| Anno | 2024 |
| Genere | Thriller, Drammatico |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Regia di | Alex Gabassi |
| Attori | Keira Knightley, Sarah Lancashire, Ben Whishaw, Omari Douglas, Isabella Wei William Hope, Ken Nwosu, Andy Cheung, Lee Byford, Kathryn Hunter (II), Gianni Calchetti, Adam Silver (II), Andy M Milligan, Jennifer Armour, Philipp Christopher, Sam Parks, Guy Robbins, Benjamin Schnau. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 9 dicembre 2024
Ambientata sullo sfondo della Londra natalizia, la serie è una storia tagliente, commovente e piena di azione sull'amicizia e il sacrificio. La serie ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, 1 candidatura a Critics Choice Award, 1 candidatura a Spirit Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Tre vite si spengono brutalmente in una notte di sangue a Londra. Le vittime, due uomini e una donna, sembrano essere state eliminate per aver scoperto qualcosa che non avrebbero mai dovuto sapere. Tra loro c'è Jason, l'amante segreto di Helen Webb, moglie di Wallace Webb, un influente politico britannico e Segretario alla Difesa. La tragedia scuote nel profondo la vita di Helen, ma ciò che appare come il dolore privato di una moglie non del tutto devota cela un'inquietante verità: Helen non è solo una madre e una donna apparentemente irreprensibile, ma anche una spia al servizio di un'organizzazione clandestina conosciuta come Black Doves.
Ideata da Joe Barton (Progetto Lazarus), la serie ci trasporta in una Londra natalizia dove le luci festive contrastano con la violenza e riformulano i tratti classici della spy-story attraverso una narrazione stratificata.
L'ambientazione, uno dei punti di forza della serie, condiziona il tono British di questo prodotto Netflix, alternando eleganza e tensione. Londra, con le sue strade in festa, diventa il palcoscenico perfetto per inseguimenti e intrighi, tracciando non solo il confine tra visibile e nascosto, ma anche quello tra ordine e caos, tra bellezza e violenza latente. Non a caso, un altro elemento distintivo di questa produzione è rappresentato dalle caratteristiche individuali - di genere, orientamento e personalità - sia dei protagonisti che dei personaggi secondari, che insieme danno vita a un ritratto corale capace di esplorare con sensibilità e profondità le sfumature di questa complessa zona grigia.
Sotto il falso nome di Helen, il personaggio - ben interpretato da Keira Knightley - riesce a scardinare il tradizionale archetipo dell'agente glaciale e algido, radicato nei personaggi femminili dal periodo delle operazioni postmoderne di Tarantino, e a trasformarlo in una figura piacevolmente vulnerabile. Keira in Helen, e quest'ultima nei panni di moglie e madre, e poi di amante, e quindi di agente doppiogiochista: il personaggio è tremendamente convincente nell'agire sotto mentite spoglie nei ruoli più disparati e riuscendo a mascherarsi anche in situazioni di grande esposizione, dato il posizionamento politico del marito (interpretato da Andrew Buchan).
Allo stesso modo, in lei si compone un mosaico di tessere sfaccettate, tutte intrise di contraddizioni: sebbene mistifichi il ruolo di madre, lo interpreta con un'inaspettata affettuosità; è al contempo una spia implacabile, un'agente micidiale, ma anche un'amante ferita. Knightley riesce a rendere credibile questa complessità, muovendosi tra momenti di fredda razionalità e improvvisi scatti di rabbia emotiva, che sembrano però essere solo un preludio al lavoro ancor più accurato svolto sugli altri personaggi, come vedremo.
Se Knightley perde in credibilità in alcuni passaggi, la recupera in modo sorprendente e sconcertante quando, in un flashback, la vediamo uccidere un uomo senza battere ciglio, nonostante sia visibilmente all'ottavo mese di gravidanza. Allo stesso modo, i personaggi che ruotano intorno a lei e che incontriamo nel corso della storia sono caratterizzati attraverso condizioni di vulnerabilità, solitamente interpretate come sinonimo di debolezza.
