| Titolo originale | The Boys Are Back |
| Anno | 2009 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Australia, Gran Bretagna |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Scott Hicks |
| Attori | Clive Owen, Emma Booth, Laura Fraser, George MacKay, Nicholas McAnulty Julia Blake, Chris Haywood, Erik Thomson, Natasha Little, Lewis Fitz-Gerald, Nakia Pires, Emma Lung, Georgina Naidu, Daniel Carter. |
| Uscita | venerdì 25 giugno 2010 |
| Distribuzione | Walt Disney |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,82 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 8 luglio 2010
Dopo la prematura scomparsa della sua seconda moglie, Joe, ancora sconvolto da questa perdita improvvisa, deve far fronte alle quotidiane difficoltà familiari, cercando inoltre di aiutare il figlio minore Artie a superare il suo immenso dolore. In Italia al Box Office Ragazzi miei ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 14,4 mila euro e 3,8 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Joe Warr è un giornalista sportivo britannico che si è trasferito in Australia per seguire la seconda moglie Katy dalla quale ha avuto un figlio, Artie. Il quale ha l'età di sei anni quando la madre muore per un tumore. Ora Joe, che è stato spesso lontano da casa per il suo lavoro si deve occupare del piccolo. La sua idea di base consiste nel lasciare ampia libertà al fanciullo. La situazione si fa più complessa quando Joe viene raggiunto per le vacanze estive da Harry, il figlio adolescente avuto dal primo matrimonio.
Clive Owen si cimenta con un personaggio molto diverso da quelli interpretati fino a questo punto della sua filmografia e lo fa grazie al libro autobiografico del giornalista britannico Simon Carr (che si è occupato non di sport ma di politica ma questa è l'unica sostanziale differenza). Non è mai facile per un attore portare senza retorica sullo schermo il ruolo di un vedovo rimasto con un bambino da crescere. La situazione si complica ulteriormente se poi c'è, come in questo caso, un altro figlio di primo letto con la cui adolescenza fare i conti.
È un film su cosa significhi essere padri oggi quello che Scott Hicks porta sullo schermo. Anche se gli manca la magmatica materia prima di film come Shine e Cuori in Atlantide il regista riesce a proporre (con una caduta nel patetico nelle apparizioni della moglie defunta) una serie di quesiti su come sia difficile imparare ad essere padri soprattutto quando questo ruolo è stato delegato a una prima e a una seconda consorte. Dire sempre di sì alle richieste dei figli? Porre il meno regole possibile per evitare l'aumento delle infrazioni? Joe le individua come possibili soluzioni. Lo fa in modo consapevole, non per conservare una sorta di quieto vivere e vuole essere davvero vicino ad Artie. Non si accorge però (ma sarà costretto a farlo) che i figli non chiedono di avere un amico a fianco. Gli amici se li vanno a cercare inizialmente nell'ambito scolastico e, una volta cresciuti, altrove. Nell'ambito familiare hanno invece bisogno di una guida che sappia dire dei sì ma anche dei no di cui hanno bisogno (magari per provare a contrastarli e con questo crescendo).
Il film mette a confronto tre figure maschili in fasi diverse della loro crescita. Tre. Perché non solo Artie ed Harry devono crescere. Deve farlo anche Joe, uscendo da un egoismo inconsapevole ma non per questo meno pericoloso. Quell'egoismo che emergerà anche solo per un'occasione ma che sarà sufficiente a fargli comprendere appieno il senso della parola responsabilità.
Un bel film con un grande interprete (Clive Owen) in un ruolo abbastanza difficile. Era forse facile cadere nella trappola dell' happy movie invece ne esce fuori un film ben sviluppato e semplice. Owen interpreta magistralmente il ruolo del padre che non aveva ancora compreso a fondo cosa volesse dire essere genitore, per lo meno fino alla morte della moglie.
Tre uomini e una in gamba. I maschi sono un padre giornalista sportivo (Clive Owen) improvvisamente vedovo e i suoi due figli (il grande abbandonato in Inghilterra per anni e quindi rancoroso; il secondo così piccolo da produrre nei confronti del lutto solo furia cieca), mentre la donna è una mamma divorziata con ex marito ex tossicodipendente alle spalle.