| Titolo originale | Vogter |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Danimarca, Svezia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Gustav Möller |
| Attori | Dar Salim, Sidse Babett Knudsen, Jacob Lohmann, Sebastian Bull, Siir Tilif Marina Bouras, Thomas Voss, Frantz Dupuis, Bashar Al-Saoudi, Rami Zayat. |
| Uscita | giovedì 27 marzo 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,27 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 16 febbraio 2025
Un'agente carceraria vede arrivare nella sua prigione un ragazzo del suo passato. In Italia al Box Office Sons ha incassato 20,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel suo lavoro di guardia carceraria Eva ha una scorza dura ma sembra capace di fare la differenza trattando i detenuti con cui lavora ogni giorno con una certa umanità. Dallo studio alla meditazione, la donna si spende come può nella sua missione. Un giorno però scorge una faccia nuova in cortile, quella di Mikkel, riconoscendo subito in lui il giovane uomo che qualche anno prima, durante una lite proprio in carcere, ha accoltellato e ucciso suo figlio, anche lui detenuto. Sopraffatta dall'odio verso chi le ha tolto il suo Simon, Eva inizia a oltrepassare dei confini prima professionali e poi morali per punire ulteriormente Mikkel, senza però riuscire a fermarsi.
Con il suo esordio del 2018, The guilty, il giovane cineasta danese Gustav Möller si era ritrovato tra le mani un piccolo caso - un thriller serrato e ben costruito con una premessa insolita, finito poi con il classico remake americano superfluo.
Vogter è il suo passo successivo, a qualche anno di distanza ma con alcune somiglianze che tracciano le forme del profilo artistico di Möller fino a questo punto. Il suo cinema è pressione e controllo, tensione e claustrofobia. Anche il nuovo film è uno studio caratteriale abilmente realizzato in spazi stretti, stavolta quelli di una prigione nei dintorni di Copenhagen, che la macchina da presa costringe ulteriormente in un rapporto di forma stretto e opprimente. Tesa e ruvida, l'opera rientra pienamente e con successo nei canoni del prison movie ma ne ribalta sottilmente alcuni dei dilemmi più tipici.
Il rapporto tra la donna protagonista e il giovane prigioniero vive di diverse fasi, muta con grande perizia, e rimane appassionante come gioco di potere che pende ora da una parte, ora dall'altra. Fondamentale è la presenza di una star del cinema nordico come Sidse Babett Knudsen, più che capace di sostenere l'insistenza dei primi piani di Möller, e credibile sia quando mostra il suo lato più aperto che quando si tratta di evocare una freddezza raggelante che le spegne qualunque bagliore d'empatia interna.
La sua maternità è intimamente legata al mondo carcerario: non la vediamo mai all'esterno e da come tratta i detenuti ci viene sempre ricordato che suo figlio era nella stessa posizione. Vederla entrare in conflitto con Mikkel fa scintille per la carica di rabbia patologica che affligge il ragazzo, ormai capace di parlare solo il linguaggio della violenza.
Una conferma dunque per Gustav Möller, autore radicato nella verità emotiva delle sue storie ed evidentemente appassionato dei codici del thriller. Chi ha apprezzato The guilty troverà in questa opera seconda il medesimo, avvincente concentrato di conflitti morali.
Siamo in un carcere danese. Lì lavora Eva, donna di mezza età che nei modi spicci e decisi con cui interagisce con colleghi e detenuti mostra di non aver fatto troppa amicizia con la Vita. Ma col passare dei minuti, lo spettatore scopre che dietro la facciata c'è un animo gentile: e infatti Eva crede nel carcere come percorso di riabilitazione e per questo cerca di migliorare le condizioni di vita [...] Vai alla recensione »
Non tutti possono essere salvati. Mentre finisce Sons (Vogter, Danimarca, Svezia e Francia, 2024, 100'), questo dice una guardia carceraria alla sua collega Eva (Sidse Babett Knudsen). E intende che ci siano mostri irrecuperabili. Eva fa il suo lavoro con cura materna. Mikkel (Sebastian Bull), un nuovo detenuto, attrae la sua attenzione. È alla seconda condanna.
Divisa da guardia carceraria, occhio vigile, per anni è riuscita a mantenere l'ordine in un carcere maschile. Anche a stabilire con i prigionieri un certo grado di empatia: si vede bene nella prima scena, non c'è tensione quando camminano nei corridoi, prima di essere chiusi nelle rispettive celle. C'è anche un momento collettivo di meditazione, nella più totale tranquillità.
