| Titolo originale | Sterben |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania |
| Durata | 180 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Matthias Glasner |
| Attori | Lars Eidinger, Corinna Harfouch, Lilith Stangenberg, Ronald Zehrfeld, Robert Gwisdek Hans-Uwe Bauer, Saskia Rosendahl, Tom Böttcher, Anna Bederke, Kailas Mahadevan, Christopher Köberlein, Sidney Fahlisch, Jens Weisser, Saerom Park, Nico Holonics, Alina Hidic. |
| Uscita | giovedì 11 settembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Satine Film |
| MYmonetro | 3,27 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 3 settembre 2025
Dramma e commedia, humour e austerità, grottesco e sublime si mescolano e si fondono in un'unica musica. Il film ha ottenuto 1 candidatura al Festival di Berlino, 1 candidatura agli European Film Awards, Lo spartito della vita è 107° in classifica al Box Office. martedì 13 gennaio ha incassato € 72,00 e registrato 698 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Lissy Lunies ha grandi difficoltà nella gestione del marito affetto da demenza senile. Lei, a sua volta, ha problemi di salute non di poco conto. Il loro figlio Tom è direttore di un'orchestra di giovani e sta occupandosi della partitura scritta da un amico costantemente insoddisfatto del risultato. Al contempo si trova a gestire anche la maternità dell'ex compagna non essendo il padre della nascitura. Sua sorella Ellie, assistente di studio odontoiatrico, ha una forte tendenza all'alcol e non si fa sentire dai familiari da molto tempo.
Il film vincitore del premio alla migliore sceneggiatura alla Berlinale supera la prova della durata grazie alla credibilità dei personaggi.
Il punto di partenza del film è legato alla scomparsa in successione, in un breve arco di tempo, dei genitori del regista. Questa doppia perdita gli ha imposto una serie di riflessioni che ha poi trasferito nella finzione. Ne è nato un film suddiviso in capitoli che, nonostante qualche punto di cedimento, conserva una sua forza legata, oltre che alla scrittura, alla performance di tutto il complesso degli attori.
Sgombriamo subito il campo da ciò che convince meno, tentando di fare il minimo di spoiler. Non convince (e sembra decisamente un po' troppo retorica) la collocazione di un particolare avvenimento importante a Natale. Appare come superflua una manifestazione improvvisa di un disturbo fisico sfigurante e anche l'epilogo lascia qualche perplessità. Si farebbe invece bene, trascorse le tre ore, a ripensare a quell'apertura, ripresa con il formato verticale di un telefonino che fornisce l'imprinting al film ma che si rischia di dimenticare. Perché sta nelle parole di quella bambina il fil rouge che si viene invitati a cercare di individuare nel film attraverso la suddivisione in capitoli di lunghezza estremamente variabile.
Il titolo che la distribuzione italiana gli ha dato edulcora notevolmente quello originale (peraltro se lo si fosse tradotto letteralmente si sarebbe probabilmente rischiato il vuoto cosmico in sala). "Sterben" significa né più né meno "Morire". Di questo Glasner ci parla legando strettamente l'evento alla vita e a quanto di essa si finisce con il gettare via più o meno inconsapevolmente. Per questo suo film si potrebbe utilizzare, più che la notissima frase di Lev Tolstoj in apertura di "Anna Karenina" o la citazione (presente nel film e anche questa forse evitabile) di Fanny e Alexander, la massima di John Lennon "La vita è quello che ti succede mentre sei occupato a fare altri progetti".
In fondo è questo che accade a Tom e a sua sorella Ellie nel momento in cui giunge loro una richiesta di aiuto da parte della madre. Il primo sta lavorando alla prima di un concerto la seconda sembra stia per trovare una relazione più stabile di quelle sperimentate nel passato. Glasner ci mostra ciò che accade partendo dai singoli punti di vista portando alla luce le conseguenze di una famiglia disfunzionale che non può che produrre esiti che si trascinano nei figli per tutta la vita. Le singole dinamiche contribuiscono nel creare un potenziale di attenzione che invita a proseguire nella visione, tanto che viene da chiedersi se una suddivisione più mirata nella durata degli episodi non avrebbe potuto favorirne la trasformazione in una serie.
Il pretesto del concerto in preparazione ha fornito la materia prima per il titolo italiano che finisce con l'acquisire un suo significato precipuo se si pensa che, come accade nel film, c'è sempre una nuova versione della vita che ci attende grazie alle riscritture che ne facciamo. In attesa che la stesura finale sia quella veramente valida.
