Il ribelle

Film 2011 | Drammatico

Anno2011
GenereDrammatico
ProduzioneItalia
Regia diGiancarlo Bocchi
AttoriValerio Mastandrea, Francesco Pannofino .
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Giancarlo Bocchi. Un film con Valerio Mastandrea, Francesco Pannofino. Genere Drammatico - Italia, 2011, Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Il film, scritto, prodotto e diretto da Giancarlo Bocchi, è il risultato di oltre tre anni di lavoro e di intense ricerche negli archivi russi, italiani, francesi, spagnoli, statunitensi.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Appassionata ricostruzione per parole e immagini d'archivio dell'uomo d'azione che sfidò l'emergere del nazifascismo.
Recensione di Edoardo Becattini
Recensione di Edoardo Becattini

Guido Picelli nasce nel 1889 da una famiglia parmense di umili origini. In gioventù lavora come apprendista presso la bottega di un orologiaio, prima di trasferirsi a Torino per fare l'operaio e la comparsa nella nascente industria del cinema. Mosso da un indomabile spirito d'azione, si schiera contro la politica interventista dei sindacalisti durante la Prima Guerra mondiale per poi decidere di prendervi parte come volontario della Croce Rossa. Dopo quell'esperienza, Picelli comincia il suo attivismo politico militando prima fra i socialisti e poi nel partito comunista, ma il suo fervore idealista e i suoi atti contro il nascente fascismo vengono visti tanto dagli squadristi che dagli organi di partito come pericolosamente sovversivi.
Le prime immagini del documentario sono quelle del trionfo di meccanismi e ingranaggi: ruote e lancette che rimandano tanto all'apprendistato come orologiaio del giovane Picelli, quanto all'esaltazione del dinamismo meccanico e della tecnica industriale che caratterizza i primi decenni del Novecento. Da questo insieme di vedute di macchinari, ha inizio il racconto della vita di un militante per vocazione che fece della difesa delle libertà dei lavoratori un motore d'azione, oltre che un principio di lotta politica. Lo stesso meccanismo di propulsione passionaria guida visibilmente Giancarlo Bocchi nella sua ricostruzione delle tappe principali del percorso di Picelli come eroe della resistenza al nazifascismo. Se la serie di immagini poste in sequenza dall'assemblaggio di cinegiornali, fotografie e documenti storici si riferisce in modo più o meno diretto agli episodi raccontati della vita di Picelli, è vero che è principalmente attraverso la voce narrante di Valerio Mastandrea che si tesse quel filo narrativo necessario a tenerle assieme. Le strategie retoriche di Bocchi fanno perciò affidamento soprattutto alla dimensione sonora, in modo particolare alle musiche e al carisma del timbro caldo della voce di Francesco Pannofino, chiamato a recitare le parole scritte in vita attraverso lettere e proclami dallo stesso Picelli.
Il linguaggio lineare e rigoroso del documentario storico si sposa così alle potenzialità enfatiche dell'oratoria per omaggiare una figura popolare e poco conosciuta nella lotta al nazifascismo, che ha preceduto e ispirato l'opera della Resistenza durante la Seconda guerra mondiale. Ma anche se il materiale d'archivio e il modello trionfalistico può rimandare a quello dei documentari di propaganda degli anni Trenta, il linguaggio di Bocchi non è propagandistico, quanto piuttosto volto a un'indagine retrospettiva. La sua idea è quella di creare una biografia per parole e immagini (con tanto di capitoli) che renda giustizia anche in Italia di un uomo d'azione, un vero Garibaldi dell'epoca nazifascista, e proporre alla nazione un modello di eroe coi suoi ideali e la sua ideologia, ma estraneo all'oligarchia del pensiero politico. Un rivoluzionario capace di far saltare i confini delle strategie e delle tattiche di partito per farsi espressione viva e popolare di un sentimento ardito di ribellione. Un uomo che credeva tanto nella libertà da essere capace di imprese audaci e spavalde, tanto di fronte al clima repressivo del fascismo mussoliniano che alle purghe del comunismo stalinista. E affinché una figura storica divenga un eroe popolare, non basta il coraggio delle azioni ma occorre l'eco della mitologia.

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