| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Regia di | Sean McNamara |
| Attori | Sonya Balmores, Chris Brochu, Christie Brooke, David Chokachi, Kelly Crean Yasmin Dar, Irie Driscoll, Faith Fay, John Mitchell Fultz, Cody Gomes, Kim Morgan Greene, Dutch Hofstetter, Tiffany Hofstetter, Helen Hunt, Mark Kubr. |
| MYmonetro | 2,50 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 8 marzo 2011
Dopo aver perso un braccio a causa dell'attacco di uno squalo, una giovane decide di tornare a surfare. In Italia al Box Office Soul Surfer ha incassato 21,1 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Bethany Hamilton è un'adolescente hawaiana abilissima nel surf. La sua è una famiglia praticante e il suo legame con la comunità locale è forte. Un giorno, mentre si trova in acqua con amici, uno squalo l'attacca e le stacca di netto il braccio sinistro. Viene salvata dal dissanguamento ma la menomazione sembra impedirle qualsiasi possibilità di ritorno a quell'attività che tanto la appassionava.
Quando un film si occupa di una persona tuttora esistente e soprattutto giovane il rischio di idealizzarla mostrandone solo i lati positivi è sempre in agguato. Soul Surfer non sfugge alla trappola e ci propone un ritratto decisamente agiografico di Bethany e della sua famiglia. Anche i momenti di sconforto sono comunque presentati come ostacoli su un cammino che sarà comunque vincente. Viene da pensare che nella realtà non sia andata proprio così anche se le immagini che accompagnano i titoli di coda e che ci mostrano la vera Bethany offrono il ritratto di una ragazza tanto semplice quanto determinata.
Quello che però può risultare più difficile da credere per uno spettatore laico è il ruolo giocato dalla fede religiosa in una vicenda in cui la famiglia (Dennis Quaid padre ed Helen Hunt madre) ha un ruolo fondamentale accanto però alla persona che conduce la locale comunità riformata. Sono sempre le immagini a carattere documentario che confermano questa disposizione d'animo. È stata effettivamente una missione umanitaria compiuta con i membri della sua chiesa nella Thailandia sconvolta dallo tsunami che ha fatto ritrovare alla ragazza la completa fiducia nelle proprie possibilità nonostante l'handicap unita alla fede in Dio. Gli scettici storceranno il naso ma questi sono i fatti che il film ci presenta, cadendo talvolta nella retorica ma restando sostanzialmente fedele alla realtà.
"Non mi serve che sia facile, mi serve che sia possibile" da questa semplice frase, pronunciata da Irie Driscoll nei panni di Bethany Hamilton, si esplica il senso dell'intero film: una biografia di coragio e tenacia. Il 31 ottobre del 2003, all'età di 13 anni la giovane e promettente surfista americana subisce un attacco da uno squalo tigre che le porta via il braccio [...] Vai alla recensione »