La pelle che abito

Film 2011 | Drammatico, V.M. 14 120 min.

Titolo originaleLa piel que habito
Anno2011
GenereDrammatico,
ProduzioneSpagna
Durata120 minuti
Regia diPedro Almodóvar
AttoriAntonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes, Jan Cornet, Roberto Álamo Eduard Fernández, Blanca Suárez, Susi Sánchez, Bárbara Lennie, Fernando Cayo, José Luis Gómez, Teresa Manresa.
Uscitavenerdì 23 settembre 2011
TagDa vedere 2011
DistribuzioneWarner Bros Italia
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14
MYmonetro 3,05 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Pedro Almodóvar. Un film Da vedere 2011 con Antonio Banderas, Elena Anaya, Marisa Paredes, Jan Cornet, Roberto Álamo. Cast completo Titolo originale: La piel que habito. Genere Drammatico, - Spagna, 2011, durata 120 minuti. Uscita cinema venerdì 23 settembre 2011 distribuito da Warner Bros Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 - MYmonetro 3,05 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 17 dicembre 2012

La storia di un chirurgo plastico che avvia una serie di esperimenti finalizzati a creare una nuova pelle grazie ai progressi della scienza. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Golden Globes, ha vinto un premio ai BAFTA, 2 candidature agli European Film Awards, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office La pelle che abito ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 1,7 milioni di euro e 558 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,05/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,31
PUBBLICO 3,34
CONSIGLIATO SÌ
Un meccanismo, fin troppo perfetto, di eleganza e chirurgica ripetizione.
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 19 maggio 2011
Recensione di Marianna Cappi
giovedì 19 maggio 2011

Il chirurgo estetico Robert Ledgard ha perso la moglie in un incidente d'auto che l'ha completamente carbonizzata. Da allora, ha messo tutto il suo impegno di scienziato per costruire una pelle sostitutiva, leggermente più resistente di quella umana e perfettamente compatibile. Perfezionata l'invenzione, Robert ha avuto bisogno di una cavia e non ha esitato a sequestrare il ragazzo che ha tentato di stuprargli la figlia, a privarlo dell'organo più esteso del suo corpo e ad obbligarlo a (soprav)vivere in un'altra pelle, che non gli appartiene.
Quando il film si apre su una bella ragazza con un'attillatissima tutina color carne, che fa yoga come fosse una ballerina di Pina Bausch e crea sculture ispirate a quelle di Louise Bourgeois, ci appare immediatamente chiaro dove ci troviamo: di fronte ad un Pedro Almodovar al cento per cento, tutt'altro che transgenico, piuttosto ormai manierista. Il resto del film si occuperà di confermare senza sosta questa prima impressione.
La scrittura, come in quasi tutti gli ultimi titoli del regista, è anche qui un meccanismo perfetto, rotondo, nel quale i dialoghi servono spesso ad alleggerire una trama ritagliata con chirurgica perizia, come fosse fatta di pezzi di un puzzle (Gli abbracci spezzati) o di lembi di pelle da far combaciare senza che si noti la cicatrice. Battute come "Mi chiamo Vera. Vera Cruz", solleticano la risata in pubblici diversi e stratificati, strizzando l'occhio tanto ad un'epoca (gli anni Cinquanta) e ad un cinema di genere fatto di continui colpi di scena, quanto, fuori dallo schermo, alla rinuncia dell'attrice feticcio di Almodovar, Penelope, che era stata pensata per il ruolo finito poi in sorte a Elena Anaya (e la mancanza della Cruz qui non si sente, poiché la sua "seconda pelle" se la cava benissimo). A livello estetico, accade esattamente la stessa cosa: dentro un impianto visivo algido ed elegante, irrompe -volutamente grottesco- un uomo vestito da tigre. Almodovar, dunque, rifà se stesso: insieme kitsch e affascinante, artista matur(at)o ed énfant prodige birichino. E poi telecamere nascoste, primi piani congelanti, scambi di sesso ma non di identità, madri con segreti mai confessati, figli/fratelli ignari l'uno dell'altro.
Il mito di Frankenstein -espressione da sempre della paura nei confronti dei progressi della tecnologia e della scienza, e mito gotico per eccellenza-, più che oggetto di un'indagine o di una riflessione sembra servire ad Almodovar come un semplice contenitore, un involucro funzionale e intonato nel colore, resistente e compatibile con la celebrazione di sé e del proprio gusto.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 25 settembre 2011
Alessandra Hendrix

