You, the Living

Film 2006 | Commedia, 94 min.

Titolo originaleDu levande
Anno2006
GenereCommedia,
ProduzioneSvezia, Germania, Francia, Danimarca, Norvegia
Durata94 minuti
Regia diRoy Andersson
AttoriJessica Lundberg, Elisabeth Helander, Björn Englund, Ollie Olson, Kemal Sener Håkan Angser.
Uscitavenerdì 19 ottobre 2007
DistribuzioneLady Film
MYmonetro 3,06 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Roy Andersson. Un film con Jessica Lundberg, Elisabeth Helander, Björn Englund, Ollie Olson, Kemal Sener. Cast completo Titolo originale: Du levande. Genere Commedia, - Svezia, Germania, Francia, Danimarca, Norvegia, 2006, durata 94 minuti. Uscita cinema venerdì 19 ottobre 2007 distribuito da Lady Film. - MYmonetro 3,06 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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In un'anonima città svedese s'intrecciano storie di vite umane alle prese con solitudini e inquietudini, ferocemente ingabbiate in scarse soddisfazioni e mancanze di prospettive future. In Italia al Box Office You, the Living ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 32 mila euro e 10,1 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,06/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,00
PUBBLICO 2,08
CONSIGLIATO SÌ
Un'opera surreale e dal sapore teatrale, spontanea e innovativa ma con l'amaro retrogusto dell'occasione mancata.
Recensione di Letizia della Luna
Recensione di Letizia della Luna

In un'anonima città svedese s'intrecciano storie di vite umane alle prese con solitudini e inquietudini, ferocemente ingabbiate in scarse soddisfazioni e mancanze di prospettive future. E allora, in un'atmosfera costantemente rarefatta dalla nebbia densa e dal grigiore metropolitano, si muovono figure diafane, che naufragano all'interno della loro anima incerti su dove andare, cosa fare e perché: c'è la giovane maestra che litiga per motivi futili con il marito, c'è la ragazzina follemente innamorata di un giovane musicista, c'è una donna che sfoga sul compagno e nel bere le sue frustrazioni. Ognuno di loro cerca però di rimanere a galla, di reagire con la musica e con l'autoironia, facendosi quasi caricatura di se stesso e delle sue problematiche esistenziali.
Non ha una vera e propria trama questa prima prova cinematografica nel lungometraggio di Roy Andersson: è un'opera che ha il sapore del teatro con gli attori che parlano guardando in macchina e rivolgendosi direttamente allo spettatore, pesantemente truccati, con il viso che diventa una maschera bianca. Una staticità spesso surreale, accompagnata da uno schema fotografico monocromatico che oscilla tra il verde e l'azzurro, circonda ogni minimo e lento muoversi dei personaggi che, quasi sempre ripresi in asettici interni, vomitano le loro ansie e il loro male di vivere.
A fare da sfondo culturale e ideologico un certo gusto dell'assurdo (il pensiero a Samuel Beckett arriva sovente) e del burlesque, che donano alla pellicola una leggerezza cupa e a tratti clownesca, accompagnate dai timbri degli ottoni e dalle sonorità che ricordano il miglior jazz di New Orleans. In una continua alternanza tra scene reali e sequenze oniriche, tutte comunque finalizzate a una profonda semplicità visiva, il film si dipana lentamente perdendo con il passare dei minuti la forza nuova e fresca dell'inizio: sembra non esserci evoluzione, nessun climax che porti il film a una crescita che invece ci si dovrebbe aspettare.
Candidata all'Oscar 2007 come miglior film straniero, questa opera cinematografica ha certamente il gusto della spontaneità e dell'innovazione, ma ha l'amaro retrogusto dell'occasione un po' mancata.

