The Sea Wall

Un film di Rithy Panh. Con Gaspard Ulliel, Isabelle Huppert, Vincent Grass, Lucy Harrison, Astrid Berges-Frisbey.
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Titolo originale Un barrage contre le Pacifique. Drammatico, durata 115 min. - Francia, Cambogia 2008.
Consigliato assolutamente no!
n.d.
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * - - -
 critican.d.
 pubblicon.d.
Gaspard Ulliel
Gaspard Ulliel (34 anni) 25 Novembre 1984 Interpreta Joseph
Isabelle Huppert
Isabelle Huppert (65 anni) 16 Marzo 1953 Interpreta La madre
Vincent Grass
Vincent Grass (69 anni) 9 Gennaio 1949 Interpreta Bart
Lucy Harrison
Lucy Harrison   Interpreta Carmen
Astrid Berges-Frisbey
Astrid Berges-Frisbey (32 anni) 26 Maggio 1986 Interpreta Suzanne
Randal Douc
Randal Douc   Interpreta Monsieur Jo
Una madre temibile e risoluta Ŕ l'emblema vivente dell'ormai morente colonizzazione francese in Indocina.
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primo piano
Il regista cambogiano Rithy Pahn racconta la propria terra attraverso le parole di Marguerite Duras
Marianna Cappi     * * - - -

Indocina, 1931. Una donna francese vive con i due figli, Joseph e Suzanne, su una concessione statale che ha pagato con tutti i suoi risparmi. Regolarmente, la sua terra viene inondata dalle acque del Pacifico e il raccolto finisce distrutto. La donna lotta contro la burocrazia corrotta del paese dove ha scelto di vivere e contro l'ineluttabile e prossimo distacco dai figli. Il progetto di costruire una diga insieme con i lavoratori delle risaie per salvare le terre che abitano diventa ossessione e ragione di vita.
Il romanzo di Marguerite Duras "Una diga sul Pacifico" torna sullo schermo per mano del regista cambogiano Rithy Pahn, giÓ autore di "La macchina di morte dei Khmer rossi". Isabelle Huppert Ŕ la madre, che trascina con passo spedito la propria fragile immagine sotto un sole che non risparmia, incapace di arrendersi al crollo del miraggio coloniale, prima ancora che della diga stessa. Gaspard Ulliel e l'esordiente Astrid Berges-Frisbey sono i figli, a loro volta coltivatori infaticabili di un sogno di libertÓ che trova il suo maggior ostacolo nella madre tanto amata, nella sua ribellione e nella sua solitudine.
Fermo da capo a coda, impaludato, incapace di spogliare l'Huppert delle sue identitÓ precedenti per darle la possibilitÓ di vestirsi di nuovo, schiacciato persino, suo malgrado, dall'eco de L'Amante, The Sea Wall (Un Barrage contre le Pacifique) delude l'attesa. Letteralmente. Il cinema non arriva a riempire le attese che instaura e che nel romanzo si colmano con le parole, scelte e impietose, e solo con quelle. Non manca la fedeltÓ al testo, manca se mai lo scarto. Il film fugge il confronto, snatura il dialogo, rinuncia programmaticamente allo spettacolo del dramma lasciando fuori campo il crollo della diga ma non sa evitare, per esempio, la stilizzazione del personaggio di Mr. Jo. Di pi¨. Sente il bisogno di giustificare la propria esistenza con un'immagine finale che riporta all'oggi, alle risaie coltivate in condivisione dai cambogiani, che Rithy Pahn ha giÓ documentato (Rice People) e che rimangono l'unico punto di contatto che il cineasta ha individuato con il modello letterario: luogo del paradosso, paradiso geografico e inferno in cui va in fumo la dignitÓ umana.
Lontanissima dal concetto di finzione, la Duras trasformava la realtÓ in letteratura senza bisogno di regole di narrazione, ma paradossalmente Ŕ solo inventando nuove regole e nuove forme che si pu˛ adattare la sua lettera per la realtÓ dello schermo. Rithy Pahn, per raccontare la resistenza e l'utopia, si limita a contaminare con qualche pennellata illustrativa uno sfondo realistico e si affida in toto al muto eloquio della storia politica del suo paese, cadendo egli stesso vittima di un'illusoria speranza.

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Il regista cambogiano Rithy Pahn racconta la propria terra attraverso le parole di Marguerite Duras

di Thomas Sotinel Le Monde

"Un barrage contre le Pacifique" : la colonie vue de l'autre c˘tÚ C'est une Útrange alchimie qui opŔre au long de ces deux heures. Elle fait d'un cinÚma classique, presque conformiste en apparence, un film tourmentÚ, gŕnant, passionnant. Cela tient au matÚriau d'origine, le roman de Marguerite Duras (disponible en Folio), qui aurait dű avoir le prix Goncourt en 1950 ; Ó Isabelle Huppert, qui joue une petite bourgeoise franšaise devenue planteuse de riz sur une terre qu'inonde l'ocÚan ; et au regard de Rithy Panh qui s'approprie ce rÚcit, fabriquÚ Ó partir de souvenirs de la colonie, pour en faire une autre histoire, celle du regard que les Cambodgiens ont posÚ sur les Franšais, un peu comme si un hypothÚtique cinÚaste congolais s'Útait attaquÚ Ó l'adaptation d'Au coeur des tÚnŔbres, de Joseph Conrad. »

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