| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 99 minuti |
| Regia di | Alessandro Lunardelli |
| Attori | Edoardo Pesce, Simone Liberati, Hadas Yaron, Barbora Bobulova, Luis Gnecco Rita Hayek, Francesca Antonelli, Giulia Maenza, Hamza Kadri, Azzurra Martino. |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| MYmonetro | 2,25 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 28 aprile 2021
Ettore viene fatto prigioniero durante una missione militare. Una volta liberato si troverà a gestire pubblicamente una situazione scomoda.
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CONSIGLIATO NÌ
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Il caporale dell'Esercito italiano Ettore Seppis era stato rapito in Siria dai guerriglieri dell'Isis ed è stato appena liberato dietro pagamento. Al suo ritorno in Italia un ministro lo informa che vogliono conferirgli un premio alle eccellenze italiane per il coraggio dimostrato durante la prigionia, e che quel premio gli verrà consegnato a breve nella cornice del Teatro antico di Taormina. A preparare il suo discorso di accettazione sarà Massimo, l'autore di una trasmissione televisiva condotta da sua moglie Monica che ha seguito da vicino la vicenda di Ettore mentre era prigioniero, apprezzandone il grande potenziale di ascolti. Ma Ettore ha un solo pensiero: la fidanzata Jamila che ha lasciato in Siria, anche lei prigioniera degli jihadisti.
Alla sua seconda regia dopo Il mondo fino in fondo Alessandro Lunardelli affronta in chiave italiana il tema della difficoltà di un militare nel rientrare a casa dopo aver conosciuto gli orrori della guerra, e il cinismo dei mass media nell'impossessarsi di chi fa notizia manipolandone i movimenti e i rapporti con il pubblico.
Il modo in cui Lunardelli sceglie di impostare il suo racconto è quello magmatico e sbilenco con cui riprodurre lo smarrimento dei suoi protagonisti, che nel film precedente aveva preso la forma del road movie, e ne La regola d'oro assume invece i contorni del sogno, se non dell'incubo. Da spettatori siamo chiamati a inciampare negli eventi insieme ad Ettore, muovendoci come sonnambuli in una realtà che non ci appartiene, e cercando di dare un senso al nostro ritrovarci in un luogo e un tempo che sentiamo profondamente estranei.
Questa dimensione caotica prende la sua direzione migliore nelle digressioni della trama, soprattutto quella in cui Ettore incontra a Taormina un cantante straniero e una groupie locale e trascorre con loro una nottata di bevute e peregrinazioni senza meta. Non guasta che il cantante sia interpretato dal cileno Luis Gnecco, attore feticcio di Pablo Larrain, che solleva da solo il tono della narrazione. In generale il punto di forza del film sono i suoi attori: oltre a Gnecco, Simone Liberati nel ruolo di Ettore ed Edoardo Pesce e Barbora Bobulova in quelli di Massimo e Monica, nonché Andrea Pennacchi in un cammeo nei panni del ministro.
Il punto debole invece è una sceneggiatura, firmata da Lunardelli insieme a due "veterani" come Giacomo Ciarrapico e Davide Lantieri, che ha molti buchi e moltissime implausibilità, e che spesso zavorra quel buon cast con dialoghi, eventi e costruzioni dei personaggi davvero poco credibili. Alla interessante capacità peripatetica della regia non corrisponde dunque una struttura narrativa in grado di ancorare la sua storia nella realtà e renderla cinematograficamente efficace.
Molti pregi nel film di Lunardelli. Ci ricorda una guerra che oramai abbiamo rimosso. Ci fa fare i conti sul dramma di chi torna e non viene accolto dal punto di vista terapeutico ma sfruttato e manipolato per propaganda. C'è il quadro perfetto della tv di oggi: un carrozzone inarrestabile che fagocita e risputa tragedie, dove ognuno gioca per sé.
Il caporale Ettore Seppis (Liberati) se l'è vista brutta in Siria, dov'è stato rapito da un gruppo di jihadisti. Liberato dopo il pagamento di un riscatto, gli resta l'enorme senso di colpa di aver lasciato (a morire?) Jamila, la ragazza della quale era innamorato. Una volta in Italia, finisce ostaggio di politici e retoriche mediatiche che vogliono farne un simbolo.