| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Oliver Hermanus |
| Attori | Bill Nighy, Aimee Lou Wood, Alex Sharp, Tom Burke, Adrian Rawlins Hubert Burton, Oliver Chris, Michael Cochrane, Anant Varman, Zoe Boyle, Lia Williams. |
| Uscita | venerdì 23 dicembre 2022 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | Circuito Cinema |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,42 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 20 dicembre 2022
Un uomo londinese degli anni '50 deve affrontare un'ultima pratica lavorativa prima di combattere con una malattia terminale. Remake del capolavoro di Kurosawa. Il film ha ottenuto 2 candidature a Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 3 candidature a BAFTA, 9 candidature e vinto un premio ai British Independent, Il film è stato premiato a National Board, 2 candidature a Critics Choice Award, 1 candidatura a SAG Awards, 1 candidatura a NSFC Awards, In Italia al Box Office Living ha incassato 285 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Mr. Williams è il responsabile di un ufficio municipale londinese preposto a concedere o meno autorizzazioni di utilizzo di luogo pubblico. Un nuovo impiegato giovane impara a conoscerne i metodi impeccabili ma distaccati. Quando si presenta una pratica complessa la medesima viene posposta. Fino a quando un gruppo di mamme chiede che quello che era un parco giochi per bambini venga sottratto al degrado e restituito ai suoi piccoli utenti. Avendo scoperto di essere un malato terminale Williams inizia ad occuparsi della pratica.
Proporre un remake di un capolavoro di Kurosawa poteva essere un'impresa pretenziosa. Hermanus c'è riuscito.
Correva l'anno 1952 e Akira Kurosawa realizzava uno dei suoi capolavori che si trova nella classifica dei 100 più grandi film di "Time". L'impiegato comunale Kanji Watanabe rimane nella storia del cinema come una sintesi del pessimismo del Maestro giapponese che si traduce in un ottimismo della volontà. Hermanus si è assunto l'onere di rileggerlo con un duplice (se non triplice) salto temporale e spaziale. Perché l'azione resta negli anni Cinquanta ma si sposta a Londra. Soprattutto però si presenta al pubblico di oggi (e questo è il rischio maggiore) con uno stile, sia di ripresa che di montaggio nonché di recitazione, che si rifà decisamente al passato. Grazie innanzitutto alla presenza di Bill Nighy che offre a Mr. Williams tutto l'aplomb british d'antan necessario da cui deve progressivamente scaturire una sensibilità inattesa. Lo spettatore viene inserito nella vicenda grazie ad un nuovo impiegato appena assunto che incontra, alla stazione del treno che dall'hinterland li porterà downtown, dei colleghi molto freddi che però lo preparano all'incontro con il non proprio affabile Mr. Williams. Insieme a lui impariamo a conoscere (almeno in parte) il protagonista e l'usura che il tempo ha operato sulla sua attività trasformandolo in un piccolo/medio burocrate apparentemente incapace di andare oltre la lettura dei dossier che si accumulano sulla sua scrivania. Anche quando questi si muteranno in persone ci vorrà una sentenza di scadenza a termine di carattere personale per fargli mutare prospettiva. Hermanus sa cogliere questi passaggi operando a un certo punto (come Kurosawa) sul flashback mostrandoci il lato nascosto della personalità del personaggio grazie al coinvolgimento in prima persona del personaggio che fa da tramite tra lo schermo e la platea (il giovane neoassunto). Tutto procede in maniera tradizionalmente 'tradizionale' ed è come se noi fossimo sottoposti ad una raffinata indagine di mercato che inizi con questa domanda: "Nell'Anno Domini 2022 a settanta anni dalla sua uscita nelle sale, si può riproporre (adattandola) una storia come questa? La risposta è, superando steccati ideologici e cinefili, la seguente: sicuramente SÌ.
Straordinario, ispirato, profondo, credibile, emozionante. Come vivere la vita, coniuga la cultura e il rigore giapponese con quella anglosassone... Tutto quello che purtroppo il cinema vero potrebbe fare, ma che registi, scrittori, attori italiani drogati dalla sporca e ipocrita politica di sinistra NON sono più capaci , hanno smesso di fare.
Il regista sudafricano Oliver Hermanus raccoglie l'eredità di Akira Kurosawa e, con la complicità dello scrittore e premio Nobel Kazuo Ishiguro in veste di sceneggiatore, gira, a settant'anni di distanza, il remake di Vivere, considerato uno dei capolavori del maestro giapponese. Cambia l'ambientazione, da Tokyo a Londra, ma non l'epoca, che rimane quella dei primi anni '50.