| Anno | 2020 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Francia, Cambogia |
| Durata | 88 minuti |
| Regia di | Rithy Panh |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,09 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 giugno 2020
Un film sulle persone sopravvissute all'irradiazione della guerra ed è raccomandato a coloro che credono di essere immuni da essa.
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CONSIGLIATO SÌ
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Un viaggio nel dolore. Lo schermo si divide in tre parti per dare un rimo alla sofferenza e moltiplicarla. Ogni dolore è unico ma lo schermo ce ne prova l'universalità.
Rithy Panh è da sempre un Maestro nel mettere a nudo gli abissi di crudeltà che l'essere umano sa raggiungere talvolta senza neppure averne una totale consapevolezze talaltra convinto che ciò sia funzionale a un Bene Supremo. In questa occasione non si limita però a rimanere legato al titolo. Monta infatti immagini di tutti gli eventi bellici o di massacri etnici che hanno costellato la Storia da quando i Lumière hanno inventato il 'cinematografo'.
Panh accompagna le immagini con un commento musicale a cui si aggiungono considerazioni su quanto la cosiddetta umanità è in grado di mettere in atto.
Avrebbe potuto aggiungere, sul piano sonoro, le grida, i lamenti, le imprecazioni delle vittime quando erano ancora in grado di produrli. Invece se ne astiene e questo, invece che abbassare il livello di reazione dello spettatore, lo eleva. Perché dinanzi a quei volti, a quei corpi a quelle bocche di bambini spalancate nel grido divenuto silente la condivisione della sofferenza si fa ancora più intensa.
Si potrebbe pensare che questa denuncia della perversa ostinazione dell'uomo nel procurare dolore su vasta scala sia frutto di un pessimismo ormai totalmente radicale, di una sfiducia assoluta nella possibilità di riscatto da parte di coloro che si dicono uomini. Invece è proprio questa lucida progettualità nel mostrare la capacità di produrre orrore e morte che fa di Panh un uomo di Pace.
Solo un regista che spera ancora che lo spettatore possa reagire di fronte a queste immagini può ricercarle e riproporle. Convinto che la realtà su cui il cinema è in grado di far riflettere possa accendere in chi guarda l'idea del "Mai più".
Un film sulle persone sopravvissute all'irradiazione della guerra ed è raccomandato a coloro che credono di essere immuni da essa.
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