Nonostante la sua durata spaventosa, la prima parte si lascia seguire nelle sue sfumature tragicomiche. Poi la sceneggiatura impazzisce e tutto il buono si perde, secondo il tipico umorismo tedesco impossibile da digerire. Uscito con notevole ritardo da noi, ne rester? traccia solo per le statistiche degli incassi pi? disastrosi. Nonostante la distribuzione italiana abbia temuto che "Morire" avrebbe [...] Vai alla recensione »
È prerogativa di chi distribuisce un film deciderne il titolo nella lingua d'arrivo. Vi sono tuttavia dei casi in cui la scelta suona un po' strana. È vero che Il film nell'originale tedesco si chiama Sterben ossia "Morire" (e un titolo così non invoglia esattamente ad andare al cinema). Ma Lo spartito della vita sembra proprio l'esatto contrario, ché la morte anzi il morire costituisce il Leitmotiv [...] Vai alla recensione »
È Sterben, morire, il titolo originale di Lo spartito della vita (Germania, 2024, 180'). Di questo racconta Matthias Glasner, non tanto della morte, quanto del patire l'idea e l'ossessione del morire. Un'idea e un'ossessione che il regista tedesco riconduce alla propria esperienza - non a caso, prima dei titoli di coda, dedica il film ai vivi e ai morti della sua famiglia.
I "Lunies" non sono più una famiglia da molto tempo. I genitori Gerd e Lissy si trovano in una fase critica della propria vita: il primo è affetto da demenza, la seconda è una malata terminale. I due figli, Tom ed Ellen, sono invece molto impegnati con le proprie vite, anch'esse complicate. La malattia dei genitori potrebbe essere l'occasione per riunire la famiglia, ma antiche incomprensioni rendono [...] Vai alla recensione »
Cinque capitoli per raccontare vita e storie famigliari. A una bambina è afidato l'incipit del film che parla del futuro, ma poi sprofonda a raccontare condizioni terminali della vita, di anziani incontinenti, malattie incurabili, di anaffettività tra genitori e figli, di situazioni sentimentali caotiche, paternità surrogate, relazioni tormentate, alcolismo.
Lissy assiste il marito demente seni- le, pur avendo bisogno di cure. II figlio deve gestire la maternità della compagna senza essere il padre e la sorella è alcolista. Dramma autobiografico ispirato al regista dalla scomparsa dei genitori. Un clima cupo di morte, riflesso del titolo originale, Sterben cioè morire, mal reso dall'ottimistica traduzione.
Visto che le tre famiglie diversamente anaffettive o affettuosa- mente malinconiche di Jim Jarmusch ("Father Mother Sister Brother") hanno meritato il Leone d'oro alla Mostra di Venezia qualche giorno fa, allora provate a visitare questo ponderoso affresco (tre ore) famiglia/arte/destino premiato alla Berlinale (miglior sceneggiatura) e ai «David» tedeschi (film, attrice protagonista, attore non protagonist [...] Vai alla recensione »
Fanny e Alexander (1982), capolavoro parzialmente autobiografico di Bergman, viene esplicitamente citato nella quarta parte di questo straordinario film, trasmesso alla televisione in un fine dicembre gravido di situazioni cupe e sanguinose. Ma possiamo dire che aleggi nello Spartito della vita quasi evocato ed esorcizzato come controcanto. Tanto quello in qualche modo parlava della prima giovinezza [...] Vai alla recensione »
Girato nel 2023 tra Berlino, Amburgo, la Baviera, la Renania Settentrionale-Vestfalia e la Bassa Sassonia, il film di Matthias Glasner con Lars Eidinger, Lilith Stangenberg e Corinna Harfouch è stato presentato in concorso - e premiato - alla 74ª edizione del Festival internazionale del cinema di Berlino l'anno successivo. Ora Lo spartito della vita (Sterben) arriva nelle sale italiane grazie a Satine [...] Vai alla recensione »
Inutile ripromettersi di non commentare più le traduzioni italiane dei titoli davanti a casi come questo: in originale Lo spartito della vita è Sterben, ovvero "morire", e nella sua secchezza contiene già il nucleo tragicomico di questa fluviale epopea familiare. Lo spartito, però, c'è davvero: una sinfonia a cui un personaggio ha lavorato per anni, e che diventa protagonista di una sequenza esilarante [...] Vai alla recensione »
La famiglia Lunies si è disgregata nel tempo per rancori, ruggini e non detti. L'anziana Lissy (Corinna Harfouch, contegnosa) mitragliata da diabete, cancro e insufficienze renali, rifiuta la demenza senile dell'amato Gerd (un commovente Hans-Uwe Bauer). Tom (un livido Lars Eidinger), diventato a Berlino direttore d'orchestra, è figlio, fratello e fidanzato infelice, nonché padre surrogato della bambina [...] Vai alla recensione »
Si potrebbe tranquillamente affermare che Sterben, ultima fatica del cineasta tedesco Matthias Glasner, presentata in corsa per l'ambito Orso d'Oro alla 74° edizione del Festival di Berlino, sia, appunto, l'opera più personale del regista. E non soltanto per i chiari rimandi alla sua stessa biografia e alla sua famiglia, ma anche - e soprattutto - perché a visionare tale lungometraggio evidenti sono [...] Vai alla recensione »
Quanti tipi di famiglia conosciamo? Quella rappresentata da Matthias Glasner, la famiglia Lunies, è di tipo disfunzionale. Divisa, distratta, distante. Quelle pareti che li tengono separati, ciascuno con la propria vita ed i propri problemi, diventano la struttura portante della storia ed ogni capitolo, sono sei in totale, un passo per avvicinarli in un insieme che sembra impossibile.