| Anno | 2022 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 126 minuti |
| Regia di | Donato Carrisi |
| Attori | Sara Ciocca, Michela Cescon, Lidiya Liberman, Ettore Scarpa . |
| Uscita | giovedì 27 ottobre 2022 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 |
| MYmonetro | 2,85 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 ottobre 2022
Dall'omonimo romanzo del regista. In Italia al Box Office Io sono l'abisso ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 354 mila euro e 146 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Lago di Como, un luogo che "se ci butti una cosa se la prende". Un addetto alla raccolta dei rifiuti colleziona spazzatura perché "la spazzatura non mente". Alla sera fa il giro dei locali notturni, nascosto dietro un parrucchino e un paio di baffi finti, e adesca prostitute, tutte bionde e tutte over 60. Una voce maschile da dietro una porta verde gli dice quello che deve fare: compreso punirsi ogni volta che ha sbagliato. Una madre cerca di proteggere le donne del luogo dalla violenza maschile e ogni tanto rivede l'ex marito, un insegnante che vorrebbe che lei lasciasse la loro ex casa coniugale. Una tredicenne con un ciuffo viola ha un rapporto conflittuale con "un padre d'acciaio e una madre distratta", e rischia di cadere nelle maglie insidiose della Rete. Questi personaggi finiranno per portare a compimento un complicato disegno del destino, che parte dall'assunto che "il Male è un cerchio".
La circolarità del Male è motivo ricorrente nell'opera di Donato Carrisi, qui alla sua terza prova cinematografica dopo La ragazza nella nebbia e L'uomo del labirinto, e con Io sono l'abisso sono tre gli adattamenti per il grande schermo dei suoi romanzi, dei quali ha curato regia e sceneggiatura.
Ma questa circolarità rischia di essere anche il limite del suo cinema, che collega in modo certosino ogni elemento creando una costruzione a tenuta stagna senza aria e spazio all'imprevisto e all'improvvisato. Inoltre il cinema, essendo un mezzo eminentemente visivo, rende più difficile la sospensione dell'incredulità su certi dettagli visivi dei quali forse ci accorgeremmo meno sulla pagina scritta.
Il regista ha voluto mantenere segreta l'identità dei suoi interpreti, ma davvero non farebbe differenza sapere in anticipo chi sono. Ciò che conta infatti è che risultino credibili nei rispettivi ruoli, e che lo spettatore possa appassionarsi alle loro vicende: cosa che in buona parte accade, perché Carrisi è maestro nel tenere alta la curiosità e la tensione, e si diverte a creare meccanismi ad orologeria. Tuttavia sembra davvero che giochi a "fare come se", attingendo, oltre che ai suoi studi di Criminologia, a tutti gli stilemi (e talvolta i cliché) del cinema e della serialità d'oltreoceano, a scapito di una cifra autoriale originale e di uno spontaneo slancio narrativo.
Così i dialoghi restano fortemente letterari, le inquadrature rimangono illustrazioni da storyboard (con una preferenza per il piano inclinato laddove si vuole rappresentare la mente deviata del protagonista), gli attori appaiono come simulacri di verità, i rapporti fra i personaggi si confermano rotelle del meccanismo narrativo. In altre parole la macchina è ben oliata, ma si sente il rumore degli ingranaggi. C'è anche un certo compiacimento nel raffigurare la perversione umana, in particolare verso i minori e le donne: un modo di raccontare una realtà raccapricciante, ma anche di fare leva sul potenziale voyeuristico degli spettatori. Per contro il lago, che poteva essere visivamente grande coprotagonista, resta sullo sfondo, come un umarell silenzioso.
Ambientato in un manicomio criminale, non ce n'è uno, dico uno, che è normale. E nemmeno ci vanno vicino. Una storia assurda, surreale e improbabile, girata con una macchina da presa con problemi di convergenza. Incesto, arti mutilati, pedofilia, bambini torturati, adolescenti depressi di famiglie ricche, l'informatico che hackera il sistema di videosorveglianza, killer di prostitute, un paio di storpio, [...] Vai alla recensione »
Non hanno nome, perché sono personaggi funzione. Sullo sfondo del lago di Como, c'è L'uomo che pulisce: nel suo mestiere di netturbino egli analizza le abitudini inconfessate del prossimo (perché "la spazzatura non mente"). C'è la Cacciatrice di mosche, la cui missione è salvaguardare le donne dalla violenza maschile; c'è infine la Ragazzina col ciuffo viola, che riassume in sé un'infanzia e un'adolescenza [...] Vai alla recensione »