| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 98 minuti |
| Regia di | Scarlett Johansson |
| Attori | June Squibb, Chiwetel Ejiofor, Jessica Hecht, Erin Kellyman, Will Price (II) Lia Lando, Greg Kaston, Michael Everett Johnson, Swanmy Sampaio, Marcha Kia, Cole Tristan Murphy, Stephen Singer, Rita Zohar. |
| Tag | Da vedere 2025 |
| MYmonetro | 2,94 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 21 maggio 2025
Dopo la morte dell'amica, Eleanor, 90 anni, torna a Manhattan e finge di essere una sopravvissuta ad Auschwitz. La bugia le regala affetto, ma non durerà. Al Box Office Usa Eleanor the Great ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 2,5 milioni di dollari e 936 mila dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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La plurinovantenne Eleanor Morgenstein vive in Florida con la migliore amica Bessie, entrambe vedove di religione ebraica. Alla morte dell'amica, Eleanor fa ritorno a Manhattan dalla figlia e dal nipote e qui, ritrovatasi per caso a un incontro di sopravvissuti all'Olocausto, racconta come propria l'esperienza ad Auschiwitz di Bessie. La sua testimonianza attira l'attenzione di Nina, una giovane studentessa di giornalismo che ha da poco perso la madre, e tra le due donne, nonostante la differenza di età, nasce un profondo legame. Grazie a Nina, Eleanor ritrova una nuova amica con cui condividere tutto, prima che la sua bugia sia fatalmente scoperta...
L'esordio alla regia di Scarlett Johansson, scritto dalla giovane sceneggiatrice Tory Kamen, anche lei al primo script di un lungometraggio, è una commedia che scava più nelle ragioni del dolore (e del conseguente bisogno d'attenzione e d'amore), che nella memoria dell'Olocausto.
Come in una versione acquietata di Le balene d'agosto, Eleanor the Great inizia con la bella e sincera amicizia tra due anziane signore che condividono tutto: il tempo, lo spazio, il sonno, il cibo, la libertà. La morte di una delle due, nonostante il film non perda mai il suo tono leggero, indirizza sottilmente la storia verso un'elaborazione del lutto che impiegherà molto a completarsi. Rimasta sola, la protagonista Eleanor è costretta a tornare a casa, a sradicarsi (per lei che ha vissuto 40 anni nel Bronx, ma mai a Manhattan) e al tempo stesso a ripercorrere i passi della sua vecchi vita. Idealmente, è da qui nasce l'innocente bugia che la porta a spacciare il ricordo e il dolore di Bessie come propri, e al tempo stesso a trovare una nuova sé stessa, grazie all'incontro con Nina. A conferma della struttura chiara e ben congegnata del film, la stessa Nina ha la sua parte di dolore da elaborare, avendo perso la madre celebre fotografa e vivendo con il padre, un famoso giornalista televisivo newyorchese (interpretato da Chiwetel Ejiofor), una relazione affettuosa ma fredda...
Insomma, Eleanor the Great è un classico film americano scritto in ogni sua elemento, senza sbavature e scarti dalla trama e con un costante controllo del materiale predisposto, dalla recitazione misurata e insieme travolgente della bravissima June Squibb (che ha gli stessi anni del suo personaggio, ed è una forza della natura) all'onnipresente presenza dell'accompagnamento sonoro. Proprio la sua prevedibilità, però, racchiude il segreto della sua efficacia, così come la modestia non scontata della sua regista. All'esordio dietro la macchina da presa (come in questo festival i suoi colleghi Kristen Stewart e Harris Dickinson - e chissà se era il caso di inserirli tutti nel Certain Regard...), Scarlett Johansson mette le ambizioni da parte e con una messinscena controllata dimostra di sapere gestire le emozioni e di lavorare in maniera semplice su questioni delicate come la memoria e la sua testimonianza, la cura dal dolore attraverso la relazione e l'amicizia come sentimento che supera le barriere del tempo. Certo, soprattutto nella parte finale il tono che da lieve si fa drammatico chiama in modo facile la lacrima dello spettatore, ma farsi prendere con la guardia scoperta - come in fondo dimostra proprio la parabola della stessa Eleanor, donna risoluta e schietta che si mette nei pasticci da sé perché sola e in cerca d'aiuto per il suo dolore - al cinema non è un problema. Eleanor the Great, piccolo e gentile com'è, ricorda il cinema indie americano di fine anni '90, come se fosse un film di Alexander Payne con meno cattiveria e talento: resta da vedere se resterà un episodio isolato nella carriera della sua regista, o se le cose buone mostrate in quest'occasione avranno un seguito.
Eleanor the Great, il debutto alla regia di Scarlett Johansson, è stato presentato in anteprima nazionale al Lucca Film Festival diretto da Nicola Borelli. Il film in concorso nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes uscirà nella sale cinematografiche americane il 26 settembre. Una commovente commedia che racconta la storia di una vecchia amicizia tra due vedove ebree novantenni, Eleonor [...] Vai alla recensione »
Debutta dietro la macchina da presa la diva Scarlett Johansson, con un ritratto di donna decisamente inusuale nel panorama hollywwodiano: la protagonista Eleanor Morgenstein, vedova ebrea nata nel Midwest e invecchiata in Florida, ha infatti 94 anni, uno meno della sua interprete, la magnifica June Squibb. La morte della sua migliore amica Bess, sfuggita da ragazza ai campi di sterminio nazisti, lascia [...] Vai alla recensione »
Tutto avremmo immaginato tranne che Scarlett Johansson firmasse un film come Eleanor The Great, una commedia agrodolce sul tabù del dolore di chi perde una persona cara. Tabù sociale a tutti gli effetti e a tutte le età, il lutto era e resta il vero rimosso, un processo da affrontare sempre più da soli, nel silenzio della propria interiorità, perché si tende anche a non parlare più di chi se n'è andato [...] Vai alla recensione »
Una (finta) storia vera. Per il suo esordio nel lungometraggio, Scarlett Johannson sceglie un'angolazione ben precisa per mostrare la tragedia dell'Olocausto. Non ci sono le immagini e neanche gli effetti flashback. Punta invece sulla forza e l'immedesimazione del racconto orale. Il Centro Culturale Ebreo dove si riuniscono i sopravvissuti diventa lo spazio in cui poter rielaborare la tragedia anche [...] Vai alla recensione »