oggi. Si affida alla protagonista Juliette Armanet per evidenziare una complicata ricomposizione familiare oltre che personale. La gravidanza di Cécile è un elemento centrale e la cineasta trova la giusta intimità col suo personaggio così come il film ha il giusto equilibrio nella sua dimensione corale. Resta però chiuso nella sua sicura medietà, non trova il cambio di marcia (e forse, non lo vuole trovare) e lascia che il suo film possa galleggiare in acque sicure. Ci stavano invece numerosi punti da cui partire, come nel titolo. Uno di questi è rappresentato dai genitori interpretati rispettivamente da François Rollin e Dominique Blanc. Ma la cineasta preferisce non alimentare i toni del dramma (il rapporto tra Cécile e il padre) o accentuare le parti più comiche (la ripetizione della scena della madre che fuma di nascosto). Ma non cerca neanche un rigore formale autoriale; anzi, nelle parti cantate prova a far sprigionare quell'energia che spesso gli manca. Però il film non ha quasi mai le forze per reggersi in piedi da solo e si accende e si spegne in continuazione.
Da Sentieri Selvaggi, 17 giugno 2026
È un corto che è diventato grande, premiato ai César nel formato short e talmente apprezzato da diventare, una volta ampliato a lungometraggio, il primo debutto ad avere l'onore (e l'onere...) di aprire (è acaduto l''anno passato) il Festival di Cannes. Un bel record per questo «Allora balliamo», film simpatico seppure leggerino che le verità più scomode preferisce dirle cantando, facendo incontrare [...] Vai alla recensione »