| Anno | 2010 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 89 minuti |
| Regia di | Matthew Porterfield |
| Attori | Zoe Vance, Cody Ray, Dustin Ray . |
| MYmonetro | 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 febbraio 2010
Al Box Office Usa Putty Hill ha incassato 45,8 mila dollari .
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CONSIGLIATO SÌ
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La morte per overdose di eroina di Cory riunisce i suoi amici, familiari e conoscenti a Baltimora. Con la complicità di un anonimo intervistatore, di ognuno di loro cogliamo alcuni momenti e riflessioni personali sospese tra i ricordi del ragazzo defunto, le preoccupazioni per il futuro e la precarietà del presente. Nei vecchi principi del cinéma vérité, vigeva l'idea che il documentarista dovesse essere a un tempo fly on the wall, "mosca sul muro" silenziosa e ingenua nel processo di registrazione, e contemporaneamente soggetto presente e partecipativo nel raccogliere le testimonianze degli intervistati. Matt Porterfield si confronta in modo diretto con questa configurazione contraddittoria attraverso un lavoro che, nel tentativo di descrivere le miserie della realtà suburbana del Maryland, non pretende di documentare la verità, ma parte da una struttura di finzione per porre la verità come problema. Ogni membro della piccola comunità di persone che abitano Putty Hill, quartiere popolare di Baltimora, viene chiamato a interpretare se stesso in un momento tanto intimo quanto sociale come la gestione di un lutto. Da qui, Porterfield si muove nell'orizzonte del finto documentario puntando sempre più in profondità. Di luogo in luogo, di momento in momento, si focalizza su un personaggio alla volta, riprendendolo nel suo contesto e nei suoi gesti quotidiani. Con alcuni di questi (i fratelli della vittima e, in particolar modo, la cugina Jenny), si pone come intervistatore invisibile intento a fare domande sul senso della vita e della morte, sulle ambizioni e sul futuro. Il quadro che ne emerge non è solo un ritratto pietoso dello squallore della provincia da affiancare a quelli di altre produzioni indipendenti, ma un frammento di una lettura antropologica più ampia della cultura americana. Nei vari contrappunti che si costruiscono fra i momenti di solitudine di Jenny e la scena della festa che segue il funerale di Cory, fra il tintinnare dei bicchieri e le canzoni del karaoke bar, si costruisce l'identità di un'America che urla fedeltà ai sogni aurei e all'individualismo, ma sopravvive solo grazie ad un forte senso di appartenenza e di comunanza.