| Titolo originale | L'era legale |
| Anno | 2011 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 76 minuti |
| Regia di | Enrico Caria |
| Attori | Patrizio Rispo, Cristina Donadio, Rita Corrado, Pietro De Silva, Isabella Rossellini Renzo Arbore, Franco Gargia, Salvatore Mignano, Monica Masiello, Natalia Cretella, Ezio Morino, Stefano De Sando, Giancarlo Valentino. |
| Uscita | venerdì 13 gennaio 2012 |
| Distribuzione | Bolero Film |
| MYmonetro | 2,64 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 29 febbraio 2012
Un mockumentary tutto italiano, firmato dal regista Enrico Caria. In Italia al Box Office L'era legale ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 25,4 mila euro e 13,5 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Anno 2020. Napoli è una città sicura, pulita e moderna, grazie all'impresa straordinaria compiuta dal suo sindaco, Nicolino Amore. Nato poverissimo, figlio di una contrabbandiera e di un parcheggiatore abusivo alcolizzato, all'inizio della sua scalata sociale Amore si lascia conquistare dai privilegi della bella vita ma poi si ravvede e decide di occuparsi della sua gente e risolvere una volta per tutte il problema più grave che da sempre affligge la città: il narcotraffico. Dopo studi approfonditi, con l'aiuto di una "madrina" camorrista pentita, Nicolino Amore legalizza la droga e pone fine ai profitti e al dominio dei criminali.
Vignettista, regista, "iena" della Tv, Enrico Caria ha scelto la formula del mockumentary per portare al cinema una questione scottante come la liberalizzazione delle droghe sotto forma di commedia e di puzzle di opinioni disparate, da Isabella Rossellini a Renzo Arbore, da Carlo Lucarelli a Giancarlo De Cataldo e Pietro Grasso. Nonostante gli esempi cinematografici di questo stile siano tanti e prestigiosi, L'era legale non si eleva mai al di sopra di un'estetica ultratelevisiva e il protagonista stesso, Patrizio Rispo, pur essendo evidentemente in parte, non si distingue però per un'interpretazione di sfumature. Nonostante questo, il filmato si segue senza noia, grazie alla punteggiatura umoristica (facile ma mai volgare) e a qualche idea spassosa, specie nel segno dell'utopia realizzata (il lavavetri che si fa pagare col bancomat e rilascia la ricevuta) o della gioventù da autodidatta di Nicolino.
Se l'insistenza sui meccanismi mediatici è superflua e ridondante (per conoscere il funzionamento della macchina del fango non abbiamo bisogno delle istruzioni), lo è forse meno l'informazione riguardo alla nuova leva di mafiosi: economisti laureati con un patrimonio di liquidi da capogiro. Man mano che procede, comunque, il finto documentario mette sempre più a fuoco il concetto per il quale è stato probabilmente maturato, ovvero l'idea che il proibizionismo faccia la fortuna dei narcotrafficanti e che i tossicodipendenti andrebbero trattati come malati e riforniti della droga gratuitamente, da parte dello stato. A questo punto, il tono si è fatto impercettibilmente serio e il lavoro di Caria si chiude con la chiara volontà di lasciare lo spettatore non tanto con un sorriso sulle labbra quanto piuttosto con un raro pensiero nella testa, insolito ma possibile.
Il film del regista romano Enrico Caria, è un mockumentario ottimamente riuscito, che ha raccolto un buon successo all'ultimo Torino Film Festival. Merce rara nel panorama cinematografico, sempre più orientato verso logiche di profitto piuttosto che alla sperimentazione. Il progetto di Caria invece, si stacca proprio dal calderone dei grandi circuiti e lo fa con un linguaggio che [...] Vai alla recensione »
Questo è un film anomalo, sostiene Enrico Caria, perché in realtà, dice, lui non può essere definito proprio definire un «regista» quanto piuttosto uno scrittore satirico. Invece i suoi film (Carogne del '95 ad esempio) sono stati tra i pochi ad avvertire del disastro che si stava preparando. Si sentiva la mancanza di uno sguardo come questo: non fa parte dei film inutili con imprimatur, non ha una [...] Vai alla recensione »