| Anno | 2021 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Francesco Lettieri |
| Attori | Andrea Carpenzano, Ludovica Martino, Enrico Borello, Daniele Del Plavignano Riccardo De Filippis, Pierluigi Pasino, Martino Perdisa, Federica Rosellini. |
| Uscita | lunedì 13 settembre 2021 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,69 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 13 settembre 2021
L'ascesa e il declino di una star della Trap. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Lovely Boy ha incassato 57 .
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CONSIGLIATO NÌ
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Nic, in arte Lovely Boy, forma con l'amico Borneo il duo XXG ed è l'astro nascente della scena trap romana. Apatico e disinteressato a tutto - alla famiglia che lo ama, alla fidanzata incinta, ai produttori che lo corteggiano - Nic è perduto in una spirale di stupefacenti e autodistruzione che lo porta a gettare all'aria la sua opportunità. Accolto in una comunità di recupero sulle Dolomiti, nonostante l'iniziale diffidenza prova a disintossicarsi e a ritrovarsi condividendo con altre persone la solitudine che si porta dentro da sempre.
Dopo Ultras, Lettieri indaga un altro ambiente dai comportamenti e dai costumi codificati - quello della musica trap delle periferie romane - e si affida ad Andrea Carpenzano per il ritratto di un antieroe che rifiuta il proprio talento.
Lovely Boy è la storia di una disintossicazione, di una rieducazione alla vita. È anche la storia di un nome che cambia lettera e senso, dalla v di lovely alla n di lonely, perché per il protagonista Nic la vera battaglia da vincere è quella contro sé stesso: contro il nulla che sente dentro, contro le cose a cui non sa dare un nome.
Nel vuoto di una comunità tra le montagne, come nel caos delle discoteche dove si esibisce, delle feste a cui partecipa e degli studi in cui registra, attorniato da amici, ragazze, amici sballati e adulatori, Nic resta solo con la sua mente perennemente annebbiata, con le sue canne, le sue strisce di coca, le sue anfetamine.
Il film, scritto dallo stesso regista Francesco Lettieri e da Peppe Fiore, procede per blocchi narrativi incrociati che mettono a fuoco un'esistenza perduta, tra un presente da ricostruire e un passato da lasciarsi alle spalle. Il vuoto del viso inespressivo ma profondo del bravo Andrea Carpenzano racchiude l'inafferrabilità di un'intera generazione, il suo smarrimento, il suo edonismo senza scopo, racchiuso nell'esibizionismo rabbioso della musica trap, che non è un genere, è altro dal rap ed è una forma di atteggiamento, più che di stile.
Prodotto da Sky, Lovely Boy è rivolto a un pubblico giovane che la trap la ama, la riconosce e la capisce, identificandosi negli idoli con cui entra in relazione attraverso le stories di Instagram. Visto da una prospettiva adulta, però, è anche un lavoro pensato per chi la trap non la vuole e non la può capire. Al volontario della comunità che lo prende sotto la sua ala, Lovely Boy ammette di scrivere del nulla, che le basi del suo credo predicato in una canzone - «champagne, coca e puttane» - è una provocazione gratuita. E allora da cosa fugge Nic? Che nome deve dare al suo problema? La sola cosa vera della sua vita sono i tatuaggi, che elenca e spiega uno a uno. Il resto è nulla.
Lettieri racconta il viaggio del suo non-eroe trovando accenti sinceri soprattutto quando descrive il rapporto con gli altri membri della comunità di recupero (con pure una sorprende svolta drammatica, purtroppo non sfruttata a dovere). Nella parte romana, invece, il film si cala con troppa indulgenza nel mondo della trap, con il solito repertorio compiaciuto di insulti, battute e facce della periferia e un immaginario fuori tono e grossolano quando racconta le esperienze lisergiche di Nic.
La forza di Lovely Boy, pur nei limiti di una scrittura e di una messinscena non sempre controllate, sta nell'incontro fra i due mondi che racconta: la città e la montagna, gli amici del gruppo e quelli della comunità. Nel finale, l'inatteso dialogo della trap con la musica di un'altra generazione regala una bella sequenza carica d'umanità, in cui l'esibizione dal vivo diventa un momento d'incontro, l'inizio di un'altra vita. E tanto basta, forse, a togliere dal viso del protagonista la sua condanna già scritta.
Nic, in arte Lovely Boy, è l'astro nascente della scena trap romana. Tatuaggi sul volto e talento puro, forma insieme all'amico Borneo la XXG, un duo trap lanciato verso il successo. Figli della buona borghesia romana, i due ragazzi si muovono in una città allucinata e feroce, popolata da una fauna disperata. Risucchiato in una spirale di autodistruzione, Nic si troverà a fare i conti con se stesso solo una volta lontano da tutto quel rumore. In un vecchio albergo sulle Dolomiti che ora accoglie persone che, come lui, sono finite nel baratro della droga, tenterà faticosamente di ritrovarsi. Fino a rendersi conto, proprio quando penserà di aver perso la cosa più importante, di essere finalmente diventato adulto.
In Ultras, la fede (religiosa) del gruppo, in Lovely Boy la solitudine apatica del singolo; nel primo, un microcosmo chiuso e codificato in cui l'individuo - anche quello che spicca per autorità - trova la sua ragion d'essere nelle decisioni e nelle azioni del collettivo, nel secondo, l'individuo totalmente incapace di trovare una ragion d'essere, nemmeno all'interno di un sistema culturale chiuso [...] Vai alla recensione »