| Titolo originale | Leap Year |
| Anno | 2010 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | USA, Irlanda |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Anand Tucker |
| Attori | Amy Adams, Matthew Goode, Adam Scott, John Lithgow, Noel O'Donovan, Tony Rohr Pat Laffan, Alan Devlin, Ian McElhinney, Dominique McElligott, Mark O'Regan, Maggie McCarthy, Peter O'Meara, Macdara Ó Fátharta, Kaitlin Olson. |
| Uscita | venerdì 9 aprile 2010 |
| Distribuzione | Universal Pictures |
| MYmonetro | 2,64 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 25 maggio 2012
Anna Brady vola da Boston a Dublino per chiedere in sposo il fidanzato Jeremy secondo un'antica tradizione irlandese. Ma viene dirottata in campagna e costretta a viaggiare con Declan, un barista bello e scontroso. In Italia al Box Office Una proposta per dire sì ha incassato 27 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Al quarto anniversario senza proposta di matrimonio, Anna decide di appellarsi a un'antichissima tradizione irlandese che consente alle donne di pronunciare la fatidica richiesta ai fidanzati che l'hanno tirata per le lunghe, ma solo il 29 di febbraio, vale a dire ogni quattro anni. Trattandosi di un anno bisestile e di 24 ore in tutto a disposizione, la ragazza lascia in fretta Boston per raggiungere Jeremy a Dublino, dov'è in trasferta per lavoro, e mettersi in ginocchio davanti a lui. Ma una turbolenza la catapulta in campagna, dall'altra parte dell'Irlanda, e la costringe ad affidarsi alla compagnia del rude Declan, che una donna ha ingannato e abbandonato, regalandogli un'avversione per la città e un abbonamento per la solitudine.
Il regista Anand Tucker, alla prima prova nella commedia sentimentale, e gli sceneggiatori (invece già colpevoli per Un amore di testimone) hanno perciò gioco troppo facile nell'opporre la metropoli, luogo dei condizionamenti sociali e dell'apparire per quel che non si è (la protagonista arreda appartamenti da vendere o affittare per renderli più appetibili, salvo poi svuotarli al momento della consegna), e la campagna, che si preoccupa di sporcare (prima) e di togliere (poi) questi abiti per rivelarne l'esclusiva natura di copertura. Poco aggiunge anche l'incomprensione linguistica - che la versione italiana probabilmente appiana - e culturale in genere, che poggia sullo stereotipo dell'irlandese polemico e superstizioso.
Ciò e molto altro nonostante, la commedia non è affatto da buttare. Il personaggio di Matthew Goode funge sì da detonatore nel rompere la rigidità di Amy Adams, ma lei fa esattamente lo stesso, costringendolo al superamento del suo trauma. Nella verde terra di Maureen O'Hara, Anna non condivide con lei molto altro che la chioma fulva, ma entrambi, uomo e donna, sono in qualche modo, anche in questo caso, delle bisbetiche da domare. In virtù di questo coprotagonismo sincero, il film trova ad un certo punto un gradevole equilibrio: parte da un'istanza fintamente femminista (la proposta di matrimonio "concessa" all'iniziativa della donna), passa per l'umiliazione senza sconti dell'eroina e approda, rassicurante, al ristabilimento dei ruoli di genere, ma nel mezzo conosce comunque un piacevole piccolo combattimento. I due giocano, nel doppio senso del verbo inglese "to play": sia fingendo di essere marito e moglie, e recitando dunque una parte, sia giocando il gioco dell'amore, sempre più consapevolmente.
Non mancano, va ripetuto, le cadute di tono, ma c'è spazio per un tocco di classe: Louis - come Declan chiama affettuosamente la valigia di Vuitton della ragazza - diventa un vero e proprio terzo incomodo, simbolo di quel promesso sposo che, man mano che il viaggio avanza, si fa di più e soltanto un peso da portarsi appresso.
Anna Brady è una giovane home stager di Boston, che da 4 anni ha una equilibrata relazione con il cardiologo Jeremy, il quale però ancora non si decide a chiederle di sposarlo. In nome di un'antichissima tradizione Irlandese, il 29 febbraio, ergo anno bisestile, le donne in Irlanda possono chiedere al loro partner di sposarle. Così, mentre Jeremy è a Dublino a un convegno [...] Vai alla recensione »
A few weeks ago I resolved, in the spirit of the season, to adopt a more positive outlook in the new year. In particular I vowed to break the habit of seizing on every bad movie as a sign that civilization was collapsing. There is already so much doomsaying and apocalypse mongering going around. Why add to it? Then I saw "Leap Year." The worst movie of 2010? Well, yes, but since it was, at the time, [...] Vai alla recensione »