Baarìa

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nostalgìa Valutazione 4 stelle su cinque

di Andrea D


Feedback: 435 | altri commenti e recensioni di Andrea D
giovedì 1 ottobre 2009

Un bambino corre per le strade e spicca il volo al di sopra di un paese: è l'intensa apertura di "Baarìa", il ragazzino dovrebbe essere Tornatore e quella che vediamo è Bagheria, la città natale del regista, il quale, da buon privilegiato con venticinque milioni di euro di budget, ha fatto ricostruire in Tunisia. E ha fatto benissimo, perché avere l'opportunità di far rivivere attraverso la storia l'evoluzione del posto in cui si è vissuti, e mostrare il risultato a un vastissimo pubblico in sala, è una fortuna difficile persino da concepire. E il film finisce così per inserirsi a metà tra un approccio alla "Novecento" - in cui la grande storia faceva da sfondo alla piccola, per così dire, storia di due amici - e uno alla "Amarcord", nel quale l'unica protagonista era una dimensione nostalgica più mentale che fattuale. Tornatore, però, a differenza di Fellini, che filtrava l'epoca storica attraverso il setaccio di una memoria "bugiarda" che distorce e inventa spesso e volentieri regalandoci risultati difficilmente raggiungibili, adotta un criterio prevalentemente filologico, esemplato da una monumentale e dettagliata ricostruzione scenografica, misto a una osservazione malinconica prorompente, affidata alle situazioni e al toccante tema musicale di Morricone. Questo compromesso funziona, ed è lo stesso di "Nuovo Cinema Paradiso", che viene da rimpiangere, essendo quello un film indimenticabile perché esente dal difetto che impedisce di far arrivare "Baarìa" allo statuto di capolavoro, e cioè un'eccessiva coralità (caricata da moltissime celebri partecipazioni) che più di una volta prevarica la soggettività dei personaggi principali, a differenza del film di vent'anni prima, durante la visione del quale non si riusciva a non affezionarsi sin dall'inizio al piccolo Totò e al proiezionista Alfredo. Mentre si assiste a quest'ultimo lavoro del cineasta, si ha l'impressione che lui stesso ci accompagni con piacere suo e nostro all'interno delle vie del suo passato e attraverso altre storie più o meno collettive, in un discorso forse troppo frammentario e senza un centro preciso (diversamente da quanto succedeva in "Novecento", i cui protagonisti erano sempre il perno dell'attenzione nonostante l'epicità circostante) - mentre, col succedersi delle epoche, la fotografia va schiarendosi dalla dominante cromatica gialla del sicilianissimo tufo, caratterizzante i tempi lontani, fino ad un attuale bianco per i giorni nostri - culminando su un non troppo riuscito simbolismo legato ad una mosca. Ciò che più è da lodare è che siamo di fronte ad un'opera partorita con sincerità, con dirompente amore per la memoria, in quanto Tornatore non ha dimenticato la Nostalgia, il sentimento che probabilmente più di tutti legittima un prodotto artistico come una creatura propria e personale, autoriale nel senso più autentico del termine. La Bagheria di Tornatore è solo la Bagheria di Tornatore, e questo film solo lui l'avrebbe potuto fare. Basta uscire da quella sala, nel cinema dove vi trovate, e andare a quella a fianco, e troverete con molta possibilità una pellicola che chiunque avrebbe potuto girare. Quindi, godiamoci questa rara occasione di vero cinema italiano, che sa sposarsi pure con la spettacolarità, senza dimenticare quei momenti in cui la macchina da presa, come la penna del poeta più malinconico, si chiede che senso abbia vivere, amare, conoscere, per poi morire, dimenticare, sparire. L'arte è e c'è fin quando non si smette di chiederselo.