Guardia carceraria devota al suo mestiere, Eva entra in crisi quando un giovane è trasferito nel carcere dove lavora. La donna, infatti, non ha rivelato all'amministrazione penitenziaria un segreto del proprio passato, che riemerge quando Mikkel, prigioniero estremamente pericoloso, giunge nella sezione di massima sicurezza dell'istituto di pena. Senza rivelare gli eventi trascorsi, la donna si prepara [...] Vai alla recensione »
In Italia Möller si è fatto conoscere con Guilty - Il colpevole, un esordio nel quale il tema della colpa costituiva il filo conduttore del racconto che si svolgeva tra le pareti spoglie di un commissariato di polizia. Anche questo film, in realtà, sembra trovare legami con il precedente a cominciare dalla sua ambientazione tra le mura di un carcere non troppo dissimile da quella di Gulty.
Eva, guardia penitenziaria modello, madre di un ragazzo rimasto ucciso tempo prima, si trova di fronte a una svolta nella sua vita quando un giovane che appartiene al suo passato, Mikkel, viene trasferito nella prigione dove lavora. Senza svelare il suo segreto, la donna chiede di essere assegnata alla sezione in cui si trova l'uomo, considerata la più violenta dell'istituto.
Sicuramente meno compatto di "Il colpevole", opera d'esordio di Gustav Möller, non privo di qualche elemento dubitativo (davvero nessuno era a conoscenza della tragedia familiare della secondina?), ma devoto al medesimo senso claustrofobico (d'altronde qui siamo in un carcere), "Sons" parte da uno straziante quesito etico assai simile a "Il figlio" dei Dardenne, per dare vita a un duello serrato condotto [...] Vai alla recensione »
Eva è un'agente della penitenziaria devota e compassionevole che prende molto sul serio il suo ruolo nella riabilitazione dei detenuti. Poi però nel carcere arriva Mikkel, un ragazzo che Eva riconosce subito. Anche se il mistero è svelato abbastanza presto, non è il caso di entrare nei dettagli dei trascorsi tra Eva e Mikkel. In ogni caso la donna comincia a comportarsi in un modo sconsiderato, la [...] Vai alla recensione »
Faccia a faccia tra una agente carceraria e l'aggressivo assassino di suo figlio. Si fa trasferire nella sezione difficile dove il ragazzo è appena arrivato... Concentrato dalla parte di mamma disperata e disposta a tutto, cinepresa sul suo volto occhi di ghiaccio gentile e furioso, ha un passo incisivo nel prevedibile sviluppo secondo il modello dell'incontro tra omicida e genitore della vittima (Il [...] Vai alla recensione »
Primo step: come si fa oggi ad aggiornare il prison movie? Risposta possibile: lo si fa "quadrato", cioè nel formato 1.37:1, sapete no, giusto per sottolineare la sensazione di soffocamento. Secondo step: come si fa a raccontare i sentimenti di e in un luogo infernale? Facile, si sta addosso ai personaggi, si abbonda di primi piani e di spalle ravvicinate, si tenta di respirare il corpo in qualità [...] Vai alla recensione »
Nato a Göteborg, in Svezia, ma di fatto socializzato in Danimarca, dove ha studiato, il regista trentaseienne Gustav Möller si era segnalato con il suo film di esordio un eccellente thriller claustrofobico dal titolo Il colpevole- The Guilty (2018) che era stato distribuito anche in Italia l'anno successivo. Adesso, a Berlino, presenta il suo secondo film che mi pare configuri un interesse per il medesimo [...] Vai alla recensione »
Eva è una secondina gentile e crede davvero che il carcere possa essere un luogo di riabilitazione. Con i detenuti ha un rapporto costruttivo: dà ripetizioni di matematica, fa yoga, chiede com'è andata la notte, controlla con sincera premura. Vogter - che in danese significa guardia - stringe l'inquadratura proprio su lei, quasi fosse un character study: fa parte di un sistema, il carcere, e ha fiducia [...] Vai alla recensione »
Il carcere, si sa, ha da sempre affascinato cineasti di tutto il mondo, dati l'enorme potenziale e l'enorme appeal non soltanto della possibilità di girare un film in un'unica, angustiante e claustrofobica location, ma anche la molteplicità di approcci che ne possono derivare, sia che si voglia dar vita a un lungometraggio in cui la violenza in sé svolga un ruolo centrale, sia che, invece, si voglia [...] Vai alla recensione »
Cosa faresti se avessi casualmente tra le mani la persona che più detesti al mondo? Come ti comporteresti se la persona che ti ha rovinato la vita fosse in una posizione di difficoltà e in tuo completo potere? Sei anni dopo l'apprezzabile Il colpevole - The Guilty, Gustav Möller torna ad affrontare il dilemma etico e morale negli individui in divisa, stavolta all'interno di un carcere.