Inquietante,conturbante e sconcertante al tempo stesso, "La pelle che abito" si rivela un cocktail di depravazione e genialità incisivo e ben fatto,che sciocca e sorprende tra follia e perversione. Ottima la performarce di Banderas, che dopo "Atame", si ritrova ancora una volta in preda ad un autentico delirio di potere e alla pazzia più totale e incontrollata.

FOCUS
FOCUS
lunedì 26 settembre 2011
Pino Farinotti

Pedro Almodóvar ha sessant'anni. È un momento decisivo per un artista. Meglio, può esserlo, perché c'è artista e artista, c'è evoluzione e maturazione. Costringere il regista di Calzada de Calatrava nel quadro di qualche definizione, o nel concetto di giudizio più o meno finale, è impossibile e anche avventuroso. Niente e nessuno riuscirà mai a imbrigliarlo. Tuttavia la sua "pelle che abito" –le virgolette sono il piccolo artificio a identificare la vicenda del film con quella dell'autore, meccanismo, in questo caso, naturale, visibile e legittimo- offre la sensazione di una carriera in stallo, [...]

INCONTRI
mercoledì 21 settembre 2011
Ilaria Ravarino

Metti una mattina con Pedro Almodóvar. Caffè e pasticcini in terrazza, un affaccio mozzafiato su Roma, una giornata calda, pigra e clemente. Lui, il Maestro, si presenta puntuale in camicia a fantasia maculata e grandi occhiali da sole che, educatamente, si toglie per salutare la stampa. Lo seguono i suoi attori, il figliol prodigo Antonio Banderas tornato a recitare per lui dopo 20 anni, e la minuta Elena Anaya: ma gli applausi sono tutti per il regista spagnolo.

INCONTRI
giovedì 19 maggio 2011
Ilaria Ravarino

«No nazi, claro que no». A Pedro Almodovar, a Cannes due anni dopo Gli abbracci spezzati, tocca il difficile compito di restituire serenità a un Festival in agitazione da 24 ore per le dichiarazioni su Hitler del collega Von Trier. Anche se in concorso ha portato un thriller, La pelle che abito, «una storia di sopravvivenza in una situazione estrema», la presenza in sala del regista spagnolo è calda e rassicurante, amabile, lontana anni luce dal protagonismo oscuro di molti dei suoi illustri colleghi.

Frasi
ho partorito figli pazzi, ho la pazzia nelle viscere
Una frase di Marilia (Marisa Paredes)
dal film La pelle che abito - a cura di g.
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paola Casella
Europa

Forse non sarà il film più bello del festival, ma finora è certamente il più «rotondo». La piel que habito, il melodramma horror diretto da Pedro Almodovar e interpretato da Antonio Banderas e Marisa Paredes, è entrato ieri in concorso a Cannes e ha sbaragliato i pronostici, passando in pole position perché è un’opera completa sotto tutti i punti di vista: regia, sceneggiatura, recitazione, montaggio, [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
lunedì 20 febbraio 2012
Luca Volpe

Prosegue senza sosta la corsa all'Oscar di The Artist. Dopo i Golden Globes, i Bafta e i numerosi premi minori conquistati nelle scorse settimane, il film di Michael Hazanavicius trionfa anche ai Goya spagnoli, aggiudicandosi il premio come miglior film [...]

winner
miglior film straniero
BAFTA
2012
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