Red Road

Film 2006 | Drammatico, 90 min.

Regia di Andrea Arnold. Un film con Kate Dickie, Tony Curran, Martin Compston, Natalie Press, Andrew Armour, Paul Higgins. Genere Drammatico, - Gran Bretagna, Danimarca, 2006, durata 90 minuti. Uscita cinema venerdì 30 marzo 2007 distribuito da Fandango. - MYmonetro 2,95 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento domenica 7 agosto 2011

Attraverso il meccanismo della suspense e i tempi della video-ricerca, Arnold racconta la vita di una città attraverso un sistema di telecamere a circuito chiuso. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office Red Road ha incassato 55,8 mila euro .

Consigliato sì!
2,95/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,17
PUBBLICO 3,17
CONSIGLIATO SÌ
Indagine su un cittadino sospetto.
Recensione di Marzia Gandolfi
Recensione di Marzia Gandolfi

Jackie è una giovane donna con un segreto che da tempo le impedisce di vivere compiutamente. Impiegata come operatrice in un centro di sorveglianza nella periferia di Glasgow, osserva scorrere la vita anonima degli altri attraverso le telecamere a circuito chiuso. Strade, vie, negozi, cortili, finestre, il suo occhio arriva dappertutto, a soccorrere una donna aggredita, a sorridere di un uomo e il suo cane, a spiare una domestica, a vigilare sulla sicurezza di quella piccola comunità.
Un giorno tra i volti anonimi riconosce un uomo che risveglia in lei un doloroso rimosso. Ossessionata da Clyde comincia a indagare e a osservare la sua vita misera, spesa tra un appartamento fatiscente e un pub fumoso. Lo pedinerà fino a provocare un incontro, alla ricerca disperata di una spiegazione che la liberi dai sensi di colpa e dal passato.
Lars von Trier ci ha abituati alle sue dichiarazioni di intenti, ai dogmi, ai "voti di castità", agli impedimenti (Le cinque variazioni), perennemente alla ricerca di un cinema contro, in grado di opporsi alla prassi delle produzioni dominanti. Darsi delle regole per comunicare è il pensiero che ha ispirato anche Red Road, primo di una trilogia intitolata Advance Party. Il progetto, prodotto dalla Zentropa di von Trier, dalla Sigma Film dello scozzese Gillian Berrei e dalla produttrice danese Sisse Graum Jorgensen, stabilisce delle regole pratiche: riprese in digitale, tre città scozzesi, una compagnia stabile di attori che conservano lo stesso ruolo, un gruppo di personaggi per tre registi esordienti.
Rompe il ghiaccio Andrea Arnold, la regista premio Oscar 2004 per il cortometraggio Wasp. In un quartiere malfamato di Glasgow la regista ambienta la sua opera metacinematografica dove non accade quasi nulla e tutto ciò che conta è già avvenuto fuori campo, conservato, come i nastri del centro di sorveglianza, nell'archivio della memoria. La protagonista, bloccata nel passato e incapace di vivere il presente, sopravvive in un limbo tecnologico da cui osserva inosservata lo scorrere della vita. Sarà la vista di Clyde, che incarna un passato mai risolto, a spingerla in strada, diventando oggetto dello sguardo.
Il film della Arnold, vincitore a Cannes 2006 del Premio della Giuria, riflette sul sistema di controllo delle società moderne e sul primato dello sguardo della macchina su quello dell'uomo. Al contempo funziona come uno psicodramma che permette alla protagonista di sperimentare invece di osservare, di smettere di rimandare e di superare l'instabilità emotiva. Jackie abbandonerà le telecamere per accedere alla vita e offrirsi finalmente al suo sguardo benevolo. Perché se la vita nasconde le insidie osservate dai monitor, promette anche il premio più grande di tutti: la libertà dalle catene che ciascuno si costruisce da sé.

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La vita di una città raccontata attraverso l'occhio di una telecamera.
Recensione di Francesca Felletti

Sotto l'occhio di quante telecamere scorre la nostra vita? Jackie lavora nel centro di video sorveglianza di Glasgow e passa giornate e nottate a proteggere chi si trova in pericolo, e a scrutare i piccoli segreti della gente normale. Ha una relazione sessuale insoddisfacente con un uomo che vede una volta ogni due settimane, vive da sola ma porta la fede. Un giorno, al lavoro, vede il volto di un ragazzo, zooma, lo confronta con una foto apparsa sul giornale sei anni prima, e inizia a seguirne le mosse. Scopre dove abita, quali sono le sue compagnie, le sue abitudini. Visita il quartiere di periferia dove sta, lo trova, lo segue fino a casa, va a letto con lui e poi scappa. E si riconcilia con i fantasmi del passato e del presente.
Parte bene il primo lungometraggio della regista inglese Andrea Arnold, con la labirintica descrizione della vita di una città attraverso il circuito chiuso. Funziona anche il meccanismo di suspense che, nonostante i tempi dilatati della video-ricerca, tiene desta l'attenzione sulle misteriose vicende di personaggi interessanti e ben recitati. Ma quando il nodo inizia a sbrogliarsi emergono incongruenze e cadute melodrammatiche che superano il limite del buon gusto.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 8 ottobre 2014
gianleo67

Addetta alla sala di controllo di una società di security di Glasgow, osserva dai suoi monitor l'uomo che, uscito di prigione anzitempo, gli aveva qualche anno prima ucciso in un incidente stradale marito e figlioletta. Decisa a vendicarsi, inizia a pedinarlo, conoscerlo e carpirne la fiducia. La sua frustrazione e la sua rabbia dovranno però fare i conti con un inaspettato senso [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Firmato da un esordiente, Andrea Arnold, che, con un suo cortometraggio, ha vinto un Oscar e che, con il film di oggi, si è vista premiare la scorsa primavera al Festival di Cannes. Siamo a Glasgow, ma quasi non la vediamo perché vediamo soltanto quello che, tramite una televisione a circuito chiuso, vede una giovane donna, Jackie, incaricata di sorvegliare la vita del quartiere che si chiama appunto [...] Vai alla recensione »

winner
premio della giuria
Festival di Cannes
2006
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