| Anno | 2007 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, USA, Spagna |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Tom Kalin |
| Attori | Julianne Moore, Eddie Redmayne, Stephen Dillane, Elena Anaya, Unax Ugalde, Belén Rueda Hugh Dancy, Simón Andreu, Jim Arnold, Xavier Capdet, Barney Clark, Abel Folk, Mapi Galán, Martin Huber, Lina Lambert, Minnie Marx, Peter Vives, Brendan Price, Anne Reid, Tom Kalin. |
| Uscita | venerdì 20 giugno 2008 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 2,52 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 24 febbraio 2015
Le grandi ambizioni sociali dei Baekeland e la loro scintillante "bella vita" prima della loro tragica caduta dagli anni '40 agli anni '70. In Italia al Box Office Savage Grace ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 28,9 mila euro e 11,7 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO NÌ
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Barbara Daly era una modella e aspirante starlette quando sposò Brooks Beakeland, nipote di Leo l'industriale che aveva fatto fortuna con la bakelite. Il film ce la fa incontrare a New York nel 1946 poco dopo la nascita del suo unico figlio Anthony. Barbara è una parvenu nel mondo dei ricchi e non perde occasione per aumentare la sensazione di eccentricità sia che si trovi in incontri mondani sia nel privato in cui a periodi di euforia si alternano profonde depressioni. Anthony cresce con un padre distante e attratto dalle sue prime amichette e con una madre morbosamente attaccata a lui e decisamente propensa alla sperimentazione in campo sessuale. Messa di fronte all'evidenza dell'omosessualità del figlio Barbara farà di tutto per 'recuperarlo' giungendo fino al rapporto sessuale. Il finale tragico è alle porte.
Solo un'attrice come Julianne Moore poteva dare corpo con credibilità a un personaggio complesso come quello di Barbara Daly e solo un regista come Tom Kalin (interessato all'omosessualità sin dal suo film d'esordio Swoon) poteva offrire a un attore estremamente dotato per portare sullo schermo figure di adolescenti tormentati come Eddie Redmayne (Symbiosis - Uniti per la morte) l'occasione di un ruolo così sfaccettato.
È Anthony il narratore, vittima e poi carnefice, sin dalle prime battute del film. Quelle cioè in cui vediamo una madre amorevole che tiene in braccio il proprio figlio neonato. Le origini del male risiedono lì ma non sono semplicisticamente individuabili nel classico legame simbiotico madre-figlio che letteratura e cinema ci hanno raccontato migliaia di volte. Qui c'è di più e di peggio. Barbara è una donna che cerca disperatamente un proprio ruolo, una donna che vorrebbe essere accettata nell'alta società che frequenta per merito del consorte e che, vistasi inadeguata, sceglie la via della provocazione. In queste sei stazioni che marcano gli spostamenti in luoghi diversi Kalin ci mostra quanto distruttiva possa divenire una figura materna. Perché Barbara, mentre adotta atteggiamenti sempre più trasgressivi sul piano sessuale (infilandosi nel letto del figlio e del suo compagno del momento), di fatto cerca disperatamente la Norma. Grazie a un contraddittorio rimescolamento di valutazioni nel momento in cui si offre sessualmente al figlio lo fa pensando di poterlo ricondurre nell'alveo della 'normalità' risvegliando in lui l'eterosessualità.
Per un personaggio così disturbato e disturbante erano indispensabili i sorrisi tesi, il bon ton di facciata, i gesti della quotidianità che cercano di celare il tormento interiore. Per tutto questo era indispensabile Julianne Moore che sa suggerire con una risata il malessere del vivere.
Anche se la storia è tagliata un pò troppo grossolanamente..il dramma del figlio con un attore ESPRESSIVAMENTE PERFETTO è reso in modo vibrante e mai lo svolgimento presenta un carattere decisamente volgare ma piuttosto dolorosamente distruttivo..decadente..in cui si taglia a fette la nebbia del fallimento e dell'impotenza esistenziale.La scena del collare perso e di un cane che non si è mai visto [...] Vai alla recensione »
Povera ma ossessionata dalla ricchezza, una famiglia disastrata col padre suicida e il fratello che muore misteriosamente, Barbara Daly, bostoniana, è per lo più considerata un'arramipicatrice sociale. Sposa infatti l'erede dei Baekeland, col suo impero pure se vacillante (lei però non lo sa ...) della plastica, i due viaggiano, New York, Parigi, Londra, Cadaquès, con loro l'unico figlio, Tony.