Sei d'accordo con Letizia della Luna?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

È il film più raffinato, in tutti i sensi, dello svedese Andersson (1943), che dal 1970 ha diretto 4 lungometraggi e due corti, campando con la pubblicità. I suoi film precedenti sono rimasti tutti inediti in Italia (ma non al Bergamo Film Meeting). Un film che ai suoi pochi spettatori chiede attenzione e pazienza per non perdere il finale di rara magia (minacciosa?) con gli aerei che si moltiplicano in cielo su Parigi. Si compone di una cinquantina di segmenti (da ½ minuto a 2 o 3), quadri con la cinepresa immobile con due eccezioni (lente carrellate avanti e indietro al 30° e al 45° minuto) e un bizzarro, ingannatore movimento diagonale di una stanza che si sposta in diagonale come un treno in partenza. Ogni quadro racchiude una microstoria, ciascuna dentro un luogo circoscritto che talvolta continua nei segmenti successivi. Sono frammenti di storie di comune vita quotidiana ora esplicite ora enigmatiche, spesso tristi o sordide di solitudine, depressione, frustrazione, mortificazione, qua e là anche tragiche, ma percorse dalla brezza leggera di un umorismo sottile, congelato e fulmineo. "Amo confrontarmi - dice Andersson - con le domande esistenziali attraverso il prisma della banalità... Dopo il neorealismo e il cinema dell'assurdo, cerco oggi di proporre il trivialismo". Basta la gag del mazzo di fiori rifiutato che rimane appeso tra lo stipite e il battente di una porta chiusa a far scattare una risata, ma subito ci si pente e verrebbe voglia di piangere. È un film senza il primo piano di un volto in cui i viventi guardano spesso in alto: curiosità o paura di una catastrofe? Andersson conosce l'arte ambigua della leggerezza tragicomica che indica, suggerisce e non dimostra. Programmato a "Un Certain Regard" di Cannes 2007. Distribuito da Lady Film.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Un nugolo di aerei passa alto nel cielo. Verso le loro ali scure hanno appena alzato gli sguardi gli uomini e le donne di Stoccolma. Così finisce You the Living (Du levande, Svezia, Germania, Francia, Danimarca, Norvegia, 2007, 95'): su un'immagine evocata all'inizio, nell'incubo di uno dei suoi molti protagonisti. Ripreso con un'inquadratura fissa, l'uomo si sveglia all'improvviso, impaurito dal [...] Vai alla recensione »

Roberto Nepoti
La Repubblica

Scene di vita quotidiana tra appartamenti e bar, negozi e aule scolastiche, chiese e ristoranti, uffici, ospedali, stazioni. Il regista definisce You the living "una farsa sulla condizione umana" citando tra i suoi ispiratori Van Gogh, Millet e Buñuel. C'è del vero. Da una parte il film è concepito come una serie di tableaux vivants, una cinquantina di quadri animati di grande precisione stilistica: [...] Vai alla recensione »

Bruno Fornara
Film TV

Che bella sorpresa! Un film di Roy Andersson! Facciamo le presentazioni: svedese, classe 1943, esordio con Una storia d’amore (1969); lavora in pubblicità: ed è bravissimo: secondo film: Giliap (1975); poi un silenzio di 25 anni, interrotto soltanto da due corti memorabili: È successo qualcosa (1987) suil’AIDS, e Mondo di gloria (1991) che si trova in dvd in un’antologia di corti europei.

Kevin Thomas
The Los Angeles Times

"You, the Living" is not as surreal or apocalyptic as Swedish filmmaker Roy Andersson's 2002 film, "Songs From the Second Floor," which envisions no less than the collapse of Western civilization from some kind of mysterious implosion. This time out, Andersson delves into the comic aspect of everyday human miseries and frustrations. His film is composed of more than 50 tableaux, most of them filmed [...] Vai alla recensione »

Federico Raponi
Liberazione

Se i Festival servono ancora a qualcosa è per preservare geni pazzi e anarcoidi come Roy Andersson. Berlino e Cannes si sono coccolati questo maestro svedese dell'umano e del surreale. You, the living , suo quarto lungometraggio (in 37 anni) ne è una divertente e malinconica dimostrazione: decine di quadri di una quotidianità emarginata, sconfitta e allo stesso tempo fantasiosa.

Alessandra Levantesi
La Stampa

Si parla di malessere dell'anima in You, the Living, ma pur essendo nato nel paese di Strindberg e Bergman, Roy Andersson (4 film in 37 anni, e nel frattempo molta premiata pubblicità) non è uno che va a scavare nelle profondità della psiche. Alludendo nel titolo a un verso del grande Goethe («Gioisci dunque, o vivente...»), questo originale regista svedese preferisce piuttosto tradurre la tragedia [...] Vai alla recensione »

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