Blanco En Blanco

Film 2019 | Drammatico 100 min.

Regia di Theo Court. Un film Da vedere 2019 con Alfredo Castro, Lars Rudolph, Lola Rubio, Esther Vega, Alejandro Goic. Cast completo Titolo internazionale: White on White. Genere Drammatico - Spagna, Cile, Francia, Germania, 2019, durata 100 minuti. - MYmonetro 3,32 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento sabato 19 giugno 2021

Un fotografo si invaghisce della futura moglie di un importante uomo. Il film è stato premiato a Venezia,

Consigliato sì!
3,32/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,13
PUBBLICO 3,33
CONSIGLIATO SÌ
La natura malata della conquista del Cile in un film simbolico dove l'immagine è protagonista.
Recensione di Roberto Manassero
martedì 3 settembre 2019
Recensione di Roberto Manassero
martedì 3 settembre 2019

Cile, inizio '900. Il fotografo Pedro viene chiamato nella Terra del Fuoco, all'estremo sud del stato, per le nozze di un proprietario terriero di nome Porter. La futura moglie è ancora una bambina e cattura l'attenzione dell'uomo, il quale cerca nei suoi scatti di coglierne la bellezza e l'estraneità ai luoghi selvaggi in cui è costretta a vivere. Con il passare del tempo il signor Porter non si presenta e il matrimonio viene rimandato: senza lavoro e impossibilitato a fuggire, Pedro è costretto a unirsi alle spedizioni contro il popolo indigeno Selknam e a documentarne lo sterminio.

Una riflessione al tempo storica ed esistenziale sulla nascita del moderno Cile e sulla parabola di un anonimo fotografo destinato a catturare inconsapevolmente la colpa originaria di una nazione.

Nella Terra del fuoco il bianco è della neve che copre il paesaggio per lunghi periodi dell'anno; è del cielo immenso e lattiginoso; è il colore della pelle degli uomini provenienti dalla lontanissima Europa che strappano il suolo ai suoi legittimi proprietari. Il bianco, ancora, è ciò che il fotografo Pedro deve gestire per svolgere al meglio il suo lavoro, aprendo le tende di una stanza per farci entrare la luce, oppure, al contrario, oscurando una capanna per sviluppare gli scatti. Il bianco, ovviamente, è fin dal titolo il simbolo dichiarato di questo film, che risale alle origini del Cile e allo sterminio delle popolazioni indigene, già più volte affrontato da Patricio Guzmán (soprattutto in La memoria dell'acqua).

A partire dalle fotografie color seppia che ritraggono il massacro dei Selknam a inizio XX secolo, il regista Theo Court ha immaginato il dramma esistenziale di un uomo che si fa complice di una colpa comune: il mite Pedro, interpretato con la solita intensità e freddezza da Alfredo Castro, vive in attesa di un signore che non arriverà mai, una sorta di Godot che, come molti proprietari terrieri dell'epoca, ha comprato migliaia di ettari di terra vergine e l'ha affidata ad avventurieri e cacciatori di taglie.

In un mondo oltre la legge che la macchina da presa riprende in tutta la sua vastità - come in una sorta di western esistenzialista - gli usurpatori rivelano la loro natura predatoria e l'indifeso protagonista la propria colpevole passività.

L'ossessione di Pedro per la sposa bambina, che a tratti sfocia nella pedofilia, rivela su un piano simbolico la natura malata della conquista del Cile: lo sguardo colpevole su un corpo acerbo richiama responsabilità altrettanto gravi; e così l'impossibilità di cogliere il mistero della bellezza segna il fallimento generale di un progetto più vasto. Il Cile è nato dalla colpa, e nella colpa continua a vivere.

Riducendo il formato del film dal panoramico al 4:3 degli scatti d'epoca (un effetto gratuito ma necessario al senso del racconto), il regista fa aderire le sue stesse immagini alle fotografie d'epoca da cui si è fatto ispirare, mai mostrate ma evocate come un fantasma o un rimosso. In quelle immagini i cacciatori di uomini si mettevano in posa con ai piedi i cadaveri dei Selknam appena uccisi, e Blanco en blanco, con le sue immagini slavate e grigiastre, è un lento avvicinamento a quegli scatti.

Nell'indifferenza interessata con cui il protagonista passa dal ritratto di una bambina alla composizione figurativa di un massacro - organizzando lo spazio dell'inquadratura, correndo contro il tempo per non perdere la luce giusta - c'è la metafora di un destino collettivo. L'immagine non ne è semplice testimone di una tragedia, ma sua protagonista: all'epoca serviva per celebrare una conquista, oggi per svelarne la vergogna.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 13 luglio 2021
Maria Sole Colombo
Film TV

Campi lunghi, distese brulle, pionieri coi fucili imbracciati: non c'è dubbio, l'opera seconda dello spagnolo Théo Court, miglior regia della sezione Orizzonti a Venezia 2019, è un western. Un western sui generis, beninteso: innanzitutto dal punto di vista iconografico, perché Court prende quei codici, quei simboli, quelle immagini familiari e le raggela in seppiati tableau vivant, fino a snaturarle. [...] Vai alla recensione »

NEWS
MOSTRA DI VENEZIA
martedì 3 settembre 2019
Roberto Manassero

La nascita del Cile raccontata dalla parabola di uomo comune che si fa partecipe di un massacro. A Venezia 76. Vai all'articolo »

winner
premio orizzonti per la migliore regia
Venezia
2019
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