| Titolo originale | Camp de meci |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Romania |
| Durata | 81 minuti |
| Regia di | Eugen Jebeleanu |
| Attori | Conrad Mericoffer, Alexandru Potocean, Radouan Leflahi, Cendana Trifan, Ionut Niculae Alex Calin, Rolando Matsangos, George Pistereanu, Florin Caracala, Ela Ionescu. |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,25 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 4 novembre 2020
Un giovane poliziotto ancora non riesce a convivere del tutto con la sua omossesualità. Le cose precipitano quando un gruppo di manifestanti sferra un attacco omofobo. Il film è stato premiato a Torino Film Festival,
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CONSIGLIATO SÌ
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Cristi, rumeno, e Hadi, francese, sono amanti clandestini, coinvolti in una relazione a distanza: Cristi è infatti un poliziotto e in Romania un coming out nelle forze dell'ordine non sembra una buona idea. Quando Hadi va a trovare Cristi, questi ha una nottata di lavoro intensa, che lo vede intento a sedare lo scontro tra manifestanti cristiani ortodossi e gli spettatori di un film LGBT, dopo che i primi hanno interrotto la regolare proiezione dello spettacolo. Ma tra gli spettatori qualcuno è una vecchia conoscenza di Cristi e lo riconosce.
Negli anni di spaccati sulla corruzione morale o fisica della società rumena o sui rapporti di forza che la regolano ne abbiamo visti molti, specie grazie alla straordinaria ondata di autori che ha impreziosito il terzo millennio. Due di questi - Radu Jude e Corneliu Porumboiu - si sono spesso affidati ai servigi di Marius Panduru, direttore della fotografia straordinario, che impreziosisce con il suo contributo il debutto nel lungometraggio di Eugen Jebeleanu.
La macchina da presa, nervosa e instancabile, resta incollata ai personaggi ma li segue di sbieco, con inquadrature sghembe in cui il protagonista non è mai collocato al centro del quadro. Una falsa soggettiva che coglie i sussurri, le maldicenze e gli insulti della escalation di rancori repressi a cui assistiamo: a caratterizzare tanto il primo segmento, dedicato alla relazione tra Cristi e Hadi, che il lungo e prevalente secondo, concentrato sulle azioni del corpo di polizia, è il perenne conflitto in atto, talvolta palese talvolta presente sottopelle. Una sensazione di inquietudine, restituita da una polveriera in perenne attesa della scintilla destinata a farla esplodere. Jebeleanu ci restituisce lo spaccato di una società non pacificata, in cui esporre i propri sentimenti rappresenta un pericolo e la volontà di reprimerli l'anticamera per la violenza. I poliziotti in questo senso sono solo un campione estremo del male oscuro di una nazione, con la loro parossistica omofobia come epitome di una intolleranza diffusa e inestirpabile.
Quasi ogni dialogo tra gli agenti di polizia sottintende un insulto o un atto di disprezzo verso gli omosessuali, recitati in una sala cinematografica che diviene luogo emblematico per ospitare le confessioni dei protagonisti o la volontà, in ultimo sempre repressa, di lasciarsi andare a uno spiraglio di sincerità. Cristi siede così al cinema, per assistere metaforicamente allo spettacolo di una Romania dilaniata dalle contraddizioni, sentendosi ql contempo complice e vittima del processo. Jebeleanu trae spunto da un fatto realmente avvenuto, risalente al 2013, quando la proiezione di un film LGBT venne interrotta da un gruppo di cristiani intolleranti, per costruire un apologo morale sentito e straordinariamente interpretato. Nuovi talenti crescono nella fucina, apparentemente inesauribile, della cinematografia rumena.
Tematica interessante, un po' lento nella seconda parte. Tutta la sequenza nel cinema è troppo lunga e ripetitiva, detto ciò, penso comunque che il premio al miglior attore sia stato più che giusto.
C'è un'idea di cinema che a partire dagli anni 2000 ha "colonizzato" il cinema rumeno, rendendolo quel fenomeno nuovo che tutti conosciamo, È un'idea che troviamo spesso classificata come minimalista, anche se ci sarebbe da precisare su cosa sia minimal: se il termine vada riferito all'economia registica adottata da Puiu, Mungiu, Jude e soci, o alla porzione di mondo che la loro macchina da presa cattura, [...] Vai alla recensione »