Arrival

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Un film di Denis Villeneuve. Con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma.
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Titolo originale Arrival. Fantascienza, Ratings: Kids+13, durata 116 min. - USA 2016. - Warner Bros Italia uscita giovedý 19 gennaio 2017. MYMONETRO Arrival * * * - - valutazione media: 3,41 su 103 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

L'ideografica saggezza...dei polipi! Valutazione 3 stelle su cinque

di gianleo67


Feedback: 59658 | altri commenti e recensioni di gianleo67
martedý 24 gennaio 2017

Chiamata, in qualità di brillante linguista, a decifrare l'oscuro linguaggio di una misteriosa specie aliena che posiziona 12 astronavi, quali altrettanti monoliti sospesi, sui diversi luoghi del globo terraqueo, la dottoressa Louise Banks dovrà trovare presto una forma di comunicazione che comprenda le intenzioni dei visitatori e scongiuri il pericolo di un imminente conflitto planetario. Il contatto e l'approccio sensoriale con le inquietanti creature però, si trasformano per lei in una sorta di esperienza cognitiva che stravolge i piani temporali e rovescia i rapporti causali, influenzando scelte che incideranno sulla sua storia personale e su quella dell'intero genere umano.
Film dall'impianto concettuale affascinante e paradossale come quello del libro da cui è tratto, l'ultima fatica visionaria del canadese Villeneuve è un oggetto misterioso e irrisolto che cerca di contemperare le riflessioni non banali sul valore e l'unicità dell'esperienza umana con quella di un destino collettivo sempre in bilico tra l'autodistruzione e lo scarto evolutivo; proponendo come chiave di lettura (e di scrittura) il valore del linguaggio come necessario strumento di evoluzione culturale e morale, ma anche come universale e sublime forma di astrazione e rappresentazione del mondo. Se l'idea di base è quella di una circolarità dell'esperienza temporale come motivo di ulteriore consapevolezza e accettazione di un destino immutabile e già scritto (con tanto di elaborazione del lutto come sublimazione della propria finitezza), gli squarci onirici che intervallano un impianto sci-fi decisamente convenzionale sembrano inserti spuri all'interno di una matrice narrativa tutto sommato ordinaria, in cui sale di controllo, guerre mediatiche, schermi panoramici e tablet ultrasottili compendiano un'idea di arte che ci parla dalle sue fascinazioni e della incontrastata potenza del linguaggio cinematografico.
Dalle Suggestioni mainstream di una guerra dei mondi dove la risoluzione dei conflitti passa da una prova di forza e dall'uso inevitabile della violenza agli echi filosofeggianti del cinema di Terrence Malick, l'approccio terrestre allo shock culturale di una civiltà extraterrestre si risolve nel solito baraccone di militari cerebrolesi e guerrafondai (vogliono solo sapere da dove vengono, chi sono e cosa vogliono) ed un paio di giovanotti di bella presenza in qualità di specialisti tecnici che non brillano certo per esperienza e capacità di mediazione. Un po'pochino per le ambizioni di un regista che ha sempre cercato nell'ambiguita del comportamento e nei tentennamenti dell'etica una chiave di volta per comprendere le contraddizioni della natura umana. Più legato agli effetti scenografici dell'immaginario Weird di uno scontro di civiltà belligeranti che all'inner space di una una dimensione interiore e mistica dell'alterita' (Le Torri d'Osservazione - J.G.Ballard : con i suoi echi surrealisti di monoliti sospesi come la cattiva coscienza collettiva di una umanità divisa in centri di potere e in cerca di legittimazione, pronti a dissolversi nel nulla non appena ne si comprenda il significato), i visitatori di Villeneuve sono eptapodi che hanno sviluppato un linguaggio semasiografico sputando inchiostro (ma guarda un po'!) e sentenze in una soluzione colloidale, pronti a ritirare gli ambasciatori al primo motivo di dissidio ma anche ad insegnarci i misteri del tempo appena si concede loro il minimo accenno di credito e la fiducia in un mondo di pace e armonia tra i polipi, pardon tra i popoli. Tutto era già scritto e tutto torna in un eterno ritorno che annulla la transeunta finitezza dell'esperienza ontologica e ricuce in un inestricabile loop temporale gli eterni cicli di vita e di conoscenza (palindromo è il nome della figlia e bustrofedica sembrerebbe la composizione dei circolari ideogrammi alieni), come nel più ingarbugliato racconto di Borges (Enemy - 2013) o nella più sfrenata anarchia narrativa di Heinlein (Predestination - 2014): basta solo saperlo prima...di aver pagato il prezzo del biglietto. La rossa Adams e' la linguista-semiologa-viaggiatrice del tempo che ripercorre idealmente le tappe di una gnoseologia sci-fi già attraversate dalla fulva astrofisica Castain di Interstellar; un cocentrato di fascino e sensualità sospeso in una dimensione di conoscenza che ci insegna, quale interposta persona, gli universali (cosmici?) valori della pace e dell'amore.
 
Ieri ho incontrato la mia formica 
Mi ha detto che sono pazza... 
Ma io sono stata, io sono stata, io sono stata dove tu mai...

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