Questo aspetto emerge chiaramente nel complesso rapporto sentimentale tra Sam - cuore pulsante del racconto, reso straordinariamente vivo dall'interpretazione di Ben Whishaw (Profumo, Skyfall) - e Michael (Omari Douglas), il suo ex compagno. Sam è un uomo profondamente segnato dalle sue scelte, diviso tra le contraddizioni di un assassino che sogna una vita normale, pur sapendo che non potrà mai averla. Tuttavia, queste dinamiche di vulnerabilità trovano un'espressione ancora più incisiva e vincente in due personaggi secondari: Williams ed Eleanor, interpretate rispettivamente da Ella Lily Hyland e Gabrielle Creevy. Le due assassine, completamente a loro agio con l'omicidio, riescono a combinare un delizioso humour nero, anzi punk, nelle loro battute con una relazione autentica e profonda, costruita sulla trasparenza e la sincerità dei loro caratteri.
Vulnerabilità è senza dubbio la parola chiave di Black Doves, incarnata in modo emblematico da tre donne della generazione precedente, ciascuna caratterizzata da uno status di potere che influisce profondamente sui rapporti e sulle intricate vicende che si intrecciano nel corso dei sei episodi. Queste dinamiche, cariche di tensione, destabilizzano la nazione a livello geopolitico, coinvolgendo la criminalità organizzata inglese, la politica britannica e i delicati rapporti internazionali con la CIA da un lato e la Cina dall'altro. A dominare sono, però, tre donne che, ciascuna a suo modo, portano in scena varie sfumature di vulnerabilità femminile: Sarah Lancashire (Happy Valley, Last Tango in Halifax), nel ruolo di Reed, leader delle Black Doves, che nasconde la sua fragilità sotto strati spessi di imperturbabilità; Kathryn Hunter (The Front Room), nei panni di Lenny Lines, manager di assassini su commissione, che incarna l'esperienza e la resilienza di un corpo anziano; e infine Tracey Ullman, che dà vita con il suo cameo alla boss mafiosa Alex Clark, offrendo una rappresentazione potente della vulnerabilità di un corpo materno, trasformandolo in una fonte di autorità indiscutibile. Questi personaggi, posti all'apice di organizzazioni spionistiche o criminali, sovvertono le classiche dinamiche patriarcali del genere, ridefinendo il rapporto tra potere e fragilità.
Il tutto è sorretto da scene d'azione coreografate con grande cura, sebbene il ritmo della serie sia spesso irregolare. Ciononostante, Black Doves rimane una piacevole visione prenatalizia che ci fa addentrare in un mondo ricco di possibilità narrative. Con una seconda stagione già confermata, ci sono molte opportunità per sviluppare ulteriormente i personaggi e approfondire le trame lasciate in sospeso. Una conferma meritata, data la capacità di questa serie di riflettere e interrogarsi sull'identità, sul sacrificio e sui complessi processi di scelta individuali, raccontando antieroi imperfetti e persone spezzate che cercano di sopravvivere in un mondo che sembra volerle annientare. Black Doves approfondisce con sensibilità questi lati di umanità, senza mai rinunciare a spettacolari scene d'azione e a intricate cospirazioni internazionali, trovando un equilibrio efficace tra adrenalina e introspezione emotiva.
Ci sarebbe da scrivere molto sulle mutazioni dell'immaginario spionistico contemporaneo al cinema e in tv, a partire dall'opacità del suo racconto. Perché lo spy thriller pare un genere pensato per tempi progressisti, concentrato com'è sul continuo svelamento delle trappole, dei doppigiochi dei governanti Le ideologie conservatrici sembrano invece impantanare il genere, ripiegarlo sull'inganno, metterne [...] Vai alla recensione »