Tokyo Sonata

Film 2008 | Drammatico +13 119 min.

Titolo originaleTôkyô sonata
Anno2008
GenereDrammatico
ProduzioneGiappone, Hong Kong, Paesi Bassi
Durata119 minuti
Regia diKiyoshi Kurosawa
AttoriTeruyuki Kagawa, Kyôko Koizumi, Yû Koyanagi, Inowaki Kai, Haruka Igawa Kanji Tsuda, Kazuya Kojima, Kôji Yakusho.
TagDa vedere 2008
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,57 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Kiyoshi Kurosawa. Un film Da vedere 2008 con Teruyuki Kagawa, Kyôko Koizumi, Yû Koyanagi, Inowaki Kai, Haruka Igawa. Cast completo Titolo originale: Tôkyô sonata. Genere Drammatico - Giappone, Hong Kong, Paesi Bassi, 2008, durata 119 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,57 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 26 ottobre 2009

Al Box Office Usa Tokyo Sonata ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 170 mila dollari e 30 mila dollari nel primo weekend.

Consigliato sì!
3,57/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA
PUBBLICO 3,14
CONSIGLIATO SÌ
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

Ryuhei Sasaki è un tranquillo padre di famiglia finché non perde il posto di lavoro; la scelta di non rivelare nulla a moglie e figli lo porterà a conoscere un sottobosco crescente di disoccupati insospettabili, ma non lo aiuterà a tenere insieme i pezzi di una famiglia che si va sfaldando.
La Crisi, così paventata, presagita, snobbata è qui tra noi. Dove "noi" non significa solo l'Occidente, ma pure il diametralmente opposto Giappone, ugualmente colpito al cuore. E non sarà un caso se sono saliti al governo i socialisti per la prima volta nella storia. Kurosawa Kiyoshi, con la sensibilità che lo contraddistingue - e che difficilmente pertiene a un regista puramente horror, come ancora qualcuno lo etichetta - parte dalla Crisi per mescolarla alle molteplici crisi che accompagnano l'uomo nel suo difficile cammino. Nel senso stretto ma pure in quello etimologico del termine, perché il mutamento radicale e sofferto, spesso spinto sino all'autolesionismo, è parte integrante di questo processo evolutivo. Che qui si abbatte sul nucleo famigliare con una violenza degna del Takashi Miike di Visitor Q, senza quel gusto pop di portare tutto all'estremo, ma senza tirarsi indietro di fronte agli esiti di una sostanziale discesa agli inferi. Ad essere messi in discussione sono i pilastri stessi della società: l'autorità - l'insegnante sbeffeggiato in classe, il pater familias a disagio per mantenere un ruolo di leadership sistematicamente messo in discussione - il vincolo nuziale, tenuto insieme solo da abitudine e necessità, ma pure la supremazia del lavoro serio rispetto all'insicurezza di professioni apparentemente più frivole, che vivono la propria rivincita grazie al talento del piccolo sognatore Kenji.
Kurosawa osserva la famiglia con amore, forse, con comprensione, magari, ma con ben poca compassione, privilegiando la camera fissa per denudarne le fragilità: a volte il tavolo da pranzo, unica occasione di (finta) riconciliazione, è addirittura inquadrato dall'esterno, mediato da un vetro e da riflessi che dicono più di mille parole su quel che avverrà di lì a breve. Straordinaria la prova attoriale di Teruyuki Kagawa, calato perfettamente nel ruolo fantozziano del protagonista, incapace di liberarsi persino nel momento di massima ira, quando, seppur armato di bastone e con intento distruttivo, non rinuncia a sistemarsi goffamente il borsello, residuo di una divisa che per lungo tempo ha significato "classe media" e un determinato inquadramento sociale. Prima che lo tsunami della crisi rimettesse tutto in discussione, giocando con i destini di piccoli uomini indifesi come lui.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 5 febbraio 2021
figliounico

 Kurosawa apre una quinta parete, che introduce ad un mondo onirico o fantasmatico, dal quale entrano ed escono i quattro personaggi, in quello che fu il set preferito di Ozu, con le tre pareti domestiche, a racchiudere, complice la quarta parete, la cinepresa, l’incanto malinconico delle tradizioni avite che andavano svanendo pian piano.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Cristina Piccino
Il Manifesto

In un festival di fantasmi, occhi accecati dalle immagini che si riproducono all'eccesso, Kiyoshi Kurosawa torna con uno stile, almeno in apparenza, assai diverso dal suo abituale. Un altro «detour»? Forse sarebbe più appropriato dire altri fantasmi, nel senso che le creature ineffabili del suo cinema, fantasmi o proiezioni delle paure inconsce, diventano qui «reali» e incarnano il presente del Giappone. [...] Vai alla recensione »

NEWS
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lunedì 26 ottobre 2009
Emanuele Sacchi

Padrino del J-horror ma non solo Secondo appuntamento con DVD Et Import e forse sono opportune due righe di spiegazione sulla rubrica. Ogni due settimane esamineremo il meglio in circolazione tra le uscite in Dvd Import, ovvero non reperibili sul mercato [...]

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