| Titolo originale | Bull |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 105 minuti |
| Regia di | Annie Silverstein |
| Attori | Amber Havard, Rob Morgan, Yolonda Ross, Keira Bennett, Troy Anthony Hogan Peggy Schott, James Schuler, Lee Stringer, Keeli Wheeler, Sara Allbright, Rachel McClure (II), Reece McClure, Ashton Hughes, Karla Garbelotto, Tadarius Billy Miles, Roishaun Davenport, Jemaj Bailey, Steven Boyd, Samantha Brooke Davis, Demetrius Mitchell, Torrian Waterhouse, Ray Williams, Erica Ferguson, Kristie Demery, Taria Demery, Kenneth LeBlanc, Marcous Friday, Justin Richard, Bucky Williams, Ryan Roberts, Avery Ford, Carl Coward, Kyle Hecox, Scott Grover, Warner Ervin. |
| MYmonetro | 2,94 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 28 ottobre 2019
Una strana amicizia tra una ragazzina e il suo vicino. Il film ha ottenuto 3 candidature a Spirit Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Kristal è un'adolescente senza padre, con la madre in prigione. Vive in una zona rurale vicino a Houston, con la nonna e la sorellina. Una sera, per cercare di impressionare alcuni coetanei, entra con loro nella casa del vicino, un anziano torero di colore, Abe Turner, che lavora ancora come arbitro nei ring e nei fine settimana sta fuori per gli incontri. Dopo avergli devastato il pollaio e le stanze, viene scoperta e denunciata, ma Abe le offre la chance di riparare al danno facendo per lui dei lavoretti di fatica. Tra i due prende vita un legame improbabile e, con esso, la possibilità, per Kris, di trovare forse, finalmente, la giusta strada.
Testarda e intrattabile, la giovane protagonista è specchio perfetto di quel toro che, tenuto a freno, s'incattivisce sempre più e finisce per fare del male.
Sembra inconsapevolmente determinata a raggiungere la madre come ospite del penitenziario di stato, ma l'incontro con chi sa come arginare la furia dell'animale e portarlo nella giusta direzione, verso una via d'uscita, offre anche lei un'inattesa e preziosa deviazione dal percorso predestinato. Sono tutti un po' tori, in verità, in questo Texas che Annie Silverstein ha già raccontato in due cortometraggi e ora esplora andando dritta alla sua essenza, nel suo primo lungo. Lo è la madre di Kris, che perde l'occasione di uscire perché non riesce a tenere le mani a freno, e lo è Abe, il cowboy nero, che, gravemente malato, si guarda bene dal dirlo a qualcuno per evitare qualunque eccesso di benevolenza. Eppure, quando comincia ad insegnare a Kris a cavalcare il toro da rodeo, è subito chiaro che Abe stia insegnando ben altro: una passione per il suo lavoro che è il modo migliore per superare la rabbia endemica che affligge i solitari abitanti di quel luogo.
Come nei migliori racconti di formazione che il cinema ci regala da sempre, Abe è un life coach, un traghettatore, che esaurirà il suo ruolo quando avrà portato in salvo la sua figlioccia. Il rapporto tra i due ricorda un po' quello tra la giovane pugile e il suo allenatore in Million Dollar Baby, solo che qui non c'è nessuna visione sentimentale a cui aggrapparsi, solo la polvere e il deserto culturale di un mondo duro e singolare, nel quale la regista ci immerge completamente. Forse il finale di Bull non è il migliore possibile, ma è un piccolo appunto, in fondo superfluo, ad un film che dimostra, per il resto, forte personalità e coerenza, costruito come un concept album, in cui il tema irradia ogni elemento, dallo stile, ai personaggi, alle pieghe del racconto.
Luci al neon, grilli in sottofondo, polli che scorrazzano pigri nel cortile (e ci schiattano, a volte, mollando lì per i posteri la loro carcassa): il Texas dei reietti e degli esclusi, di quegli ultimi che neanche con un miracolo saranno i primi, è servito, e bastano poche inquadrature per capire che la distanza tra i due protagonisti va misurata in gradi di degradazione, più che separazione.