| Titolo originale | Dorogie tovarishchi |
| Titolo internazionale | Dear Comrades |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Russia |
| Durata | 116 minuti |
| Regia di | Andrey Konchalovskiy |
| Attori | Yuliya Vysotskaya . |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,41 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 28 luglio 2020
Novocherkassk, URSS, 1962. Lyudmila è una instancabile e devota dirigente di partito. Quando sua figlia scompare la sua visione del mondo cambia radicalmente. Il film ha ottenuto 1 candidatura a BAFTA, Il film è stato premiato a National Board,
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CONSIGLIATO SÌ
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1962. L'Unione Sovietica è impegnata a mantenere vivi gli ideali comunisti sotto Krusciov e a non perdere il passo con gli Stati Uniti. La cittadina di Novocherkassk, nella regione del fiume Don quasi al confine con l'Ucraina, entra in crisi all'improvviso a causa di uno sciopero indetto dagli operai della fabbrica di locomotive locale. Il segretario regionale del partito viene immediatamente convocato, mentre Lyudmila, funzionaria di partito e convinta sostenitrice della causa, si accorge che la figlia adolescente Svetka fa parte dei manifestanti. L'imbarazzo per l'episodio lascia ben presto spazio alla confusione, e poi alla paura, mentre da Mosca arrivano notizie di una rappresaglia annunciata che sconvolgerà la cittadina. Ispirato a fatti veri, che troppo a lungo furono tenuti segreti dai vertici sovietici dell'epoca, Cari compagni! romanza e riassume la storia di un massacro di stato, tornando a un momento storico in cui il comunismo sovietico rifletteva su se stesso e non poteva essere messo in discussione da uno sciopero operaio.
Un maestro dell'immagine come Andrei Konchalovsky la mette in scena con rigore attraverso la storia di una donna il cui ruolo di madre finisce per mettere in crisi il suo patriottismo.
"Non c'è alcun Dio nella regione del Don" commenta amaramente il padre di Lyudmila con un bicchiere in mano. Lui, vecchio cosacco, che quando il sole di giugno fonde il sangue sull'asfalto sente il bisogno di indossare la vecchia uniforme, non ha più illusioni. Per tutti gli altri il massacro compiuto dall'esercito, oppure dal KGB con i suoi cecchini, è un evento che costringe a fare i conti con le proprie certezze, più di quanto potessero gli aumenti di prezzo sulle già insufficienti razioni di cibo. Konchalovsky filtra tanto la prima parte - che discende quasi in una satira politica su quanto l'apparato sia impreparato di fronte a una sollevazione popolare - quanto la più drammatica e sanguinosa seconda attraverso una memoria storica anche cinematografica. Dal bianco e nero al formato dell'immagine, dal grande lavoro di autenticità nel casting fino alla composizione dell'inquadratura, tutto sembra voler mimetizzare la contemporaneità tra i toni dei classici del cinema russo anni cinquanta. Un motivo scenico che ricalca il rapporto con il passato dei personaggi sullo schermo, a cui viene ossessivamente ricordato un futuro roseo che sta per arrivare ma che non riescono a non guardarsi indietro, dalla visione stalinista di Lyudmila al già citato "nonno".
Tra gli elementi più notevoli del film, il personaggio interpretato da Sergei Erlish (contrappunto immobile del tour de force offerto da Julia Vysotskaya, moglie del regista e di nuovo con lui dopo Paradise) guarda a un orizzonte ancora precedente e non si cura di come il mondo continuerà dopo il massacro se non per scoprire in quale giorno morirà. A chi non può permettersi un simile fatalismo, le autorità chiederanno con orrenda lucidità di firmare accordi di riservatezza per far sì che nulla si sappia del massacro. Asciutto e raffinato nella forma, pieno ma senza sentimentalismo, Cari compagni! è uno spaccato molto riuscito di un'epoca e di una filosofia, che rende omaggio alle vittime di Novocherkassk ma al tempo stesso naviga con perizia le contraddizioni storico-politiche del paese, un'arte che Konchalovsky stesso ha dovuto perfezionare nel corso degli anni.
Quattro anni dopo Paradise, Konchalovsky prosegue nella rilettura del secondo Novecento: prima l'orrore dei lager, ora la crisi sistemica vissuta dall'Urss sotto la presidenza Khrushchev («Come è possibile uno sciopero in una società comunista?»), soffocata in un massacro, a lungo taciuto, le cui vittime vennero sepolte sotto falso nome o in tombe altrui perché non venissero ritrovate.