| Anno | 2018 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | USA |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Lorena Luciano, Filippo Piscopo |
| MYmonetro | 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 8 ottobre 2018
Un ragazzo eritreo sopravvissuto ad un tragico naufragio e una famiglia siriana borghese bloccata a Smirne che punta al corridoio balcanico.
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CONSIGLIATO SÌ
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3 ottobre 2013. Quasi 400 migranti muoiono nel naufragio di un peschereccio libico. Arigai, un eritreo, vede morire tre suoi cugini ma si salva. La sua odissea continua. Wael, con moglie e quattro figli piccoli, fugge dalla Siria seguendo la cosiddetta rotta balcanica. Il loro viaggio della speranza sarà irto di difficoltà.
Lorena Luciano e Filippo Piscopo con la loro professionalità ma anche con la loro passione seguono le vicende di questi due migranti ricordandoci sin dal principio (con le inquadrature delle bare sollevate da gru dopo il naufragio), che la morte, quella del corpo ma anche quella civile, è sempre in agguato per queste persone.
Perché di persone che fuggono dal terrore si tratta (e la camera che li segue per lungo tempo è lì a mostrarcelo) e non di 'turisti' più o meno 'palestrati'.
Questo film documentario, frutto di un accurato lavoro durato molto tempo, offre un ulteriore elemento di riflessione rispetto a quelli che si sono susseguiti dopo Fuocoammare. Ci mostra cioè che è frutto di una retorica ben orchestrata l'immagine dei migranti tutti diseredati in cerca di un futuro che non trovano in patria (i quali, beninteso, ne avrebbero comunque facoltà). La famiglia di Wael, come dimostrano le immagini girate amatorialmente nella loro abitazione in Siria, era benestante. Non avrebbero avuto alcun motivo per intraprendere il doloroso viaggio a cui assistiamo se la guerra non infuriasse e se la loro casa, come si vedrà, non rischiasse di divenire bersaglio di bombardamenti. È anche su persone come loro che si accanisce un'Europa dimentica delle proprie migrazioni di un tempo, incapace di gestirle o di trovare soluzioni anche socialmente creative per affrontare il fenomeno.
Piscopo e Luciano ci mostrano che anche queste ultime sarebbero possibili proponendoci la situazione di Riace. Una realtà che ha ricevuto uno stop in seguito alla denuncia e ai relativi arresti domiciliari del sindaco. Il film, che ha ricevuto importanti apprezzamenti negli Stati Uniti, ci mostra la vita nella cittadina e ci di/mostra che un futuro diverso è possibile. Basterebbe volerlo.