| Anno | 2023 |
| Genere | Commedia, Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 87 minuti |
| Regia di | Olivier Babinet |
| Attori | Benoît Poelvoorde, Justine Lacroix, Joseph Rozé, Steve Tientcheu, Sofian Khammes Saadia Bentaïeb, Geoffrey Carey, Mayline Dubois, Candice Bouchet, James Gerard, Laurent Pons, Aaron N'Kiambi, William Edimo, Benoît Tachoires, Karina Beuthe Orr, Nazario Giordano, Aïssatou Dia. |
| Uscita | giovedì 12 ottobre 2023 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | No.Mad Entertainment |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,47 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 10 ottobre 2023
Adattamento dall'opera Monster in the hall di David Greig. Il film è stato premiato al Festival di Giffoni, In Italia al Box Office Normale ha incassato 13,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Lucie è un'adolescente orfana di madre che si deve prendere cura di suo padre William che è affetto da sclerosi multipla. È così costretta a mettere insieme lo studio, le faccende domestiche e il lavoro in una paninoteca per far quadrare il bilancio. La sua passione per la scrittura e per inventare storie spesso al limite della credibilità l'aiuta ad andare avanti nonostante tutto. L'annunciata visita di un assistente sociale mette però tutto in discussione. Potrebbe essere trasferita in una casa famiglia e quindi la sua vita deve apparire assolutamente 'normale'.
Olivier Babinet trasfigura una realtà che conosce bene creando un contesto in cui gli elementi parlano del presente senza doverlo però connotare con precisione.
Il regista nel passato ha lavorato per due anni con i bambini delle scuole di un quartiere in cui il 50% delle persone vive sotto la soglia di povertà realizzando con loro diversi cortometraggi. Questa esperienza gli ha lasciato un segno che ha finito con il fondersi con l'esigenza di portare sullo schermo un personaggio come Lucie al quale ha offerto anche pensieri che lui stesso ha avuto quando era adolescente.
Il suo obiettivo era quello di realizzare un film in cui instillare, come lui stesso afferma, "una goccia di Miyazaki nei fratelli Dardenne". Ha cioè inserito nel film dei detour che si dirigono sul versante fantastico per evitare l'imitazione di quelli che ritiene dei maestri (il regista è nato a Strasburgo e vive a Parigi ma la coproduzione è belga). La visione del film ci conferma che il suo obiettivo è stato raggiunto grazie anche all'alchimia che si crea tra i suoi due protagonisti Benoît Poelvoorde e Justine Lacroix.
Il primo mette al servizio del film la sua esperienza limando quell'istrionismo che altri registi hanno sfruttato mentre Justine dà alla sua Lucie tutte le esitazioni ma anche gli scatti di orgoglio che denotano una personalità in formazione costretta ad agire in un contesto che le impone una maturità in anticipo. All'elemento base della narrazione, che invita lo spettatore a chiedersi quale strategia padre e figlia riusciranno ad elaborare per evitare che i servizi sociali intervengano per separarli, la sceneggiatura di Babinet (che si basa sul romanzo di David Greig "The Monster in the Hall") aggiunge quello che si rivela essere qualcosa di più di un subplot. Lucie ha un compagno di scuola, Etienne, che tutti ritengono essere gay. Di fronte a una sua richiesta di collaborazione non precisamente semplice da mettere in atto per smentire questa voce la ragazza si trova a dover compiere un'ulteriore scelta. Il titolo acquisisce così un'ulteriore valenza.
Il regista ci invita a riflettere su come la definizione di normale che i dizionari danno ("conforme alla consuetudine e alla generalità") finisca con l'essere funzionale non solo alla discriminazione che passa attraverso la sessualità o l'etnia ma si estenda anche ad altri contesti a cui non ci capita spesso di pensare. Questa figlia, molto più matura (anche se forzata dagli eventi) di altre coetanee e in grado anche di sublimare le proprie difficoltà nello scrivere, deve essere riportata in quella che la società ritiene sia la norma. Non è 'normale' che sia un figlio ad occuparsi di un genitore in difficoltà a meno che il primo non sia già adulto. Così il dato anagrafico finisce con l'essere l'elemento determinante e a prevalere su una relazione non facile ma carica di affetto. È la legge (o il pregiudizio) a stabilire i confini tra ciò che è normale e ciò che non lo è. Tutto il resto non conta. È 'normale' che ciò sia considerato normale?
La cinematografia francese ci ha abituati ad opere che trattano il disagio giovanile e, negli ultimi anni, malattia e disabilità. Qui tutto é messo in scena con tocco lieve. Trovo un clima nostalgico, forse non del tutto voluto: di vite semplici, frugali, schiette. Giovani discoli di provincia, finalmente senza cellulari e relative recite nella recita.
Uscito in sala verso metà ottobre (e quindi in un certo senso "schiacciato" da tante altre offerte, specie nella capitale dove per i cinefili duri e puri avrebbe tenuto banco la Festa del Cinema di Roma), ancora sporadicamente visibile in qualche cinema (a Modena, per esempio), Normale di Olivier Babinet è un gioiellino che vale comunque la pena recuperare.