| Anno | 2010 |
| Genere | Documentario musicale, |
| Produzione | Italia, USA |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | John Turturro |
| Attori | Mina, Spakka-Neapolis 55, Avion Travel, Pietra Montecorvino, Massimo Ranieri Misia, Lina Sastri, M'barka Ben Taleb, Peppe Barra, Gennaro Cosmo Parlato, Angela Luce, Max Casella, Raiz, Fausto Cigliano, Rosario Fiorello, Fiorenza Calogero, Daniela Fiorentino, Lorena Tamaggio, Enzo Avitabile, Pino Daniele, James Senese, Peppe Servillo, Loredana Simioli. |
| Uscita | venerdì 22 ottobre 2010 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 3,25 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 20 aprile 2014
Documentario musicale di John Turturro sulla relazione ardente tra Napoli, le sue sceneggiate e le sue canzoni. In Italia al Box Office Passione ha incassato nelle prime 11 settimane di programmazione 338 mila euro e 52,7 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Lo scenario di base della sceneggiata napoletana è il vicolo ed è esattamente in esterni, sulla strada e nelle piazze che si svolge Passione, il documentario musicale di John Turturro sulla relazione ardente tra Napoli e le sue canzoni.
Regista di un cinema sofisticato (e istruito) con un'anima radicalmente popolare, Turturro ancora una volta va al cuore delle cose esprimendo la sua incontenibile "passione" per la musica dopo Illuminata e Romance & Cigarettes. Già travolto dall'opera lirica e dal bel canto, il regista italo-americano rilancia e prosegue la sua ricerca in direzione ostinata e contraria all'atteggiamento snobistico delle culture "alte" italiane nei confronti della canzone napoletana. Passione si potrebbe definire senza esagerare un'opera di "ridefinizione dei valori", che prevede il recupero di un patrimonio culturale dimenticato o emarginato dalla critica ufficiale e dai normali circuiti e che ancora individua e promuove le canzoni più significative del repertorio "pop" partenopeo. La febbrile attività di Turturro, favorita dalla sensibilità di Peppe Barra, anima e voce della Nuova Compagnia di Canto Popolare, è risalita indietro nel tempo fino a intonare le "villanelle", canzoni bucoliche a tema amoroso cantate a più voci dalle lavandaie del Vomero. Infaticabile indagatore, ha adattato al suo documentario gli schemi e le convenzioni del cinema napoletano, inserendo e "sceneggiando" canzoni celebri come "Era de maggio" o "Malafemmena", "Maruzzella" o "Tammuriata nera", e più recenti come "Don Raffae" (di De Andrè) o "Nun te scurda" di Raiz.
L'humus culturale da cui nasce la "sceneggiata" di Turturro è naturalmente quella del sottoproletariato ma in un'accezione reale e non mitica, la Napoli attraversata dal suo sguardo è quella della precarietà sociale, oppressa dalle invasioni, dagli usi, dalle speculazioni, dalle mistificazioni, dai miracoli pretesi, dall'idealizzazione turistica da esportazione. Lasciate indietro le strade del Queens, spazzate dalle coreografie dei suoi netturbini e battute dal carpentiere innamorato di James Gandolfini, Turturro fa ballare e cantare artisti nazionali e internazionali, turisti e napoletani davanti a un marechiare e dentro na jurnata 'e sole. In cerca di zaza e in sella a nu cammello affittato Turturro esplora la musica e la musicalità di Napoli, invitando sul suo caravan petrol una messe di artisti oltremodo ispirati, che con la loro interpretazione hanno dato rilievo ai testi delle canzoni, esplicitazione e sintesi della Storia di una città e di un'intera nazione. Storie d'amore e tradimento per Massimo Ranieri e Lina Sastri, passioni sperimentali e signorinelle sfrontate per Raiz, scorrerie sul litorale campano e femmene impressionate per Peppe Barra, festa di San Gennaro e virtù invocata per Pietra Montecorvo, cariche ritmiche e turbanti per Fiorello, '800 e canzoni prima dei microfoni per la voce e il sax di James Senese.
Turturro spedisce all'Italia la sua cartolina appassionata, pagando il debito che la musica nazionale ha contratto con la canzone napoletana. Mina apre con "Carmela", Pino Daniele chiude con "Napul'è". Una donna e una città che si incontrano sotto un sole amaro che passa e se ne fuje.
Non scontato, emoziona e rende omaggio senza retorica. La musicalità e il ritmo trasudano dalla gente e dalla cità e il film ne dà semplicemente atto e con umiltà.
Indimenticabile Jesus Quintana lungo la corsia di bowling dei fratelli Coen, John Turturro vuò fa il napoletano e lo fa con sensibilità e pertinenza nel suo nuovo e appassionato documentario. Come l'americano di Nisa e Carosone abballe 'o roccolo e gioca al baseball', colleziona canzoni napoletane e le esibisce lungo i vicoli di Napoli, dove una rosa illustre e titolata di artisti (re)interpreta il repertorio pop(olare) partenopeo.
Rutilante, eccessivo, a volte urlato, quasi sempre cantato. Ecco Passione di Turturro, un (docu)musical che ci porta in una Napoli amata, vissuta, suonata - in tutti i sensi - e raccontata da un newyorkese "terrone" che ne coglie l'anima ironica ed entusiasta. Laddove da decenni la città è colpita da stereotipi negativi di violenza inaudita - dall'immondizia alla criminalità -, con cui soprattutto [...] Vai alla recensione »