| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 78 minuti |
| Regia di | Emanuele Gaetano Forte |
| Attori | Giovanni Anzaldo, Giulia Rupi, Elio D'Alessandro, Roberta Lanave . |
| Uscita | lunedì 31 marzo 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lo Scrittoio |
| MYmonetro | 3,15 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 27 marzo 2025
Un film che parla di precarietà economica, amicizia, famiglia e della necessità di progettare e immaginare il futuro in maniera diversa. In Italia al Box Office Di Noi 4 ha incassato 4,4 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
È il compleanno di Alda, e gli invitati sono Rachele e Giamma, gli amici di sempre. Naturalmente c'è anche Pier, il compagno di Alda, a completare un quartetto inossidabile, unito non solo dall'amicizia di lunga data ma anche dall'appartenenza alla stessa generazione - i tardo trentenni - e alla stessa condizione socioeconomica - Giamma fa il blogger senza pubblico, Pier è un musicista che si rifiuta di fare il pop e di creare ritornelli orecchiabili, Alda firma progetti che nessuno finanzia. Ma l'orologio biologico comincia a farsi sentire, e il desiderio di un figlio si affaccia per primo in Alda e Pier. Peccato che non se lo possano permettere, perché faticano già a mantenere se stessi, così come Giamma e Rachele. Dunque ecco l'idea: concepire un figlio in quattro e crescerlo insieme, dividendo le spese. Resta da capire come procedere concretamente, ovvero chi e quando concepirà quel figlio "di noi 4".
"Che disastro che siamo, ci tocca sempre sperare negli altri", dirà Rachele sintetizzando il busillis che riguarda questo quartetto, e gran parte della loro generazione.
Ma il soggetto di Di noi 4 è di Giovanni Anzaldo e Giulia Rupi, che interpretano Giamma e Alda, che hanno anche cofirmato la sceneggiatura (anche se curiosamente davanti al nome di Giulia Rupi c'è un "e con") e coproducono insieme a Emanuele Gaetano Forte, regista e montatore del film. Alla produzione si uniscono come associati anche Roberta Lanave (molto somigliante a Katherine Heigl) ed Elio D'Alessandro, che interpretano Rachele e Pier, e con loro tutto il reparto tecnico. Giulia Rupi e Roberta Lanave firmano anche trucco e costumi. Il che significa non solo che Di noi 4 è un film veramente (e fieramente) indipendente, ma anche che questo gruppo di trentenni non si è limitato a "sperare negli altri", preferendo rimboccarsi le maniche e fare squadra per realizzare il proprio progetto.
Un progetto che ha un impianto fortemente teatrale e fa leva su una sceneggiatura molto presente (al punto che la vediamo in sottoimpressione"), ed è una sorta di Il grande freddo 2025, ma senza la colonna sonora accattivante perché non c'era il budget per pagare Jovanotti o Gigi D'Agostino, men che meno le Spice Girls o gli U2. I dialoghi sono credibili, con qualche improvvisazione che non guasta, e il quartetto di attori interprete bene questa "famiglia elettiva" cui le condizioni economiche ostacolano il diventare "famiglia allargata con figli". Dietro ogni loro comportamento si intravvedono le pressioni della contemporaneità, il senso di urgenza biologico dell'ora o mai più, e quella precarietà lavorativa che non consente progettualità personali (e rallenta un'intera società).
La camera a mano di Forte, che ogni tanto si lancia in riprese a 360°, inquadrature sbilenche o split screen (talvolta ridondanti), asseconda l'agitazione interiore dei personaggi e testimonia la tenerezza dei loro legami, basati anche sul mutuo sostegno nelle difficoltà strutturali circostanti. Regia e sceneggiatura rischiano l'esercizio di stile (la Scuola Nazionale di Cinema Indipendente è coproduttrice), ma il risultato è interessante, e costituisce un documento del tempo attuale, un Perfetti sconosciuti meno leccato e più genuino, sollevando interrogativi importanti che riguardano tanto le inadempienze della società contemporanea nei confronti dei giovani quanto la mancanza di fiducia in se stessi, prima ancora che nel proprio futuro, dei Millennial. Nota di merito al fonico di presa diretta Matteo Nigrotti che rende perfettamente udibile i dialoghi del cast, evitando quello che è uno dei difetti peggiori del cinema italiano.
In una società sempre più esigente e pressante - dal punto di vista economico - come quella del 21° secolo, l'atto del concepire un figlio viene vissuto, a maggior ragione, come una sfida inevitabile con cui fare i conti una volta che si è raggiunta la fatidica soglia dei trentacinque anni di età. È per questa ragione che Emanuele Gaetano Forte, al suo secondo lungometraggio, decide di riunire all'interno [...] Vai alla recensione »