| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Romania |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Tudor Giurgiu, Cristian Pascariu, Tudor D. Popescu |
| Attori | Ilie Nastase, Ion Tiriac, Bjorn Borg, John McEnroe, Billie Jean King Boris Becker, Nadia Comaneci, Gheorghe Hagi, James Longshore, Rafael Nadal. |
| Uscita | lunedì 18 novembre 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Fandango |
| MYmonetro | 3,69 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 18 novembre 2024
L'anno 1972 nella carriera e nella vita di Ilie Nastase. In Italia al Box Office Nasty ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 5,6 mila euro e 5,3 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Ilie Nastase, nato a Bucarest nel 1946, è stato il primo bad boy del tennis. Estroso e istrionico, elegante e imprevedibile, si è affermato come uno dei più grandi campioni della racchetta nella prima metà degli anni Settanta, vincendo gli US Open e il Roland Garros in singolare e in doppio, e Wimbledon nel doppio e nel doppio misto. Ma soprattutto, con il suo stile di gioco, i comportamenti e l'esuberanza dentro e fuori dal campo, ha impresso al tennis una scossa rivoluzionaria. Perfetto esempio di genio e sregolatezza, è stato il primo tennista a travalicare i confini del proprio sport, diventando un'icona.
Incarnando un'epoca ribelle e irripetibile, Ilie Nastase è il protagonista di un ritratto straordinariamente umano.
Nastase è stato un precursore sotto molti aspetti, traghettando il tennis nell'era moderna: il primo
campione venuto dall'Europa dell'Est, da dietro la cortina di ferro; il primo a vestirsi in maniera
colorata sul campo; il primo atleta scelto come testimonial dalla neonata Nike; il primo numero
uno al mondo, nel 1973, in base alla prima classifica computerizzata introdotta dall'ATP
(Association of Tennis Professionals), pochi anni dopo il passaggio del tennis all'Era Open, con
l'apertura dei tornei al professionismo. Preparando la strada ai campioni che sarebbero arrivati
subito dopo - il nostro Adriano Panatta, Jimmy Connors, Björn Borg, John McEnroe, Ivan Lendl -
Nastase ha reso il tennis uno spettacolo sia con i colpi imbevuti di talento e classe, sia con le bizze,
le polemiche, i teatrini, le battute infelici, le schermaglie con gli avversari, gli arbitri, il pubblico
sugli spalti.
More than just tennis, come recita il sottotitolo del documentario di Tudor Giurgiu, Cristian
Pascariu, Tudor D. Popescu, che salta avanti e indietro nel tempo e intreccia con cura materiale
d'archivio e interviste di oggi allo stesso Nastase e a campioni di diverse generazioni.
In una maniera che ricorda la splendida miniserie Una squadra (2022) di Domenico Procacci,
dedicata ai protagonisti della prima vittoria italiana della Coppa Davis nel 1976, Nasty ci offre un
ritratto umano di un tennista umorale ma generoso, carismatico e dotato di senso dell'umorismo,
con i tempi perfetti del comico. In questo racconto avvolgente, a contare sono specialmente le
relazioni con compagni e rivali. A partire dall'amico Ion Tiriac, tennista rumeno di una decina
d'anni più grande, diversissimo per carattere, con cui dà vita a spassosi battibecchi oggi come
allora. E poi la stella afro-americana Arthur Ashe, che dopo aver perso contro Nastase la finale
degli US Open lo elogia invitandolo però a comportarsi meglio se vorrà raggiungere l'eccellenza (e
Ilie in risposta gli sventola davanti l'assegno del vincitore). In un'altra partita, i due vengono
entrambi squalificati, primo e unico caso nella storia del tennis, ma la mattina dopo Nastase gli
chiede scusa in hotel con un mazzo di fiori. Con Jimmy Connors, altro 'ragazzaccio' come lui,
l'intesa è invece naturale e i due giocano anche insieme in doppio, trasformando spesso i loro
match in uno show («Non sapevo mai come Ilie avrebbe colpito la pallina, poi ho capito che non lo
sapeva nemmeno lui»).
Nella parte finale emerge il suo rapporto sofferto con il proprio paese d'origine, la Romania
comunista del dittatore Ceausescu, che decisamente non si addiceva al suo stile di vita libero. Bon
vivant, seduttore, amato dalle donne, Nastase preferiva godersi i piaceri della vita nei locali di
Parigi o allo Studio 54 di New York. Non è un caso che proprio a Bucarest, davanti al suo pubblico,
abbia subito la sconfitta più cocente, perdendo la finale di Coppa Davis contro gli americani, dopo
essere arrivato poco allenato all'appuntamento.
Con un'altra mentalità Nastase avrebbe potuto vincere di più. Ma forse non ci avrebbe regalato il
suo tennis unico e surrealista. È andata così, senza rimpianti. Come nella versione punk di My Way
che ci accompagna lungo i titoli di cosa. Nasty Way.
Chi, giovane o meno, si è avvicinato al tennis solo nell'odierna fase "digitale", brutalmente muscolare e quantitativa, non può immaginare cosa fosse quando appena cominciava a diventare quello spettacolare circo mediatico che è ora. In un'epoca (gli anni 60-70) in cui girare il mondo era meno scontato di adesso, incontri come quello tra la guasconeria latina di Ilie Nastase (rumeno di grande talento [...] Vai alla recensione »
Oggi tocca a Jannik Sinner, prima di lui ce ne sono stati tanti altri: Borg, McEnroe, Wilander, Sampras, Federer, Nadal. 29 in totale. Ma il primo tennista n.1 al mondo è stato Ilie Nastase. Il suo nome era infatti in testa al primo ranking ATP di sempre il 23 agosto 1973. Al campione romeno è dedicato Nasty. More Than Just Tennis, documentario di Tudor Giurgiu, Tudor D.
In inglese significa sgradevole, addirittura cattivo, ma è uno splendido caso di "destino nel nome" quello di Nastase detto Nasty, il nomen omen più azzeccato nella storia del tennis, e perché no dello sport in toto. Perché Ilie Nastase è stato il numero uno dei bad boy della racchetta mondiale, il classico genio e sregolatezza di fronte al quale persino McEnroe (che vi giocò contro) e il contemporaneo [...] Vai alla recensione »
Per il mondo del tennis Ilie Nastase ha significato estro e uso del polso mai visti prima, uniti alla capacità, dentro e fuori dal campo, di combattere la tendenza impiegatizia con un comportamento sopra le righe. Ignorando l'importanza di Nastase nel rivoluzionare uno sport, è facile invece soffermarsi sui lati oscuri di un personaggio che oggi appare censurabile per la condotta antisportiva e per [...] Vai alla recensione »