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lilli giovedì 1 ottobre 2009
bellissima
40%
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60%

Sono andata ieri a vederlo e l'ho trovato splendido. La tua recensione è bellissima e mi trova d'accordo. Solo su un punto devo dissentire: ho apprezzato molto la coralità del film. Tornatore voleva raccontare non solo la storia di Peppino e della sua famiglia ma quella dell'intera piccola società di Bagheria quindi è giusto che abbia dato risalto ad una pluralità di personaggi. Fossi stata in lui avrei fatto lo stesso..ci sono personalità nella città in cui vivo che dovrebbero necessariamente trovare spazio in una sua ipotetica ricostruzione storica a livello letterario o cinematografico, altrimenti non ci sarebbe storia.Mi sono affezionata facilmente a tutti senza dimenticare che il mio 'pupillo' era Peppino o perdere il senso della storia. [+]

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andrea d giovedì 1 ottobre 2009
per lilli
100%
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0%

Non è che non ho apprezzato la coralità del film, anzi, come hai detto tu è necessaria, e ogni paese o città se deve diventare a sua volta protagonista necessita di un'attenzione corale, ma Tornatore non è il primo regista a dedicare un film alla propria città, e ho notato che in questa collettività i protagonisti principali non spiccano come in pellicole altrettanto collettive: innanzitutto quella di Bertolucci, la cui intenzione era narrare la prima metà del Novecento con scene di massa fantastiche ma con due protagonisti definitissimi interpretati da De Niro e Depardieu, sempre in primo piano nonostante il resto, mentre non si può negare che il centro della storia in "Baarìa" viene troppo spesso spostato dai personaggi alla totalità. [+]

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maryluu giovedì 1 ottobre 2009
andry
33%
No
67%

Come Lilli non sono d'accordo sul tuo discorso sulla " coralità" del film. è vero che il centro della storia in "Baarìa" viene troppo spesso spostato dai personaggi alla totalità, ma è anche vero che questo secondo me è un punto di forza. I personaggi sono posti tutti sullo stesso livello e Tornatore non poteva raggiungere migliore risultato così. Anche affidando il ruolo di " protagonisti" ad attori bravi ma sconosciuti e affidando " comparsate" a grandi nomi. E' tutta una strategia del regista a mio avviso valida e ben riuscita. Comunque sono punti di vista. Per il resto ti faccio i miei complimentoni per la recensione. Sei sempre più bravo. Bacii

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andrea d giovedì 1 ottobre 2009
non dico che non sia riuscita,
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No
0%

...ma che ci siano stati esempi nella storia del cinema, compreso un film dello stesso Tornatore, in cui questa alternanza tra soggettività e coralità è riuscita con più equilibrio, senza troppi decentramenti. In gran parte concordo con la recensione poco più sopra di Roberto Simeoni, soprattutto con quanto dice della parte iniziale del film. Comunque, grazie mille, Maryluu. Il punto di forza di questa pellicola secondo me, ed è quello che ho puntualizzato nella recensione, è la forza della nostalgia che l'ha ispirata, un nobile e notevole intento.

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reiver venerdì 2 ottobre 2009
ciao andrea
0%
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Complimenti,il tuo modo di scrivere,complesso ed estremamente esplicativo allo stesso tempo,mi piace sempre di più.Non avendo visto il film non posso giudicare;purtroppo non sono neppure sicuro di poterlo vedere a breve,visti i tanti impegni e i problemi che ho tra le...mani.Ho afferrato il concetto che hai espresso.Secondo te questo è un grande film ,ma leggermente inferiore a "Nuovo cinema paradiso" (che io ho visto "fresco fresco" al cinema),una specie di "Il giorno più lungo",un pò troppo "corale"...Vedremo,sempre che riesca a vederlo,eh eh he...Io spero che non sia un polpettone tipo "Titanic".Ancora complimentoni e ciao.

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andrea d venerdì 2 ottobre 2009
ciao reiver
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Grazie, Reiver. Il concetto è esattamente quello, sì, ma per fortuna il pericolo polpettone alla "Titanic" è stato evitato. Questo è un affresco, meno intimo del film dell'89, più grosso e spettacolare. C'è chi potrebbe apprezzare di più questo aspetto, chi come me preferiva Totò e Alfredo, eheh...

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