| Titolo originale | Mur |
| Anno | 2004 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Francia, Israele |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Simone Bitton |
| Tag | Da vedere 2004 |
| MYmonetro |
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Ultimo aggiornamento martedì 18 dicembre 2012
Cemento, reticolati, sensori, radar. Tutti ne parlano ma nessuno lo ha visto se non di sfuggita, in tv. In Italia al Box Office Il muro ha incassato 9,3 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Cemento, reticolati, sensori, radar. Tutti ne parlano ma nessuno lo ha visto se non di sfuggita, in tv. E' Il Muro voluto dagli israeliani per separarsi dai palestinesi. Una creazione a suo modo impressionante che meritava una ricognizione materiale - da ambo i lati naturalmente. Ci ha pensato l'arabo-israeliana Simone Bitton, ebrea marocchina, ex-soldatessa e pacifista convinta, che prende il compito alla lettera. Ed ecco gli operai, perlopiù arabi, al lavoro. Ecco le gru, gli animali, i contadini, le terre separate da chi le lavorava. E i "discorsi" ufficiali che sostengono l'operazione. Il generale che dirige la costruzione, «contro terroristi e ladri d'auto». L'industriale che fabbrica pannelli e torri di controllo («anche con sedie girevoli e aria condizionata»). I frontalieri che scavalcano senza troppi problemi (altro che "controlli"). E i paesaggi millenari, bellissimi, struggenti, istoriati dal serpente di cemento. Campi lunghi, durata dilatata, nessuna violenza nelle parole. La Bitton si prende, e ci dà, tutto il tempo per vedere. Vedere e capire. Sentire. Intuire. Non succede praticamente mai in tv. Succede di rado anche al cinema. Bitton (ottimista?): «La pace arriverà. Arriva sempre. Ma per ora l'era dei muri è su di noi e sento che sarà un'era orribile».
Da Il Messaggero 29 gennaio 2005
ll ghetto di Sharon «Ho filmato il muro perché fa parte di me, riguarda ciò che sento e quello che vedo». Nelle note al film della regista, Simone Bitton, marocchina nata a Rabat, dove è cresciuta muovendosi tra Gerusalemme e Parigi, passaporto con doppia nazionalità, francese e israeliana, dunque cultura e storia della diaspora di apertura e contaminazione, leggiamo: «non ho fatto questo film per [...] Vai alla recensione »