| Titolo originale | Vinylholic - Because Vinyl Loves Music |
| Anno | 2018 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 70 minuti |
| Regia di | Fulvio Iannucci |
| Attori | Red Ronnie, Gianni Sibilla, Claudio Trotta, Renzo Arbore, Claudio Coccoluto Elio e le Storie Tese, Anita Pesce, Bruno Venturini, Lello Savonardo, Simona Burini, Carlo Verdone, Mogol, Pino Imparato, Alessandro Cereda, Bruno Bavota, Massimo De Vita (II), Renato Marengo, Lino Vairetti. |
| Uscita | martedì 20 novembre 2018 |
| Distribuzione | Mescalito Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,13 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 gennaio 2024
A settanta anni esatti dalla nascita del disco in vinile, il docufilm vuole indagare sul ritrovato interesse per la musica su vinile in Italia. In Italia al Box Office Vinilici ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 1,5 mila euro e 1,2 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Uno spettro consistente di artisti, critici, collezionisti, tecnici e appassionati di musica risponde a sollecitazioni sul tema della rinascita – o meglio persistenza – del vinile nel consumo musicale. Dallo studio di registrazione alle collezioni private, da un laboratorio di stampa alla fiera del disco usato (il film nasce da un’idea di Nicola Iupparello, creatore appunto di “Discodays”, raduno napoletano di patiti di “cere”, che rientra nelle location), ogni luogo testimonia della superiorità, soprattutto emozionale, dell’analogico sul digitale.
Si rievocano ricordi adolescenziali legati a particolari artisti o album, si confessa un’ossessione per qualcosa che non è solo un oggetto novecentesco, un feticcio e una conquista d’amore (“il bello del collezionare è la ricerca”, dice Pino Imparato, uno dei più accaniti inseguitori di LP), ma anche un rito che costringe a tornare a livelli di attenzione, di ricerca di qualità e disposizione all’ascolto che appartenevano all’era precedente al web e ai social.
Quella volontà di “perdere tempo”, rivalutandone così il valore, e la ricerca spasmodica in sé, anche prolungata, da preferirsi all’istantaneità con cui oggi tramite le tante piattaforme disponibili si possono scaricare infinite playlist.
Documentario home made e sentimentale che vuole onorare la tradizione industriale discografica partenopea, seguendo un filo rosso piuttosto forzato che tiene insieme la prima fabbrica cittadina (Società Fonografica Italiana, poi Phonotype Records), al percorso del gruppo Osanna, dal prog anni ’70 a oggi, fino al progetto Blindur di Massimo De Vita, le cui performance incorniciano il discorso. Più tante interviste posate o meno, molte divagazioni – diritto d’autore, i trucchi per riconoscere le prime stampe, repertori tv nostalgici – a ribadire esaltazione di una mania per una materia “calda”, umana, che paradossalmente viene molto più motivata sul piano visivo che su quello audio (e ancora meno su quello statistico). Autocelebrazione di una “super nicchia”, di una comunità di romantici (il cui emblema è nella sentenza dell’interprete Bruno Venturini: “un’incisione è un testamento che si lascia ai posteri”). Un’occasione per ritrovarsi tra amici e ritrovare una sana lentezza nella fruizione della musica.
Bel lavoro. Un unico filo conduttore dalla prima all'ultima scena: il solco del vinile. Poco trattata, forse, la parte tecnica perché il film si rivolge non solo agli esperti, ma a un più vasto pubblico: tutti quelli che amano la musica. Un oggetto, il disco in vinile, che sembrava scomparso ma che non è stato mai dimenticato dai numerosi estimatori e collezionisti.