| Titolo originale | Chaharshanbeh, 19 ordibehesht |
| Titolo internazionale | Wednesday, May 9 |
| Anno | 2015 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Iran |
| Durata | 102 minuti |
| Regia di | Vahid Jalilvand |
| Attori | Niki Karimi, Amir Aghaee, Shahrokh Foroutanian, Vahid Jalilvand, Borzou Arjmand Afarin Obeisi, Saeed Dakh, Sahar Ahmadpour, Milad Yazdani, Soghra Obeisi, Kataneh Afshar Nejad, Zakieh Behbahani, Pejvak Imani, Masoumeh Mansouri. |
| Uscita | giovedì 23 giugno 2016 |
| Distribuzione | Academy Two |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,96 su 2 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 28 giugno 2016
Una notizia pubblicata su uno dei giornali di Teheran riunisce un gruppo di persone. La polizia sfolla tutti, ma due donne resisterono.
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CONSIGLIATO SÌ
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Su un quotidiano di Teheran appare uno strano annuncio: un uomo di nome Jalal vuole donare una grossa somma di denaro ad un bisognoso. Intanto che la polizia cerca di tenere a bada la folla desiderosa di ricevere il premio, conosciamo le precarie condizioni di vita di due donne: Leila, ex fidanzata di Jalal, ha bisogno di quei soldi per pagare le cure del marito gravemente malato mentre Setareh, una giovane sposata all'insaputa dei suoi tutori, con la stessa somma potrebbe far rilasciare il compagno ingiustamente detenuto in carcere.
La fiducia nell'uomo che, vedendosi nei bisogni dell'altro, tenta di alleviarne le sofferenze è il tema di un film in cui la critica sociale si mescola ad un discorso tanto vasto da sembrare eccessivamente teorico. In due parole, Un mercoledì di maggio è un chiaro invito a fare, ad impegnarsi per superare le mancanze di un ordinamento statale e di una struttura culturale che negano o sono incapaci di assistere e di dare libertà.
Con un pizzico di furberia e una certa scioltezza di racconto, Vahid Jalilvand riesce quasi sempre a conferire ai suoi personaggi una statura umana quanto simbolica, senza cadere nella predica fine a se stessa: un po' meno, in realtà, gli riesce con Jalal, differentemente dalle due donne, più imparentato con una qualità morale tout court che con il respiro di un uomo vero. Ma il sapore dell'allegoria sofferta, alla lunga, si fa sentire ed ingolfa il ritmo di un lavoro troppo alla ricerca di situazioni significative e di caratteri esemplari per dimostrare la sua tesi sulla "social catena". Difatti, più che i percorsi dei tre personaggi principali, tamponati da quello sguardo tipico del cinema iraniano contemporaneo, viene a galla un sentire morale che si riflette sulla descrizione di una contingenza storica e geografica precisa eppure universale. Ognuna delle persone che aspetta sotto all'ufficio di Jalal, del resto, è latrice di una vicenda di ingiustizia o di un bisogno, e potrebbe essere in quello stesso momento e in quel luogo così come in qualsiasi altro.
Ancora un cinema di donne, di storie private che si aprono al pubblico riuscendo invero a rivelarlo fino in fondo, quello di Vahid Jalilvand fa tesoro di situazioni già ampiamente sfruttate dai film di illustri connazionali, spingendo di più sulla partecipazione sentimentale che sul realismo fenomenologico. Peccato che la parte finale, dedicata a Jalal e alle sue motivazioni, sia sfibrata e inadatta a chiudere degnamente il cerchio.
Normal 0 14 false false false MicrosoftInternetExplorer4 Gianni Quilici “Il cinema iraniano non è più di moda” constatano con un certo compiacimento alcuni. “Certo,” penso “perché molti l’hanno subita questa moda”.
Un uomo tormentato dalla perdita di un figlio, per non aver potuto pagare le cure, pubblica contro il parere della moglie un annuncio per offrire diecimila dollari a una persona bisognosa. Il giorno stabilito si presenta una folla. E l'uomo, impreparato al dilemma, deve scegliere un solo caso. Tra incipit e conclusione conosciamo la storia delle due candidate finali.