| Titolo originale | A Simple Accident |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Iran, Francia, Lussemburgo |
| Durata | 101 minuti |
| Al cinema | 4 sale cinematografiche |
| Regia di | Jafar Panahi |
| Attori | Vahid Mobasseri, Mariam Afshari, Ebrahim Azizi, Hadis Pakbaten, Madjid Panahi Mohamad Ali Elyasmehr, Delmaz Najafi, Afssaneh Najmabadi. |
| Uscita | giovedì 6 novembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,72 su 31 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 28 ottobre 2025
Un incidente stradale fa riemergere profonde ferite del passato. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, 4 candidature a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 3 candidature agli European Film Awards, 2 candidature a Cesar, a National Board, 1 candidatura a Lumiere Awards, 1 candidatura a Critics Choice Award, 1 candidatura a Goya, a AFI Awards, Un semplice incidente è 65° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 932,00 e registrato 220.892 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Padre, madre e figlioletta percorrono di notte una strada in auto quando un cane finisce sotto le ruote. Ciò provoca un danneggiamento al veicolo che costringe ad una sosta per la riparazione temporanea. Un uomo che si trova sul posto cerca di non farsi vedere perché gli è parso di riconoscere nel conducente dell'auto un agente dei servizi segreti che lo ha sottoposto a violenza in carcere. Riesce successivamente a sequestrarlo ed è pronto a seppellirlo vivo quando gli viene il dubbio che si tratti di uno scambio di persona. Cercherà conferme in altri che, come lui seppure in misure diverse, hanno subito la ferocia dell'uomo.
Jafar Panahi, scontata la pena inflittagli dal regime iraniano, gira un film in cui la denuncia si fa durissima anche se nell'involucro di una apparente commedia.
Chi cerca un cinema in cui l'impegno civile si ammanti di raffinatezze da cinefili farà bene a tenersi lontano da questo film. Chi invece sente l'urgenza della denuncia di una struttura di repressione in cui si stanno insinuando crepe visibili (soprattutto dopo la discesa nelle piazze delle donne) non potrà non apprezzare il fatto che il coraggioso regista iraniano abbia scelto la strada dell'ironia per poi poter colpire dritto il bersaglio mettendone a nudo la crudeltà. I suoi protagonisti, la cui presenza a partire da colui che compie il sequestro, procede per accumulo, seppur limitato, sono esseri umani che hanno subito la violenza e la perversione di un potere che si vede come teocratico (deflorare una detenuta prima di ucciderla per far sì che non vada nel paradiso delle vergini) ed è invece solo interessato a conservare sé stesso. Panahi ne ha conosciuto la pressione e non ha dimenticato gli interrogatori bendato davanti a un muro con un inquirente alle spalle che non smetteva di fargli domande sul perché nel suo cinema non si limitava a mostrare quanto fosse bella la società del suo Paese.
Nonostante quanto è loro accaduto questi uomini e questa donna hanno conservato un'umanità che si colloca al di sopra del desiderio di vendetta. Se per i persecutori l'individuo non contava nulla perché a prevalere doveva essere l'Idea propugnata in nome della Fede, per quelle che ne sono state vittime innocenti l'essere umano ha ancora un valore. Bisogna essere certi di non stare sbagliando e quindi cercare di avere prove dell'identità del sequestrato fino al punto da aiutarlo in qualche misura in un momento cruciale. Panahi, che gira in esterno per potersi permettere di mostrare una protagonista senza velo, sottraendosi quindi alla pretesa di regime che fa sì che nei film le donne anche in casa lo indossino, riesce a portare a compimento la propria accusa mettendo a confronto due modi inconciliabili di guardare alla realtà e di concepire relazioni sociali. Proponendo un finale che resta nella memoria.
E la chiamano Repubblica islamica…. E’ notizia di questi giorni, il regista iraniano Jafar Panahi, da decenni inviso al regime teocratico di quel Paese, è stato condannato in contumacia, per l’ennesima volta, a un periodo di detenzione per attività di propaganda anti iraniana. Contemporaneamente l’artista veniva premiato ai “Gotham Awards&rdqu [...] Vai alla recensione »
Padre, madre e figlioletta percorrono di notte una strada in auto quando un cane finisce sotto le ruote. Ciò provoca un danneggiamento al veicolo che costringe ad una sosta per la riparazione temporanea. Un uomo che si trova sul posto cerca di non farsi vedere perché gli è parso di riconoscere nel conducente dell'auto un agente dei servizi segreti che lo ha sottoposto a violenza in carcere. Riesce successivamente a sequestrarlo ed è pronto a seppellirlo vivo quando gli viene il dubbio che si tratti di uno scambio di persona. Cercherà conferme in altri che, come lui seppure in misure diverse, hanno subito la ferocia dell'uomo.
Per parlare di Un semplice incidente abbiamo incontrato Jafar Panahi, che - scontata la pena inflittagli dal regime iraniano - ha scelto di girare un film in cui la denuncia si fa durissima anche se nell'involucro di una apparente commedia.
L’elemento sonoro è fondamentale nel suo film. Come ha deciso di puntare così tanto sul suono?
Volendo girare un film sui prigionieri in Iran ho ritenuto necessario partire dall’elemento sonoro perché chi è stato arrestato, e si è ritrovato bendato e legato per settimane e mesi, diventa particolarmente sensibile a qualsiasi rumore. E siccome non uso commenti musicali per i miei film i suoni nel film sostituiscono le musiche, mentre in alcuni punti strategici ho preferito il silenzio per creare una grande calma irreale e piena di paura. L’ultima scena del film si basa tutta sul silenzio interrotto da un unico suono, perché volevo sottolineare la presenza di un personaggio solo attraverso il rumore dei suoi passi mentre l’altro personaggio resta immobile, creando nel pubblico un senso di ansietà perché in quel momento migliaia di pensieri attraversano la mente degli spettatori.
Senza fare spoiler, possiamo dire che il pubblico reagisce a quel finale – uno dei più belli della storia del cinema - in modi opposti, ottimisti o pessimisti. Ha notato anche lei la stessa polarizzazione?
Fin dall’inizio volevo che il finale rimanesse sospeso per lasciare il pubblico nel dubbio. Io stesso ho avuto dubbi fino all’ultimo sul montaggio della sequenza finale, e ho girato delle scene aggiuntive per vedere quale finale funzionasse meglio. Ma sono arrivato alla conclusione che ogni parola o reazione in più sarebbe stata di troppo, avrebbe creato una ovvietà e ucciso la suspence. Dunque ho mantenuto il finale originale. Per ogni mio film mi sforzo di avere chiari il prima possibile l’incipit e la conclusione, perché sono i due momenti con il massimo impatto sul pubblico.
Girato da Jafar Panahi di nascosto per paura di (ulteriori) ripercussioni personali, "Un semplice incidente" è soprattutto "grande cinema" incastonato dentro una sceneggiatura di ferro con echi beckettiani. Un Iran dell'assurdo raccontato come teatro dell'assurdo. Una tranquilla famigliola (papà, mamma in attesa di partorire il secondogenito e la piccolina) nel buio della sera investe un cane randagio. "Un [...] Vai alla recensione »